• Coinvolti marchi di abbigliamento, calzature e accessori di lusso tra cui Armani, Chanel, Coach, Dior e Dolce & Gabbana
  • 35 dei 44 marchi di lusso indagati non rivelano pubblicamente alcuna informazione sull’origine dei loro prodotti in pelle
  • I settori dell’abbigliamento e della lavorazione della pelle sono notoriamente associati a violazioni dei diritti del lavoro

I marchi di lusso ci tengono all’oscuro sulle origini delle loro giacche, pantaloni, scarpe, cinture, guanti, borse e altri articoli di pelletteria. Lo rivela una ricerca condotta da SOMO su 100 aziende internazionali nel settore del lusso e delle calzature.

Solo 29 delle 100 aziende oggetto dell’indagine pubblicano un elenco di fornitori e anche quando fanno, gli elenchi sono tutt’altro che completi. Tra i marchi del lusso indagati ci sono i brandi Armani, Bottega Veneta, Brunello Cucinelli, Dolce & Gabbana, Fendi, Furla, Gucci, Jil Sander, Loro Piana, Marni, Max Mara, Miu Miu, Prada, Salvatore Ferragamo, Valentino, Versace e Zegna.

Un lavoro rischioso
I lavoratori dell’industria globale dei settori abbigliamento e pelletteria spesso devono affrontare condizioni di lavoro dure e abusive. L’Unione europea ha identificato il settore come ad alto rischio. E l’OCSE ha sviluppato linee guida aziendali responsabili per questo settore, proprio a causa di questi rischi.

Le iniziative volontarie non impongono la trasparenza
SOMO ha esaminato anche le politiche delle aziende volontarie responsabili, delle iniziative multistakeholder e degli schemi di certificazione. L’analisi dimostra che tra i 24 marchi del lusso che partecipano a un’iniziativa volontaria (20 non partecipano), solo 5 hanno fornito un qualche livello di divulgazione della filiera. Queste iniziative, inoltre, non impongono la divulgazione.

Indagine sulle informazioni pubbliche di 100 aziende
Per questa analisi, SOMO ha selezionato 100 aziende del segmento dei beni di lusso e delle calzature. Inoltre, è stato incluso un certo numero di rivenditori online. Tra queste 100 aziende figurano alcuni dei maggiori operatori in questi segmenti in termini di dimensioni aziendali, fatturato e quota di mercato.

Per la sua analisi, SOMO ha utilizzato informazioni provenienti da una serie di fonti pubbliche, tra cui i siti web aziendali e l’Open Apparel Registry. Oltre al rapporto, si sta lavorando alla pubblicazione di un documento di discussione sul tipo di informazioni che le aziende dovrebbero divulgare per quanto concerne la catena di approvvigionamento.