Più di 1.000 lavoratori tessili sono morti nel crollo del Rana Plaza, in Bangladesh, nel 2013. Non è stato un disastro naturale: è stata una scelta dettata dal profitto. Da allora, oltre 260 aziende hanno firmato l’Accordo Internazionale per la Salute e la Sicurezza nel Settore Tessile e dell’Abbigliamento (International Accord), l’unico vincolante che impone controlli di sicurezza indipendenti nelle fabbriche tessili. Ma alcuni marchi si rifiutano di aderire e si uniranno solo se costretti.
Come e perché è nato l'Accordo Internazionale
L’Accordo Internazionale per la Salute e la Sicurezza nel Settore Tessile e dell’Abbigliamento in Bangladesh è nato poche settimane dopo la tragedia del Rana Plaza, dando finalmente forma a una proposta che la Clean Clothes Campaign portava avanti da anni.
Da allora ha reso più sicure le fabbriche per oltre 2,5 milioni di lavoratori e lavoratrici in Bangladesh.
Il primo Accordo è durato cinque anni, fino al 2018. Alla fine del quinquennio, governo bangladese e datori di lavoro lo hanno dichiarato superfluo, ma i dati pubblici raccontano un’altra storia: gravi lacune nei controlli nazionali. Lavoratori, marchi e società civile si sono mobilitati per non fermarsi, dando avvio al Transition Accord.
Nel 2019, un ricorso legale di un imprenditore tessile ha messo a rischio la continuità dell’Accordo. È nato così l’RMG Sustainability Council (RSC), l’organismo nazionale che oggi sorveglia la sicurezza sul lavoro in Bangladesh, un presidio reso possibile solo dall’obbligo, per i marchi, di firmare l’Accordo.
Dopo lunghe trattative dei sindacati internazionali e pressioni costanti della Clean Clothes Campaign, nel 2021 l’Accordo è stato rinnovato come Accordo Internazionale, aprendo la strada all’espansione in nuovi paesi.
Così nel 2023 è arrivato anche in Pakistan: entro marzo 2025 erano già state ispezionate oltre 200 fabbriche, con più di 5.500 rischi individuati.
Sempre nel 2023 in Bangladesh è stato firmato un nuovo Accordo internazionale, valido per sei anni e sottoscritto da più marchi che mai. A gennaio 2026 anche l’Accordo per il Pakistan è stato rinnovato, con oltre 100 aziende che hanno confermato il proprio impegno.
L’Accordo Internazionale funziona perché è vincolante: non chiede ai marchi di fare la cosa giusta, li obbliga a farla. Ma senza pressione costante, il rischio è che molte aziende si tirino indietro e altre non aderiscono. Come Clean Clothes Campaign / Campagna Abiti Puliti, monitoriamo l’attuazione dell’Accordo, denunciamo i marchi che non aderiscono e sosteniamo la sua espansione a nuovi paesi. I lavoratori e le lavoratrici hanno diritto a un posto di lavoro sicuro!
Cos'è l'Accordo Internazionale
L’Accordo Internazionale per la salute e la sicurezza nell’industria dell’abbigliamento e del tessile (Accordo Internazionale) è l’unico accordo vincolante esistente per proteggere i lavoratori e le lavoratrici, attraverso:
- l’informazione dei lavoratori e dei sindacati locali sui loro diritti a un ambiente di lavoro sicuro e salubre;
- l’obbligo di programmi di formazione sulla sicurezza per i lavoratori;
- l’obbligo di adeguate misure di sicurezza sul posto di lavoro, come le uscite antincendio;
- ispezioni indipendenti e regolari delle fabbriche per garantirne la sicurezza;
- la possibilità per i lavoratori di segnalare problemi di sicurezza in fabbrica a un organo indipendente, senza rischiare il posto di lavoro.
I marchi che firmano l’Accordo Internazionale devono aderire ad almeno uno dei suoi programmi nazionali, attualmente attivi in Bangladesh e Pakistan.
Quali sono i brand che hanno o NON hanno firmato l'Accordo?