Il Manifesto per una transizione giusta nella moda in 9 principi

01 Maggio 2026
manifesto abiti puliti

Per una transizione giusta nella moda

Il manifesto che mette i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici al centro di una transizione ecologica giusta. 

Immaginiamoci un sistema della moda giusto, che antepone il benessere collettivo alla ricerca del profitto individuale. Dove nessunə viene sfruttatə e il pianeta non viene devastato per produrre abiti a basso costo. Solo se lottiamo insieme per difendere il nostro diritto a una vita dignitosa e a un futuro vivibile possiamo realizzarlo. Questo manifesto delinea la nostra visione collettiva per un sistema della moda equo, che protegge e crea posti di lavoro dignitosi e resilienti alla crisi climatica su un pianeta sano.

Unisciti al movimento!

Condizioni di vita precarie. Temperature globali in aumento. Violenza di genere e razziale. Collasso ecologico. Tecnologie estrattive. Guerre sempre più devastanti. Le grandi sfide del nostro tempo affondano le radici nello sfruttamento di persone e pianeta a beneficio di pochi. In momenti come questi, fare fronte comune è più urgente che mai.

Il cambiamento non nasce nelle sale riunioni dei consigli di amministrazione. Nasce da noi: da chi i vestiti li cuce e da chi li indossa. Il nostro futuro collettivo è nelle nostre mani. Fai sentire la tua voce per una moda giusta.

Chi siamo

Siamo persone che producono e indossano abiti. Siamo attivistə, movimenti sociali e ambientalisti, organizzazioni della società civile, lavoratorə del settore della moda, sindacati, organizzazioni per i diritti dellə lavoratorə e alleatə che lottano per un mondo libero dallo sfruttamento. Insieme, facciamo sentire  la nostra voce per un sistema della moda giusto che rispetti i diritti dellə lavoratorə e ripristini l’equilibrio della natura.

La nostra visione è una transizione verso un sistema della moda giusto, in cui:

Un sistema della moda giusto si fonda sulla dignità, la giustizia e l’equità. Tuttə lə lavoratorə, attuali e futurə, hanno diritto a condizioni di lavoro dignitose, sicure e salubri, libere da molestie, abusi e violenza di genere. I diritti dellə lavoratorə sono rispettati lungo tutta la catena del valore, restituendo potere alle persone che coltivano e lavorano le materie prime, e che producono, trasportano, vendono al dettaglio, riparano, riciclano e smaltiscono abbigliamento, calzature e accessori. Si applicano a tuttə, indipendentemente da etnia, genere, classe sociale, casta, età, orientamento sessuale, capacità fisiche, status migratorio, situazione lavorativa, tipo di contratto o luogo di lavoro. Il lavoro dignitoso è garantito oggi, durante la transizione verso un sistema della moda equo, e in futuro.

Protezioni sociali universali rafforzano non solo il protagonismo dellə lavoratorə, ma anche quello collettivo di fronte alle crisi sociali e climatiche. Ogni persona può contare su congedi per malattia, indennità e congedi parentali, indennità di fine rapporto, fondi pensione e sussidi di disoccupazione. La spesa pubblica è al servizio delle persone, invece di finanziare danni sociali e ambientali. I governi e le aziende adattano i luoghi di lavoro per proteggere lə lavoratorə dagli impatti diretti dei cambiamenti del clima. Leggi e accordi vincolanti (come l’Accordo Internazionale) rendono i marchi responsabili del benessere e della sicurezza dellə lavoratorə della filiera. La protezione sociale è cofinanziata equamente dai marchi e dai fornitori.

