La Campagna Abiti Puliti e Change your Shoes annunciano il lancio della nuova inchiesta “Il vero costo delle nostre scarpe: viaggio nelle filiere produttive di tre marchi globali delle calzature” realizzata dal Centro Nuovo Modello Di Sviluppo (CNMS) e FAIR.

Il rapporto descrive il viaggio compiuto lungo le filiere produttive di tre grandi marchi di calzature (Tod’s, GEOX e Prada), mostrando quanto questa industria sia ancora lontana dal rispettare i diritti umani e sindacali degli operai che confezionano le loro scarpe.

Tale basso livello di rispetto si fa sentire anche nel continente europeo che sta vivendo importanti fenomeni di rilocalizzazione. Questa è uno degli aspetti di novità che emerge dal rapporto. Si definisce reshoring e indica il trasferimento in direzione contraria delle attività produttive precedentemente delocalizzate in Asia (o altri luoghi “low cost”) soprattutto per l’abbassamento del costo del lavoro. L’aumento di produttività, unito a una politica di moderazione salariale, di maggiore flessibilità del lavoro, di maggiore libertà di licenziamento, di relazioni industriali soft affiancate da incentivi e sussidi per attrarre gli investimenti, sta rendendo di nuovo appetibile anche la vecchia Europa che presenta il vantaggio di una mano d’opera ad alta tradizione manifatturiera. Ad essere più interessati al fenomeno sono i paesi dell’Europa dell’Est con salari a volte più bassi di quelli asiatici.

Utilizzando oltre 11 milioni di euro messi a disposizione dal governo serbo, nel gennaio 2016 GEOX ha aperto un impianto di produzione a Vranje, in Serbia. Come descritto nel rapporto, durante l’estate del 2016 una serie di irregolarità sono state denunciate dalla stampa locale: condizioni sanitarie e di sicurezza insoddisfacenti, offese verbali ai lavoratori, forme di assunzione non regolari, straordinari eccessivi e altre violazioni alle norme sul lavoro. Grazie alla capacità di denuncia di alcuni lavoratori, alla pressione dei media e all’attività di sindacati e organizzazioni di attivisti per i diritti dei lavoratori, alcuni aspetti sono migliorati, ma ancora molto c’è da fare. Il video-documentario “In my shoes”, prodotto per Change Your Shoes da Sara Farolfi e Mario Poeta, raccoglie alcune di queste voci. Tuttavia, per consentire ai lavoratori di godere a pieno dei loro diritti, deve essere garantito e rafforzato un vero processo di libertà di associazione sindacale e di contrattazione collettiva, che includa un aumento negoziato dei salari per soddisfare il costo medio della vita.

Le reti di produzione globale sono strutturate per incoraggiare la corsa verso il basso e spesso  favorire violazioni diffuse dei diritti dei lavoratori. Quando i tempi di consegna sono molto stretti e i prezzi pagati dai marchi talmente bassi da non permettere nemmeno di coprire i costi di produzione dei subfornitori, allora entriamo nel mondo oscuro dell’economia informale, popolato da aziende che cercano di risparmiare frodando i propri lavoratori, le autorità fiscali, e il sistema di sicurezza sociale. In questo contesto, è facile per le piccole imprese fallire, come è successo ad alcuni imprenditori che hanno lavorato per Tod’s e Prada.

Come conseguenza di queste relazioni inique vi è una crescente sproporzione tra prezzi e valore reale dei beni assorbita per la maggior dalla distribuzione e dal marchio (che si appropriano di circa il 60% del prezzo finale) lasciando le briciole agli altri attori della catena di fornitura. Questo accade soprattutto dove c’è più opacità, lontano dalla vista dei consumatori. L’inchiesta rivela come la maggior parte dei lavoratori e dei subappaltatori abbia paura di testimoniare, preferendo farlo nell’anonimato.

La presenza di cittadini e consumatori bene informati, di media indipendenti, di reti di solidarietà internazionali, sono condizioni fondamentali per ottenere dalle imprese comportamenti responsabili conformi alle tutele previste dalle leggi nazionali, dalle convenzioni internazionali e dai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani (UNGP).

Campagna Abiti Puliti con Change your Shoes chiede ai marchi delle calzature (compresi Tod’s, Prada e GEOX) di garantire una totale trasparenza della loro catena di fornitura e il rispetto dei diritti umani e del lavoro fondamentali, compreso il pagamento di salari dignitosi; allo stesso tempo chiede ai governi nazionali e alle istituzioni europee di rafforzare i controlli sull’applicazione delle leggi sul lavoro, soprattutto nei segmenti ad alto rischio di violazione; obbligare le aziende a rendere trasparenti le loro catene di fornitura e a implementare un piano di due diligence per identificare, prevenire, ridurre e rendere conto degli impatti negativi delle loro operazioni sui diritti dei lavoratori lungo tutta la catena di fornitura.

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Lavorare per GEOX nel 21° secolo – Il caso serbo