Con una settimana internazionale di eventi relativi all’incendio della fabbrica Ali Enterprises che nel 2012 uccise oltre 250 persone, le vittime e alcune organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e dei lavoratori cercheranno di rispondere a una domanda: se quei lavoratori e lavoratrici sono morte mentre cucivano i nostri abiti, di chi è la responsabilità?

Quando la fabbrica è bruciata, il principale acquirente era l’azienda tedesca KiK. Inoltre solo poche settimane prima dell’incendio l’edificio aveva ricevuto una certificazione dall’azienda italiana RINA per conto del Social Accountability International. Da allora, una coalizione di organizzazioni insieme alla Ali Enterprises Factory Fire Affectees Association ha implementato una strategia comune per accertare le responsabilità delle due aziende e garantire giustizia per le vittime e i loro familiari.

KiK

La battaglia per avere un pieno e giusto risarcimento è un processo tutt’ora in corso. Dopo quattro anni di campagne e negoziati, KiK ha accettato di pagare 6,15 milioni di dollari sotto forma di pensioni a lungo termine per i sopravvissuti e le famiglie delle vittime, per le spese mediche e la perdita di reddito. Sono esclusi i danni per il dolore e la sofferenza causati dal terribile incidente. Una causa civile parallela contro KiK, presso la Corte di Dortmund in Germania, si prefigge di includere anche questo tipo di danni per chiarire maggiormente le responsabilità legali delle aziende nei confronti della catena di fornitura. Sia la campagna internazionale per ottenere i risarcimenti che questa causa legale hanno giocato un ruolo chiave nel mettere sotto pressione KiK, portando l’azienda al tavolo e chiudere il negoziato. Ciò dimostra che le azioni legali possono giocare un ruolo molto importante nelle lotte dei lavoratori per la giustizia. 

RINA

Come provato da una video simulazione realizzata dalla Forensic Architecture, sarebbero stati sufficienti piccoli miglioramenti alla sicurezza per salvare centinaia di persone durante l’incendio. Per accertare le responsabilità dell’azienda italiana di auditing RINA nel non aver denunciato questi difetti nella sicurezza, lo scorso settembre la coalizione internazionale di attivisti e difensori dei diritti umani insieme all’associazione delle vittime del rogo della Ali Enterprises hanno presentato un’istanza OCSE contro l’azienda presso il Punto di Contatto Nazionale in Italia.

Dal 26 novembre al 4 dicembre, ospiti dal Pakistan strettamente collegati al caso viaggeranno per l’Europa. Presenteranno il loro caso al Global Forum for Business and Human Rights delle Nazioni Unite a Ginevra, parteciperanno alla prima audizione orale presso la Corte di Dortmund e incontreranno i responsabili del Punto di Contatto Nazionale OCSE in Italia.

Responsabilità per l’incendio nella fabbrica Ali Enterprises

Ecco il programma del loro viaggio e delle piccole biografie dei partecipanti.

26 novembre, Ginevra
ore 10.00  – UN Forum on Business and Human Rights

28 novembre, Dortmund/Bochum
ore 10.00 – Conferenza stampa Theater Dortmund
ore 13.30 – Symposium alla Bochum University (German/English): Strategies of Justice – Fighting Factory Disasters in South Asia
ore 20.00 – Evento pubblico, Schauspiel Dortmund

29 novembre, Dortmund
ore 10.00 – Riunione di fronte al Tribunale (Landgericht)
ore 12.00 – Audizione pubblica in tribunale

3 dicembre, Roma
ore 11.00 – Conferenza stampa Sala “Caduti di Nassirya”, Piazza Madama, Roma – Senato della Repubblica
ore 17.00 – Incontro Ministro Plenipotenziario Fabrizio Petri, Presidente del Comitato Interministeriale per i diritti umani

4 dicembre, Roma
ore 14.30 – Incontro con Stefano Firpo, Direttore Generale – Presidente, e Benedetta Francesconi, Segretariato, del Punto di Contatto Nazionale OCSE

 

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Saeeda Khatoon ha perso il suo unico figlio nell’incendio di Karachi dell’11 settembre 2012. Da allora, ha continuato a lottare insieme all’Ali Enterprises Factory Fire Affectees Association (AEFFAA), di cui è Presidente, per chiedere giustizia per i sopravvissuti e i familiari delle vittime. È una dei quattro cittadini pakistani ad aver intentato causa contro KiK in Germania. AEFFAA fa parte della coalizione di organizzazioni internazionali che ha inoltrato la denuncia all’OCSE nell’autunno 2018 contro la società italiana RINA.

Nasir Mansoor è Vice Segretario Generale della Pakistani National Trade Union Federation (NTUF). Lavora a stretto contatto con l’Ali Enterprises Factory Fire Affectees Association (AEFFAA), supportando la loro richiesta di giustizia a livello locale e internazionale. Anche NTUF fa parte della coalizione di organizzazioni internazionali che ha inoltrato la denuncia all’OCSE nell’autunno 2018 contro la società italiana RINA.

Deborah Lucchetti è la coordinatrice della Campagna Abiti Puliti, la sezione italiana della Clean Clothes Campaign (CCC), una rete globale di sindacati e Ong che si battono per il miglioramento delle condizioni di lavoro nel settore tessile. È impegnata, tra le altre cose, come rappresentante italiana nel lavoro di monitoraggio della CCC sul Bangladesh Accord on Fire and Building Safety e nelle campagne internazionali per i risarcimenti alle vittime dei casi Rana Plaza, Tazreen e Ali Enterprises, visto il coinvolgimento di molti marchi italiani e della società italiana di certificazione RINA.

Alessandro Mostaccio è un avvocato con una lunga esperienza come Pubblico Ministero, si è occupato di migliaia di procedimenti penali come giudice ordinario a Torino. Dal 2004, è Presidente dell’Associazione Movimento Consumatori Torino e dal 2013 Segretario Generale nazionale del Movimento Consumatori. L’organizzazione partecipa alla campagna internazionale per supportare le vittime dell’incendio alla Ali Enterprises per ottenere un pieno risarcimento, visto che la fabbrica era stata certificata dall’auditor sociale italiano RINA solo poche settimane prima dell’incidente.

Dr. Carolijn Terwindt è un Consulente Legale Esperto del programma Business and Human Rights dell’European Center for Constitutional and Human Rights’ (ECCHR). Una delle sue principali aree di lavoro è la responsabilità aziendale di clienti, commercianti e fornitori di servizi di certificazione nelle catene di fornitura dell’industria tessile globale. Nel 2013 si è recata a Karachi per la prima volta e da allora lavora a stretto contatto con le vittime dell’incendio. È stata coinvolta nella preparazione della causa contro KiK in Germania. Inoltre ha lavorato con i querelanti e le organizzazioni partner sulla denuncia all’OCSE contro la società italiana RINA.

Ben Vanpeperstraete è il coordinatore del team Lobby e Advocacy della Clean Clothes Campaign. Precedentemente ha ricoperto il ruolo di Supply Chain Coordinator presso UNI Global Union e IndustriALL Global Union, dove ha supportato il lavoro sull’innovativo Bangladesh Accord on Fire and Building Safety (Bangladesh Accord). È stato coinvolto negli Accordi di Risarcimento sugli incidenti Rana Plaza, Tazreen e Ali Enterprises. Inoltre è membro del OECD Advisory Group on Responsible Supply Chains in the Textile and Garment Sector.