Un sistema della moda giusto arricchisce la vita dellə lavoratorə, delle loro famiglie e delle comunità locali. Lə magnati miliardarə della moda non accumulano più la ricchezza generata tramite il lavoro operaio. I profitti vengono distribuiti equamente, dando priorità ai bisogni delle persone e dell’ambiente rispetto a quelli dellə dirigenti e dellə azionistə. Il salario di dignitoso universale consente a tuttə di permettersi beni di prima necessità e di mettere da parte dei risparmi. Le aziende e lə loro proprietariə contribuiscono equamente al gettito fiscale lungo tutta la catena di approvvigionamento. I capitali finanziari vanno alle aziende che adottano nuovi modelli di cura, equità e giustizia, escludendo quelle che traggono profitto dallo sfruttamento di persone e risorse. Nelle pratiche di acquisto, le aziende tengono conto dei livelli salariali dignitosi e delle protezioni sociali, nonché dei costi connessi all’adattamento climatico. La transizione verso un sistema moda giusto è finanziata in modo responsabile e condiviso. Le aziende e i governi storicamente responsabili della crisi climatica sostengono i costi di mitigazione e adattamento. I costi della crisi climatica e dell’adattamento non ricadono mai su coloro che già sopportano il carico più pesante.

Il percorso verso un futuro giusto e in equilibrio con il pianeta è guidato dalle esigenze e dalle competenze dellə lavoratorə. Tuttə si siedono al tavolo delle trattative. Lə lavoratorə si organizzano liberamente in sindacati indipendenti, organizzazioni e movimenti sociali per negoziare migliori condizioni di lavoro e misure di protezione del clima. Lə lavoratorə hanno maggiore voce in capitolo sul proprio posto di lavoro e sulla gestione aziendale. L’educazione ai diritti fornisce allə lavoratorə gli strumenti per difenderli e promuoverli. La formazione sulle questioni climatiche ed ecologiche aiuta lə lavoratorə a decidere sul futuro del settore in ogni fase e a ogni livello produttivo. Leggi sul lavoro efficaci, accordi di contrattazione collettiva e dialogo sociale facilitano la redistribuzione dei profitti e il rispetto dei limiti del pianeta. Chiunque può esprimersi senza paura o inibizione.

Un sistema della moda equo rifiuta la logica capitalista del “prendi-produci-getta” che favorisce lo sfruttamento dellə lavoratorə e delle risorse ambientali. I modelli di produzione vengono trasformati per tutelare i diritti dellə lavoratorə, garantire posti di lavoro dignitosi e rispettare i limiti planetari. L’obsolescenza programmata e le eccedenze di magazzino non sono parte delle logiche di produzione. Vengono realizzati prodotti di alta qualità e di valore, destinati a rimanere in circolazione e a essere scartati solo in via residuale. I marchi di moda sono responsabili dell’intero ciclo di vita dei loro prodotti, dall’uso delle materie prime allo smaltimento dei capi. I brand finanziano sistemi di gestione dei rifiuti e proteggono lavoratorə e comunità dagli impatti ambientali e sanitari dei rifiuti tessili.

La produzione di moda non minaccia più il nostro diritto al cibo, alla terra e all’acqua; le risorse naturali vengono de-mercificate. L’uso delle risorse è determinato da esigenze globali e locali reali e distribuito in base al bene comune. La produzione giusta di abbigliamento va oltre la minimizzazione dell’impatto e dei volumi di produzione: promuove attivamente un rapporto rigenerativo con la Terra e tutte le specie che la abitano.

La produzione non è più guidata dal profitto o dalla crescita. Il successo si misura, invece, in base al benessere dellə lavoratorə e dell’ambiente. L’introduzione di salari dignitosi universali favorisce la riduzione degli obiettivi di produzione e degli straordinari, innescando un calo dei volumi complessivi di produzione. I prezzi dei capi di abbigliamento riflettono finalmente il vero costo del lavoro. Lə lavoratorə ora producono meno, lavorano meno ore, ma percepiscono salari più alti e si organizzano liberamente in sindacati. I limiti di produzione pianificati vengono stabiliti democraticamente per ridurre al minimo le emissioni, arrestare il riscaldamento globale e ripristinare la biodiversità. Vengono introdotti modelli di business alternativi – dal preordine alla riparazione, dal noleggio alla rivendita – per ridurre o sostituire la produzione. 

