Vogliamo cambiare il sistema moda, e vogliamo farlo coinvolgendo le giovani generazioni in una transizione giusta che metta al centro i diritti di chi lavora e la tutela della natura.
A inizio marzo, insieme a Equo Garantito, Equação Crl, Espacio Geranios e Polskie Stowarzyszenie Sprawiedliwego Handlu, abbiamo organizzato una formazione per giovani leader a Madrid.
Ma perché partire dallə più giovani?
Perché la moda riguarda sì tuttə, ma oggi come mai prima i consumi di abbigliamento e accessori sono esplosi proprio tra chi ha meno di 30 anni.
Complici i social, gli acquisti online e i brand di ultra fast fashion, l’industria della moda ha raggiunto cifre esorbitanti: secondo diverse ricerche ogni anno vengono prodotti tra i 100 e i 150 miliardi di capi (McKinsey & the Ellen MacArthur Foundation, The World Economic Forum & ShareCloth).
Una spinta al cambiamento
Miliardi di capi prodotti e venduti, ma anche buttati in discarica con ancora il cartellino, solo in Unione Europea produciamo quasi 7 milioni di tonnelate di rifiuti tessili, circa 16kg a testa (European Environment Agency).
Pantaloni di “plastica” che durante il lavaggio rilasciano microplastiche nelle acque e magliette così scadenti che possono essere indossate solo un paio di volte.
Tra le pieghe di quei tessuti, ci sono lavoratorə come Abdul e Sadia che cuciono per 12-14 ore al giorno, per salari da fame, in fabbriche fatiscenti, vittime di abusi e molestie e senza alcuna tutela.
E anche deforestazioni, utilizzo di sostanze tossiche, sversamenti che inquinano la terra e l’acqua, milioni di tonnellate di CO2e che aggravano la crisi climatica.
Lə giovani sono la voce che cambia le cose
Il progetto Fashion Forward nasce per chi vuole guardare alla moda in modo diverso. Perché lə giovani non sono solo consumatori, sono la voce che cambia le cose.
Dal 9 al 12 marzo siamo statə a Madrid, insieme a decine di giovani da Italia, Spagna, Portogallo e Polonia: un’occasione unica per comprendere le dinamiche dietro gli acquisti, condividere competenze e conoscenze su come funziona oggi l’industria della moda, ragionare insieme sulle possibili soluzioni e promuovere un cambiamento concreto che, a partire dallə giovani, coinvolga diversi attori a tutti i livelli, dai brand ai sindacati, dalle ONG alle istituzioni.
Dalla conoscenza alle esperienze
Partendo dall’attuale struttura delle catene di produzione, distribuzione e consumo, abbiamo approfondito le cause sistemiche di un’industria che si basa sulla sovrapproduzione e il consumismo sfrenato, come motori per macinare miliardi di euro di profitti che acuiscono le disuguaglianze e distorcono i rapporti di potere tra brand, fabbriche e lavoratorə.
Ci siamo poi chestə quali sono i pregiudizi e le obiezioni quando si parla di moda sostenibile: è davvero inaccessibile per i suoi prezzi o è necessario cambiare il modo in cui acquistiamo? quali meccanismi psicologici muovono le nostre scelte di consumo?
Da queste domande siamo partitə per immaginare nuovi modi per promuovere una maggiore consapevolezza, rendendo le informazioni più accessibili e coinvolgendo anche chi oggi acquista senza farsi troppe domande.
Lavorando in gruppi, lə partecipanti hanno poi sviluppato le proprie proposte per cambiare il sistema moda, tra swap party in piazza, laboratori nelle scuole e proposte di legge. Iniziative quindi non solo rivolte alla cittadinanza, ma anche ai brand e alle istituzioni che hanno, in modi diversi, la responsabilità dello sfruttamento delle persone e dell’ambiente insito nel sistema moda.
Abbiamo poi dedicato una giornata a scoprire e conoscere progetti virtuosi: da Taller Masha, un atelier dove i vestiti sono più che capi, ma espressione di arte e di una visione sostenibile della moda; da The Circular Project, uno spazio dove l’innovazione nella produzione e nella scelta dei tessuti sta ridefinendo il lavoro di molti designer; e infine La Recuperadora, una realtà che allunga la vita di capi e accessori di seconda mano, mettendo al centro il valore di ciò che è già stato prodotto.
Sono stati quattro giorni di formazione intensiva tra presentazioni, lavori di gruppo e visite studio. Più di 20 ore per entrare nel mondo della moda, comprenderne le dinamiche sociali, economiche, ambientali e psicologiche e attivarsi per costruire un’alternativa.
Quasi 30 ragazzə tra attivistə, studenti di moda e giovanə interessatə al tema si sono impegnati e si impegneranno per promuovere un sistema che metta al centro la giustizia sociale e quella ambientale. E tu? Vuoi far parte del cambiamento?