A Campi Bisenzio (Firenze), Montblanc ha messo in atto un vero e proprio sistema di delocalizzazione punitiva in loco. A farne le spese i lavoratori e le lavoratrici della filiera, prima sfruttati e poi licenziati in tronco per il solo fatto di aver rivendicato il diritto di lavorare otto ore al giorno per cinque giorni alla settimana.
Per anni i lavoratori della Z Production e della Eurotaglio, rispettivamente fornitore e sub-fornitore di Montblanc a conduzione cinese alle porte di Firenze, hanno sopportato turni massacranti tra le dodici e le quattordici ore e salari che non superavano i tre euro l’ora, a fronte di borse vendute a 1.500 euro l’una.
Solo per i lavoratori iscritti al sindacato, il 23 ottobre si sono aperte le porte del licenziamento, perché arrivati alla scadenza dell’accordo di solidarietà. Nello stesso giorno, gli azionisti Richemont hanno incassato i dividendi dell’ultimo anno finanziario. L’azionista di maggioranza, il sudafricano Johann Rupert la cui famiglia si è arricchita con la schiavitù nelle piantagioni di tabacco, ha incassato 11,5 milioni di euro.
La procedura è scattata dopo mesi di scioperi e trattative scaturite dalla sospensione degli ordini da parte di Montblanc, dopo la regolarizzazione dei contratti e quindi degli stipendi dei lavoratori. Un costo del tutto assorbibile dalla maison svizzera, che però pare abbia sposato la produzione
dove le condizioni di lavoro sono ancora sotto i minimi sindacali e, soprattutto, i lavoratori non sono organizzati.
Il 26 ottobre 2024, le proteste dei lavoratori della Montblanc di Campi Bisenzio hanno oltrepassato i confini italiani, creando un movimento di convergenza in diverse città europee.
Da Ginevra a Basilea, da Zurigo a Berlino fino a Lione e alle principali città italiane, l’eco della protesta si è amplificato, rivelando una rete di solidarietà, a cui ha contribuito anche la Campagna Abiti Puliti, per contrastare le pratiche di sfruttamento che minano la dignità del lavoro.
Il 29 gennaio 2025 attivisti e sindacati della rete globale della Clean Clothes Campaign insieme a SUDD Cobas hanno lanciato un “Appello alla solidarietà internazionale” dopo che Montblanc (gruppo Richemont) ha chiesto al Tribunale Civile di Firenze un vero e proprio “daspo antisindacale”, volendo vietare al sindacato manifestazioni nel raggio di 500 metri dalla boutique di Firenze, pena multe da 5.000 euro l’una.