Un sistema di moda giusto offre a tuttə di più, non di meno: più tempo libero, standard di vita più elevati e un pianeta più sano. Tutte le riduzioni sono attentamente negoziate con lə lavoratorə e i loro sindacati per evitare perdite improvvise di posti di lavoro e insicurezza salariale. In caso di chiusura aziendale, lə lavoratorə sono tutelatə grazie a piani di uscita responsabili e indennità di licenziamento. L’industria della moda risponde ai problemi causati dalla crisi climatica offrendo allə lavoratorə opportunità di riqualificazione e di miglioramento delle competenze, posti di lavoro più sicuri e più resilienti al clima o un’occupazione alternativa. Grazie alle relazioni commerciali e al sostegno internazionale, i paesi produttori possono rafforzare la propria forza economica anche in altri settori, rendendo più equa la creazione globale di nuovi posti di lavoro “verdi”. I marchi globali, i fornitori, gli investitori e i governi si assumono la responsabilità condivisa di tutelare l’occupazione, offrendo opportunità di approvvigionamento a lungo termine e di riqualificazione professionale. Nessunə viene lasciatə indietro.

Gli impegni volontari non limiteranno il potere incontrollato delle aziende, né garantiranno giustizia allə lavoratorə, solo norme globali forti lo possono fare. Un sistema della moda giusto considera le aziende responsabili, sia dal punto di vista giuridico che finanziario, di qualsiasi danno sociale o ambientale che causano direttamente o indirettamente. La responsabilità ha una portata ampia, rendendo i marchi di moda congiuntamente responsabili delle operazioni dei loro fornitori, indipendentemente da dove si trovi la loro sede centrale. Il loro dovere nei confronti dellə lavoratorə si estende all’intera catena del valore e all’intero ciclo di vita dei loro prodotti. Tutti i marchi monitorano regolarmente la loro catena di approvvigionamento per identificare e prevenire eventuali rischi per i diritti umani e l’ambiente, e per porre rimedio a ogni violazione. Norme vincolanti sulla trasparenza permettono di esaminare le affermazioni, le politiche e le pratiche commerciali delle aziende. 

Un sistema della moda equo non solo previene danni futuri, ma ripara i danni passati e corregge gli squilibri di potere globali. I marchi di moda pagano risarcimenti per le ingiustizie storiche subite dallə lavoratorə e pongono rimedio alle violazioni dei diritti, attuali o future. Ogni lavoratorə può ottenere giustizia senza timore di ritorsioni. Le autorità nazionali del lavoro sono adeguatamente finanziate per monitorare efficacemente l’industria della moda e garantire che tutte le aziende rispettino la legge.

Vogliamo capi di abbigliamento liberi da sfruttamento e oppressione. La moda deve soddisfare tutte le nostre esigenze – creative, funzionali e sociali – non i margini di profitto delle aziende. Cambiamenti nella produzione, salari dignitosi per tuttə e una sana economia della condivisione aumentano l’accessibilità alle opzioni di moda sostenibile. I guardaroba vengono lentamente ricostituiti con abiti, scarpe e accessori realizzati in modo etico. Servizi di sartoria, eventi di scambio di vestiti, negozi e biblioteche dell’usato, laboratori di riparazione e formazione sulla cura dei capi mantengono gli abiti in circolazione più a lungo. Indossare di nuovo, riparare, rivendere, scambiare, ricondizionare in modo creativo e riciclare sono pratiche comuni. La pubblicità, i social media e le riviste di moda promuovono nuove aspirazioni: la longevità e l’artigianato di alta qualità prevalgono sulle tendenze effimere e a basso costo. Greenwashing, social washing, e in generale il marketing che incentiva lo sfruttamento dellə lavoratorə e la distruzione ambientale sono vietati. Un consumo più lento e consapevole libera energia, per intraprendere azioni collettive e vivere in comunità. Ci consideriamo molto più che semplici consumatorə. Apprezziamo i capi di abbigliamento come forma di espressione culturale e individuale e rispettiamo il lavoro di chi li ha prodotti.

