Firma la petizione contro lo scudo penale nelle filiere della moda

25 Novembre 2025
petizione no caporalato made in italy

Secondo un sondaggio di iVox l’Italia è  pronta al cambiamento e a chiedere garanzie alle aziende, non solo ai consumatori. La petizione di Abiti Puliti al Parlamento vuole bloccare lo scudo penale e avviare una transizione giusta nel Made in Italy

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Lə italianə vogliono cambiare moda: il sondaggio parla chiaro

La crisi climatica e le trasformazioni tecnologiche stanno mettendo sotto pressione il settore tessile, rendendo urgente una trasformazione che metta al centro i diritti dei lavoratori e la tutela del Pianeta, e non il profitto delle aziende.

Secondo un sondaggio* realizzato da Ivox per la Clean Clothes Campaign anche in Italia emerge con forza una crescente consapevolezza dell’impatto sociale e ambientale della moda.

Secondo un sondaggio* realizzato da Ivox per la Clean Clothes Campaign anche in Italia emerge con forza una crescente consapevolezza dell’impatto sociale e ambientale della moda

  • Il 71% degli intervistati sa che il settore moda è tra i più inquinanti e contribuisce ai cambiamenti climatici.

  • Il 54% conosce le condizioni di lavoro precarie lungo la filiera.

I dati mostrano anche che la responsabilità non è percepita solo come individuale:

  • Il 68% crede che i problemi ambientali e sociali della moda si risolveranno se le persone faranno acquisti più consapevoli.

  • Ma l’’83% ritiene anche che le leggi a tutela dei lavoratori e dell’ambiente siano insufficienti o non applicate.

«Il sondaggio conferma che chi vive in Italia vuole cambiare moda, e vogliono farlo a partire da regole chiare e responsabilità delle aziende, non solo dai comportamenti dei consumatori», commenta Deborah Lucchetti, presidente di FAIR e coordinatrice nazionale della Campagna Abiti Puliti.

Petizione No caporalato Made in Italy: l'iniziativa di Abiti Puliti

Per questo motivo, oggi – martedì 25 novembre 2025 – Campagna Abiti Puliti lancia la petizione urgente per dire “Basta sfruttamento. Vogliamo una transizione giusta per il Made in Italy” rivolta alla Commissione Attività produttive della Camera, al Parlamento e al Governo per chiedere:

  1. la cancellazione dello scudo penale per le aziende capofila in caso di caporalato nelle aziende subfornitrici, contenuto nel DDL PMI attualmente in discussione (C.2673), e l’introduzione di obblighi di controllo e gestione dei rischi (due diligence).

     

  2. la riforma del settore moda basata sulla responsabilità di filiera e sulla transizione giusta, che protegga i lavoratori e l’ambiente.

Sono oltre 50 le prime firme a sostegno della petizione

Sono oltre 50 le prime firme** a sostegno di questa petizione, personalità provenienti dal mondo accademico, legale, dell’anticorruzione, della tutela dei migranti, legato alla divulgazione e alla moda etica, della musica e del teatro, a testimonianza del consenso plurale espresso dalla società civile all’abolizione dello scudo penale nella moda.

La petizione segue all’appello dello scorso 11 novembre No al caporalato Made in Italy, che chiede la soppressione dell’art. 30 del DDL e che è stato firmato da oltre 35 realtà, tra cui organizzazioni della società, sindacati e imprese.

«Abbiamo deciso di lanciare una petizione pubblica dopo avere visto l’adesione immediata, spontanea e plurale all’appello. È arrivato il momento di trasformare la moda italiana in un settore giusto e compatibile con i limiti del Pianeta, che promuova sviluppo e benessere per tutti gli attori coinvolti».

Con la petizione vogliamo portare il messaggio forte e chiaro al Parlamento e al Governo: se la maggioranza crede veramente nel Made in Italy, lo dimostri proteggendone la qualità, non il sistema di sfruttamento», ha ribadito Lucchetti.

