Ali Enterprises

11 Settembre 2012
Ali Enterprises
Ali Enterprises
L'11 settembre 2012, intorno alle 18:00, nella fabbrica Ali Enterprises in Pakistan è scoppiato un incendio che ha causato la morte di oltre 250 persone e il ferimento grave di altre 55. Mentre le fiamme hanno avvolto l’edificio, i lavoratori sono rimasti intrappolati all’interno, dietro finestre sbarrate e uscite di emergenza chiuse a chiave.

Ali Enterprises era una vera e propria trappola mortale: priva di attrezzature e allarmi antincendio funzionanti, con una sola uscita di emergenza agibile e un edificio che non rispettava molte delle normative locali e internazionali. Eppure, appena tre settimane prima dell’incendio, la fabbrica tessile di Karachi era stata certificata secondo lo standard internazionale SA8000 dalla società italiana di audit RINA.

Alcuni lavoratori sono riusciti a salvarsi soltanto gettandosi dalle finestre dell’edificio di quattro piani, considerate troppo alte per essere protette da grate. Dopo la tragedia, tra le macerie e i resti carbonizzati, sono stati trovati pacchi di jeans con etichette in tedesco, recanti il marchio “Okay Men” del rivenditore tedesco KiK. Un sopravvissuto ha raccontato: «Hanno impedito alle persone di uscire pur di salvare i vestiti» – i jeans di KiK.

È stata portata avanti una intensa campagna per ottenere giustizia e risarcimenti per le famiglie colpite dall’incendio della fabbrica Ali Enterprises. Sono state raccolte decine di migliaia di firme a sostegno di una petizione avviata da Shahida, che in quella tragedia ha perso il marito. È stata lei stessa a consegnare le firme alla sede di KiK in Germania.

Grazie all’attenzione dei media, ad azioni nei punti vendita, campagne sui social, un tour di testimonianze e una mobilitazione costante contro l’ingiustizia subita da quei lavoratori, Clean Clothes Campaign è riuscita a convincere KiK a sedersi al tavolo delle trattative.

Dopo quattro anni di campagne e mesi di negoziazioni, alla vigilia del quarto anniversario dell’incendio è stato finalmente raggiunto un accordo. KiK ha accettato di versare un contributo di 5,15 milioni di dollari destinato a coprire la perdita di reddito, le cure mediche e riabilitative, nonché l’assistenza alle vittime sopravvissute e ai familiari di coloro che hanno perso la vita nel disastro.

L’accordo è stato il risultato di un negoziato facilitato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), che ha visto coinvolti IndustriALL, la Clean Clothes Campaign (CCC) e KiK, su richiesta del Ministero federale tedesco per la Cooperazione economica e lo Sviluppo. 

Nel sesto anniversario dell’incendio, una vasta coalizione di organizzazioni per i diritti dei lavoratori, insieme all’associazione dei familiari delle vittime di Ali Enterprises, ha presentato un reclamo all’OCSE contro la società italiana di audit RINA, che aveva certificato la fabbrica solo poche settimane prima della tragedia.

articoli
correlati