La solidarietà è il filo che unisce chi produce e chi indossa i capi di abbigliamento. Tuttə sono invitatə a costruire un sistema di moda equo e solidale. Il nostro potere collettivo si manifesta in diversi modi, tra cui l’organizzazione in sindacati, il sostegno alle lotte dellə lavoratorə, l’esercizio di pressione sui marchi e sui governi affinché sostengano la moda giusta e il rifiuto della cultura del consumo usa e getta. La costruzione di comunità, l’aiuto reciproco e la condivisione delle competenze rafforzano la nostra capacità di risposta nella lotta comune per la giustizia sociale e climatica. Ogni singola azione fa la differenza, ma siamo più forti quando agiamo insieme. Il cambiamento non parte dalle sale dei consigli di amministrazione. Parte da noi: chi produce e chi indossa. Sta a noi plasmare il nostro futuro collettivo. Fai sentire la tua voce per una moda giusta.

Firma il Manifesto e impegnati a costruire un mondo che metta le persone e il pianeta prima dei profitti!

Accordo internazionale per la salute e la sicurezza nell’industria tessile e dell’abbigliamento: accordo giuridicamente vincolante tra marchi e sindacati, stipulato in seguito al tragico crollo dell’edificio Rana Plaza in Bangladesh nel 2013. L’Accordo permette ispezioni nelle fabbriche che forniscono i marchi firmatari e identificazione e prevenzione dei rischi per la sicurezza.

Accordo vincolante: contratto con il quale due o più parti (di una filiera) si vincolano al rispetto di certi obblighi. Nel settore della moda esistono numerosi esempi di accordi vincolanti, tra cui l’Accordo Internazionale, i contratti collettivi nazionali di lavoro (vedi le definizioni riportate di seguito) e gli accordi negoziati, attuati e firmati da almeno un marchio e un sindacato. Clean Clothes Campaign/Campagna Abiti Puliti sta attualmente conducendo una campagna che chiede la realizzazione di un Fondo Globale di Garanzia mediante la conclusione di un accordo vincolante, grazie al quale lə lavoratorə ottengono ristori economici in caso di chiusura della fabbrica.

Adattamento: azione che aiuta a prepararsi agli impatti derivanti dalla crisi climatica, ridurre l’esposizione a essa e rafforzare la resilienza.

Contratti collettivi: contratti di lavoro trasparenti, vincolanti e applicabili tra lə datorə di lavoro e lə lavoratorə in merito alle condizioni di lavoro, negoziati dai sindacati.

Dialogo sociale: strumento che consente allə lavoratorə di tutelare i propri interessi e di migliorare le proprie condizioni di lavoro attraverso negoziazioni, consultazioni e scambi di informazioni tra lə rappresentanti dellə lavoratorə, dellə datorə di lavoro e dei governi.

Indennità di fine rapporto: pacchetto economico a cui lə lavoratorə hanno diritto in caso di cessazione involontaria del rapporto di lavoro.

Lavoro dignitoso: concetto elaborato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) secondo il quale il lavoro deve essere, universalmente, svolto in condizioni di libertà, equità, sicurezza e dignità umana. L’agenda dell’OIL per il mondo del lavoro si concentra sulla creazione di posti di lavoro, sui diritti sul lavoro, sulla protezione sociale e sul dialogo sociale: i quattro pilastri del lavoro dignitoso.

Limiti planetari: nove sistemi interconnessi fondamentali per la vita che regolano la stabilità del pianeta. Rimanere entro questi limiti consentirà di evitare cambiamenti ambientali irreversibili.