Primi/e firmatari/e

  1. Alberto Alemanno, professore ordinario Jean Monnet all’École des hautes études commerciales, fondatore The Good Lobby
  2. Federico Anghelé, direttore The Good Lobby Italia
  3. Guendalina Anzolin, economista, presidente Paese Reale
  4. Romana Barba, fotografa
  5. Angelica Bonfanti, professoressa associata di diritto internazionale
  6. Marco Bona, Foro di Torino, dottore in ricerca diritto privato comparato
  7. Ivana Borsotto, presidente FOCSIV ETS Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana
  8. Erica Brunetti, presidente Tramaplaza
  9. Nerina Boschiero, professoressa ordinaria di diritto internazionale pubblico, Università degli Studi di Milano
  10. Maria Cafagna, autrice 
  11. Laura Calafà, professoressa ordinaria di diritto del lavoro, Università di Verona
  12. David Cambioli, presidente Equo Garantito – Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
  13. Maurizio Carucci, cantautore, agricoltore, viaggiatore italiano
  14. Dario Casalini, CEO Maglificio Po
  15. Sarah Caudiero, co-coordinatrice SUDD Cobas
  16. Niccolò Cipriani, CEO Rifò Lab
  17. Francesca Coin, sociologa
  18. Andrea Danilo Conte, avvocato giuslavorista
  19. Cristina Cotorobai, eco-influencer
  20. Roberto Cruciani, attivista e divulgatore
  21. Pasquale De Muro, Professore di Sustainable Human Development, Università degli Studi Roma Tre
  22. Giuseppe Di Francesco, presidente Fairtrade Italia
  23. Madia d’Onghia, professoressa ordinaria di Diritto del Lavoro, Dipartimento di Giurisprudenza – Università degli Studi di Foggia
  24. Annalisa Dordoni, Università degli Studi di Milano-Bicocca
  25. Marco Fasciglione, professore associato e ricercatore di diritto internazionale e di tutela dei diritti umani, Centro Nazionale delle Ricerche (CNR)
  26. Francesco Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo
  27. Elisabetta Grande, professore ordinario diritto comparato Università del Piemonte Orientale
  28. Paola Imperatore, assegnista di ricerca, Università di Pisa
  29. Emanuele Leonardi, professore Associato, Università di Bologna
  30. Deborah Lucchetti, presidente Fair e coordinatrice nazionale Campagna Abiti Puliti
  31. Annagaia Marchioro, attrice e attivista
  32. Antonio Mariconda, Università degli Studi di Milano
  33. Walter Massa, presidente ARCI
  34. Ugo Mattei, professore di diritto civile Università di Torino e Presidente di Generazioni Future
  35. Teresa Masciopinto, presidente Fondazione Finanza Etica
  36. Tony da Milano, agitatore radiofonico
  37. Alessandro Mostaccio, segretario generale, Movimento Consumatori APS
  38. Nogaye Ndiaye, giurista, scrittrice e divulgatrice
  39. Marco Omizzolo, docente Sociopolitologia delle migrazioni, Università Sapienza di Roma 
  40. Giorgia Palmirani, divulgatrice e content creator 
  41. Giorgia Pane, assegnista di ricerca, Università degli Studi di Milano
  42. Alberto Piccinini, presidente Associazione Comma2 – Lavoro è Dignità
  43. Venera Protopapa, professoressa associata di diritto del lavoro, Università di Verona
  44. Chiara Ragni, professore ordinario di diritto internazionale, Università degli Studi di Milano
  45. Francesca Rispoli, presidente, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
  46. Martina Rogato, presidente Human Rights International Corner e UN ambassador
  47. Lorenzo Sacconi, professore Ordinario di politica economica presso il Dipartimento di diritto pubblico italiano e sovranazionale, Università degli Studi di Milano
  48. Veronica Sgariglia, private tailor 
  49. Sara Sozzani Maino, creative director Fondazione Sozzani
  50. Marina Spadafora, coordinatrice nazionale italiana di Fashion Revolution
  51. Silvia Stella Osella, consulente creativa
  52. Annamaria Tartaglia, Angels4Women Executive Director, Senior Advisor Women 20 (G20) e Co Chair Women 7 (G7 Italy 2024)
  53. Luca Toscano, co-coordinatore SUDD Cobas
  54. Lorenzo Trucco, presidente, ASGI
  55. Marco Tufo, assegnista di ricerca e avvocato, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
  56. Matteo Ward, CEO WRAD

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per dire no allo scudo penale e sì a una riforma del settore
Due Diligence
PER UN'INDUSTRIA TESSILE TRASPARENTE CHE RISPETTI L'AMBIENTE E LE PERSONE

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