Lo sfruttamento sistematico delle persone e delle risorse naturali e la debolezza strutturale delle filiere tessili sono il risultato di decenni di comportamenti predatori da parte delle imprese multinazionali tuttora impuniti. Non bastano le iniziative volontarie come le certificazioni: servono leggi con efficacia sovranazionale a tutela delle vittime di abusi aziendali. Anche i Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani riconoscono che le imprese devono rispettare i diritti umani nelle loro filiere globali. 

Imprese responsabili degli impatti sociali e ambientali lungo la filiera

Nel settore globale dell’abbigliamento, milioni di lavoratrici e lavoratori affrontano condizioni di lavoro instabili, salari insufficienti e ordini imprevedibili. Le pratiche di acquisto dei grandi marchi – prezzi sempre più bassi, tempi di consegna ridotti e contratti squilibrati – scaricano i rischi della produzione sui fornitori e, in ultima analisi, sullə lavoratorə.

Per questo la Campagna Abiti Puliti sostiene con forza l’introduzione di leggi sulla responsabilità delle imprese verso le proprie filiere, sia nell’Unione europea sia in ogni altro ordinamento nazionale o sovranazionale. Dopo quattro anni di negoziati, nel 2024 è stata approvata la direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), insieme alla direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive).

Ma nel febbraio 2025 la Commissione Europea ha avviato la sua revisione attraverso un pacchetto Omnibus di “semplificazione”, conclusa dal Consiglio dell’Unione Europea il 24 febbraio 2026.

Le modifiche riducono drasticamente gli obblighi per le imprese e abbassano gli standard di due diligence persino rispetto ai principi delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

Il risultato è una normativa indebolita che rischia di non proteggere più lavoratori, comunità e ambiente.

Con la campagna Imprese Responsabili, chiediamo che le aziende siano obbligate, per legge, a rendere conto del loro impatto sull’ambiente, sui lavoratori e sulle comunità dei territori in cui operano.

La Campagna Abiti Puliti, insieme al network internazionale della Clean Clothes Campaign e a centinaia di altre organizzazioni, si oppone a qualsiasi modifica della CS3D e chiede l’introduzione di normative sulla due diligence con efficacia sovranazionale in ogni ordinamento giuridico a livello globale: le imprese devono essere responsabili degli impatti sociali e ambientali lungo tutta la loro filiera. Solo così sarà possibile fermare la corsa al ribasso e assicurare diritti e dignità a chi produce i nostri abiti.

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