Mitigazione: misure volte a ridurre o prevenire le emissioni per limitare la gravità del riscaldamento globale.

Pratiche di acquisto: modo in cui le aziende interagiscono con i propri fornitori, compresi i volumi degli ordini, i termini di pagamento e le scadenze. Pratiche di acquisto inadeguate hanno un impatto negativo sullə lavoratorə. Una politica di acquisti basata sullo sfruttamento fa diminuire i salari e aumenta la pressione produttiva e gli straordinari non retribuiti. Cancellazioni dell’ultimo minuto, modifiche agli ordini, sconti retroattivi e fatture scadute possono portare a furti salariali e licenziamenti di massa.

Protezione sociale: insieme di misure di tutela del lavoro, previdenza sociale e servizi pubblici volte a ridurre e a prevenire la povertà, la vulnerabilità e l’esclusione sociale. Ciò comprende salari, condizioni di lavoro, salute e sicurezza, indennità di malattia, indennità e congedi parentali, congedi per malattia, indennità di fine rapporto, fondi pensione, indennità di disoccupazione, istruzione, assistenza sanitaria e formazione professionale.

Transizione giusta: il processo di cambiamento che punta a realizzare un modello a basse emissioni di carbonio, equo, inclusivo e che non lasci indietro nessunə lavoratorə. Questa richiesta è nata dal movimento sindacale ed è stata sancita dall’Accordo di Parigi del 2015.

Cosa significa aderire al Manifesto

Cerchiamo il sostegno di attivisti e attiviste, movimenti sociali e ambientali, società civile, lavoratori e lavoratrici del settore tessile, sindacati, organizzazioni per i diritti del lavoro e organizzazioni alleate.

Sottoscrivere il Manifesto per una Transizione Giusta nella Moda significa che la tua organizzazione condivide e sostiene i principi in esso contenuti e si impegna a compiere azioni concrete — grandi o piccole — per contribuire al cambiamento che il Manifesto prefigura. Aderendo al Manifesto, la tua organizzazione entra a far parte di un movimento sociale in crescita per il cambiamento nell’industria tessile e dell’abbigliamento. Il Manifesto può essere sottoscritto dalle organizzazioni scrivendo a manifesto@abitipuliti.org

Il Manifesto è stato sottoscritto da oltre 200 organizzazioni in 43 Paesi. In Italia hanno già aderito:

  1. ADL COBAS
  2. CAST ONG ETS
  3. CHEAP
  4. Circolo Legambiente Milano Centro
  5. Coop. ACLI S.Gaetano – Bandera Florìda
  6. Cooperativa Equamente di Forlì
  7. Cooperativa Mani Tese A.R:l Onlus
  8. DES Varese
  9. Equo Garantito – Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
  10. FAIR
  11. Fashion Revolution Italia
  12. Filctem CGIL
  13. Fondazione Diocesana Comunità Servizi ETS – ente gestore Caritas Savona-Noli
  14. Fondazione Finanza Etica
  15. Fridays For Future Firenze
  16. Fridays For Future Italia
  17. Guardavanti: per il futuro dei bambini – ETS
  18. La Terza Piuma
  19. Madre Terra Cooperativa Sociale ARL
  20. Mani Tese ETS
  21. Movimento Consumatori APS
  22. Movimento per la Decrescita Felice
  23. OEW- Organisation für Eine solidarische Welt EO // Organizzazione per Un mondo solidale ODV
  24. Oltre spazio aperto e solidale
  25. OXFAM Italia
  26. Pacha Mama Società Cooperativa Sociale
  27. Pangea – Niente Troppo
  28. rén collective
  29. Samarcanda scs
  30. sandoswap
  31. Scomodo
  32. Spazio 126
  33. SUDD Cobas
  34. Trama Plaza
  35. UILTEC UIL
  36. Unicheunite APS

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