Secondo un sondaggio di iVox l’Italia è pronta al cambiamento e a chiedere garanzie alle aziende, non solo ai consumatori. La petizione di Abiti Puliti al Parlamento vuole bloccare lo scudo penale e avviare una transizione giusta nel Made in Italy
Lə italianə vogliono cambiare moda: il sondaggio parla chiaro
La crisi climatica e le trasformazioni tecnologiche stanno mettendo sotto pressione il settore tessile, rendendo urgente una trasformazione che metta al centro i diritti dei lavoratori e la tutela del Pianeta, e non il profitto delle aziende.
Secondo un sondaggio* realizzato da Ivox per la Clean Clothes Campaign anche in Italia emerge con forza una crescente consapevolezza dell’impatto sociale e ambientale della moda.
Secondo un sondaggio* realizzato da Ivox per la Clean Clothes Campaign anche in Italia emerge con forza una crescente consapevolezza dell’impatto sociale e ambientale della moda.
- Il 71% degli intervistati sa che il settore moda è tra i più inquinanti e contribuisce ai cambiamenti climatici.
- Il 54% conosce le condizioni di lavoro precarie lungo la filiera.
I dati mostrano anche che la responsabilità non è percepita solo come individuale:
- Il 68% crede che i problemi ambientali e sociali della moda si risolveranno se le persone faranno acquisti più consapevoli.
- Ma l’’83% ritiene anche che le leggi a tutela dei lavoratori e dell’ambiente siano insufficienti o non applicate.
«Il sondaggio conferma che chi vive in Italia vuole cambiare moda, e vogliono farlo a partire da regole chiare e responsabilità delle aziende, non solo dai comportamenti dei consumatori», commenta Deborah Lucchetti, presidente di FAIR e coordinatrice nazionale della Campagna Abiti Puliti.
Petizione No caporalato Made in Italy: l'iniziativa di Abiti Puliti
Per questo motivo, oggi – martedì 25 novembre 2025 – Campagna Abiti Puliti lancia la petizione urgente per dire “Basta sfruttamento. Vogliamo una transizione giusta per il Made in Italy” rivolta alla Commissione Attività produttive della Camera, al Parlamento e al Governo per chiedere:
- la cancellazione dello scudo penale per le aziende capofila in caso di caporalato nelle aziende subfornitrici, contenuto nel DDL PMI attualmente in discussione (C.2673), e l’introduzione di obblighi di controllo e gestione dei rischi (due diligence).
- la riforma del settore moda basata sulla responsabilità di filiera e sulla transizione giusta, che protegga i lavoratori e l’ambiente.
Sono oltre 50 le prime firme a sostegno della petizione
Sono oltre 50 le prime firme** a sostegno di questa petizione, personalità provenienti dal mondo accademico, legale, dell’anticorruzione, della tutela dei migranti, legato alla divulgazione e alla moda etica, della musica e del teatro, a testimonianza del consenso plurale espresso dalla società civile all’abolizione dello scudo penale nella moda.
La petizione segue all’appello dello scorso 11 novembre No al caporalato Made in Italy, che chiede la soppressione dell’art. 30 del DDL e che è stato firmato da oltre 35 realtà, tra cui organizzazioni della società, sindacati e imprese.
«Abbiamo deciso di lanciare una petizione pubblica dopo avere visto l’adesione immediata, spontanea e plurale all’appello. È arrivato il momento di trasformare la moda italiana in un settore giusto e compatibile con i limiti del Pianeta, che promuova sviluppo e benessere per tutti gli attori coinvolti».
Con la petizione vogliamo portare il messaggio forte e chiaro al Parlamento e al Governo: se la maggioranza crede veramente nel Made in Italy, lo dimostri proteggendone la qualità, non il sistema di sfruttamento», ha ribadito Lucchetti.
