Il 25 settembre 2013, in Bangladesh, oltre cento operaie tessili rimasero ferite mentre protestavano per l’aumento dei salari, a pochi mesi dal crollo del Rana Plaza: il più grave disastro industriale nella storia della moda. Per questo, la Clean Clothes Campaign (CCC) ha scelto di trasformare questa data nella Giornata mondiale per il salario dignitoso.
Senza salario dignitoso non ci può essere transizione giusta
La maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori dell’industria globale della moda non guadagna più di due dollari al giorno. Moltə di loro sono costrettə a lavorare per lunghe ore in cambio di salari miseri e faticano ogni giorno a soddisfare i propri bisogni fondamentali, come l’acquisto di cibo e vestiti, o il sostenere il costo di un alloggio e dell’istruzione per i propri figli. Spesso i salari percepiti nel settore dell’abbigliamento sono inferiori alla soglia di povertà nazionale, stabilita dai governi e da organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e la Banca Mondiale.
I livelli di salario minimo legale, fissati dai governi, sono spesso il risultato di una feroce competizione per attrarre investimenti e commesse. Questo porta a stabilire minimi salariali troppo bassi, insufficienti persino a coprire i bisogni essenziali. Ma le ricerche dimostrano che molti fornitori non rispettano nemmeno queste soglie minime legali. Per questo la Clean Clothes Campaign (CCC) continua a battersi per l’introduzione di un salario minimo dignitoso, ovvero un salario che permetta a ogni lavoratore e lavoratrice di coprire i propri bisogni e quelli della propria famiglia.
Per monitorare i livelli salariali dei fornitori dei marchi, la CCC ha elaborato Fashion Checker, una piattaforma che fornisce informazioni aggiornate sulla trasparenza nella catena di fornitura, con dati accessibili sui salari pagati nelle singole fabbriche rispetto ai parametri di riferimento locali sul salario minimo, oltre alla ripartizione della forza lavoro per sesso e la prevalenza dei contratti a tempo indeterminato.
Cosa significa concretamente un salario dignitoso?
Secondo gli standard internazionali delle Nazioni Unite,
«i salari e i benefici per una settimana lavorativa standard devono rispettare almeno i minimi legali o quelli di settore e, in ogni caso, essere sufficienti a soddisfare i bisogni fondamentali dellə lavoratore e delle loro famiglie, includendo una parte di reddito discrezionale».
Un salario dignitoso deve dunque:
- essere garantito a tuttə lə lavoratorə, e nessun salario inferiore dovrebbe essere considerato legale;
- poter essere guadagnato entro una settimana lavorativa standard (massimo 48 ore);
- essere una retribuzione base, esclusa da straordinari, premi o indennità;
- coprire tutti i bisogni fondamentali del lavoratore/lavoratrice e della sua famiglia
- includere una quota di reddito; discrezionale pari ad almeno il 10% del salario base.
La svolta sta nel legare il salario giusto alla dignità umana e non più alla produttività. Secondo la metodologia di calcolo proposta da Clean Clothes Campaign, che si basa sul costo della vita e prende come riferimento un ménage familiare anziché individuale, un salario dignitoso in Italia per una persona che lavora 40 ore a settimana nel 2024 dovrebbe essere non meno di 2.000 euro netti al mese (€11,50 netti all’ora). Una crescita di almeno €95 netti mensili rispetto al calcolo del 2022 che riflette la perdita, inesorabile, di potere d’acquisto. Se questa fosse la soglia per l’individuazione di bassi salari, in Italia avremmo tre lavoratori su quattro sotto soglia, cioè con un reddito annuale netto al di sotto di 24mila euro.
La Clean Clothes Campaign si sta impegnando per ottenere il riconoscimento ufficiale della Giornata Internazionale per il Salario Dignitoso, con l’obiettivo di portare all’attenzione globale la necessità di garantire a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori un salario che permetta di vivere dignitosamente, ovvero di soddisfare i bisogni fondamentali.
IL SALARIO DIGNITOSO
- è un diritto universale