Primi/e firmatari/e
- Alberto Alemanno, professore ordinario Jean Monnet all’École des hautes études commerciales, fondatore The Good Lobby
- Federico Anghelé, direttore The Good Lobby Italia
- Guendalina Anzolin, economista, presidente Paese Reale
- Romana Barba, fotografa
- Angelica Bonfanti, professoressa associata di diritto internazionale
- Marco Bona, Foro di Torino, dottore in ricerca diritto privato comparato
- Ivana Borsotto, presidente FOCSIV ETS Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana
- Erica Brunetti, presidente Tramaplaza
- Nerina Boschiero, professoressa ordinaria di diritto internazionale pubblico, Università degli Studi di Milano
- Maria Cafagna, autrice
- Laura Calafà, professoressa ordinaria di diritto del lavoro, Università di Verona
- David Cambioli, presidente Equo Garantito – Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
- Maurizio Carucci, cantautore, agricoltore, viaggiatore italiano
- Dario Casalini, CEO Maglificio Po
- Sarah Caudiero, co-coordinatrice SUDD Cobas
- Niccolò Cipriani, CEO Rifò Lab
- Francesca Coin, sociologa
- Andrea Danilo Conte, avvocato giuslavorista
- Cristina Cotorobai, eco-influencer
- Roberto Cruciani, attivista e divulgatore
- Pasquale De Muro, Professore di Sustainable Human Development, Università degli Studi Roma Tre
- Giuseppe Di Francesco, presidente Fairtrade Italia
- Madia d’Onghia, professoressa ordinaria di Diritto del Lavoro, Dipartimento di Giurisprudenza – Università degli Studi di Foggia
- Annalisa Dordoni, Università degli Studi di Milano-Bicocca
- Marco Fasciglione, professore associato e ricercatore di diritto internazionale e di tutela dei diritti umani, Centro Nazionale delle Ricerche (CNR)
- Francesco Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo
- Elisabetta Grande, professore ordinario diritto comparato Università del Piemonte Orientale
- Paola Imperatore, assegnista di ricerca, Università di Pisa
- Emanuele Leonardi, professore Associato, Università di Bologna
- Deborah Lucchetti, presidente Fair e coordinatrice nazionale Campagna Abiti Puliti
- Annagaia Marchioro, attrice e attivista
- Antonio Mariconda, Università degli Studi di Milano
- Walter Massa, presidente ARCI
- Ugo Mattei, professore di diritto civile Università di Torino e Presidente di Generazioni Future
- Teresa Masciopinto, presidente Fondazione Finanza Etica
- Tony da Milano, agitatore radiofonico
- Alessandro Mostaccio, segretario generale, Movimento Consumatori APS
- Nogaye Ndiaye, giurista, scrittrice e divulgatrice
- Marco Omizzolo, docente Sociopolitologia delle migrazioni, Università Sapienza di Roma
- Giorgia Palmirani, divulgatrice e content creator
- Giorgia Pane, assegnista di ricerca, Università degli Studi di Milano
- Alberto Piccinini, presidente Associazione Comma2 – Lavoro è Dignità
- Venera Protopapa, professoressa associata di diritto del lavoro, Università di Verona
- Chiara Ragni, professore ordinario di diritto internazionale, Università degli Studi di Milano
- Francesca Rispoli, presidente, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
- Martina Rogato, presidente Human Rights International Corner e UN ambassador
- Lorenzo Sacconi, professore Ordinario di politica economica presso il Dipartimento di diritto pubblico italiano e sovranazionale, Università degli Studi di Milano
- Veronica Sgariglia, private tailor
- Sara Sozzani Maino, creative director Fondazione Sozzani
- Marina Spadafora, coordinatrice nazionale italiana di Fashion Revolution
- Silvia Stella Osella, consulente creativa
- Annamaria Tartaglia, Angels4Women Executive Director, Senior Advisor Women 20 (G20) e Co Chair Women 7 (G7 Italy 2024)
- Luca Toscano, co-coordinatore SUDD Cobas
- Lorenzo Trucco, presidente, ASGI
- Marco Tufo, assegnista di ricerca e avvocato, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
- Matteo Ward, CEO WRAD
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