28 settembre 2002 – La famosa multinazionale è ancora sotto tiro, nonostante i tentativi di rifarsi un’immagine etica (greenwashing). Denunciamo la perdita di 7000 posti di lavoro in Indonesia, senza indennità di legge, a causa della decisione di NIKE di togliere le commesse di produzione al fornitore esclusivo P.T. Doson. La produzione viene spostata in Cina e Vietnam paesi senza diritti sindacali e con stipendi ancor più da fame di quelli indonesiani. Chiediamo al comune di Roma di non accettare la sponsorizzazione dei campi da Calcetto Scorpio “regalati” da NIKE. Arriva inoltre dalla Nikewatch campaign l’invito a scrivere alla Footlocker, una delle più grandi catene di distribuzione di scarpe e abbigliamento sportivi.
IN INDONESIA SCIOPERARE NON SARA’ PIU’ UN DIRITTO
ORA SCRIVIAMO A NIKE (questa volta per email) – Clean Clothes Campaign
Aggiornamenti sul caso distribuito alla lista il 5 settembre 2002 – informazioni ricevute dall’Indonesian National Front for Labour Struggle
(FNPBI), Nikewatch Campaign e da SISBIKUM.
Continuano in Indonesia le manifestazioni di protesta contro l’ipotesi di riforma della legge del lavoro che minaccia di cancellare i diritti faticosamente conquistati dai lavoratori indonesiani negli anni del dopo Suharto. Il parlamento offre un tavolo di dialogo fra le parti ma non
convince i sindacati. Intanto Nike si prepara a lasciare senza lavoro 7 mila persone.
Incollate e spedite per email un messaggio di protesta a Nike e un messaggio di solidarieta’ ai lavoratori indonesiani. L’indirizzo email dell’ambasciata indonesiana indicato dal segretariato della CCC non funziona. Vi aggiornero’ nei prossimi giorni.
LA PROPOSTA DI LEGGE, IL COMPORTAMENTO DI NIKE
Se entrera’ in vigore, la nuova legge estendera’ il ricorso al lavoro precario e ridurra’ il salario degli apprendisti, esentera’ il governo dall’obbligo di mediare nelle controversie fra lavoratori e imprenditori, cancellera’ il diritto di sciopero che diventera’ un reato punibile con pene
detentive fino a 6 mesi e multe da 10 a 50 milioni di rupie (pari a 1100-5600 euro) (i dati mi sembrano piu’ plausibili dei 4 anni e dei 45 mila euro indicati nel messaggio precedente), ridurra’ i problemi del lavoro a ‘problemi di organizzazione industriale’ ignorandone le implicazioni piu’ vaste, cioe’ il legame con la politica del governo e le pressioni degli
istituti finanziari internazionali, impedira’ ai sindacati di difendere i lavoratori nelle sedi legali, elminera’ diritti fondamentali delle lavoratrici come l’astensione dal lavoro retribuita per maternita’ o durante il ciclo mestruale. Per contrastare l’introduzione della proposta di legge si e’ costituito in Indonesia il Comitato contro l’oppressione dei lavoratori (KAPB) formato da venti fra sigle sindacali e organizzazioni democratiche che hanno dato vita a ripetute manifestazioni di protesta fra agosto e settembre, nel corso delle quali diversi lavoratori sono stati arrestati e due feriti da colpi di pistola sparati dalle forze dell’ordine.
Lunedi’ scorso il parlamento si e’ detto disposto ad aprire un tavolo di dialogo fra le parti sociali per trovare un accordo sugli articoli piu’ controversi della riforma, ma i sindacati chiedono che il provvedimento nel suo complesso venga cancellato in quanto lesivo degli interessi e dei diritti fondamentali dei lavoratori.
Intanto i 7 mila operai/operaie della PT Doson, fornitore monomarca di Nike, saranno lasciati a ottobre in mezzo a una strada dalla multinazionale americana che ha deciso di spostare le sue commesse altrove, presumibilmente in paesi politicamente piu’ tranquilli e con livelli salariali piu’ bassi, e si uniranno cosi’ ai 40 milioni di indonesiani gia’ senza lavoro. Nike si
dice disposta a venire incontro ai lavoratori, molti dei quali iscritti al sindacato, pagando le spese mediche per un periodo di tempo non precisato e fornendo microcredito a chi voglia avviare piccole attivita’ autonome, ma rifiuta di corrispondere l’indennita’ di licenziamento prevista dalla legge indonesiana che il titolare della fabbrica non e’ in grado di versare. I lavoratori della PT Doson ci chiedono di inviare un messaggio a Nike per sollecitarla ad assumersi le sue responsabilita’ (vedi il testo piu’ sotto).
Nel 1996, quando ancora il paese era sotto la dittatura di Suharto e non esistevano sindacati liberi, il 38% delle scarpe sportive di Nike proveniva dall’Indonesia. Negli anni del difficile passaggio alla democrazia e all’affermazione dei diritti sindacali che hanno portato anche a consistenti aumenti dei minimi salariali, la quota di produzione assegnata all’Indonesia
e’ scesa al 30% e, secondo stime del Wall Street Journal, potrebbe toccare il 26% a ottobre quando saranno rescissi i rapporti commerciali con la PT Doson. Attualmente oltre la meta’ dell’intera produzione di scarpe sportive Nike proviene da paesi dove costituire sindacati democratici puo’ comportare l’arresto o l’internamento in campi di lavoro forzato (Nike non ha ancora risposto alla domanda se intende trasferire le commesse della PT Doson a
paesi come la Cina). E’ immaginabile che Nike non resti un caso isolato:
secondo le previstioni della camera di commercio coreana, riportate dal Wall Street Journal del 9 settembre, i recenti aumenti dei minimi salariali avranno per conseguenza l’emigrazione di massa dall’Indonesia degli operatori sudcoreani.
SCRIVI A NIKE
(in estrema sintesi la traduzione del testo da inviare: apprendo che a ottobre 7 mila lavoratori della PT Doson, molti dei quali iscritti al sindacato, perderanno il lavoro a causa del taglio del vostre commesse.
Esprimo disappunto per la vostra decisione, per il rifiuto di corrispondere le spettanze di legge, per non aver ancora reso noto se intendete trasferirela produzione in paesi dove vigono minori diritti sindacali. Vi chiedo di ripensarci e comunue di garantire ai lavoratori cio’ che spetta loro di diritto).
Maria Eitel,
Vice-President for Corporate Responsibility
Nike Inc.
Continuous.Improvement@nike.com
copia a: timc@sydney.caa.org.au
Dear Ms Eitel,
I am writing to bring your attention to the plight of workers at the PT Doson factory in Indonesia. I understand that in October this year all 7,000 workers from the factory will lose their jobs as a result of Nikecutting its orders to the factory. I understand that although Nike is willing to provide some support for those workers, your company is not willing to take responsibility for ensuring that they receive their full legal entitlements.
I also understand that Nike has so far not been willing to say whether this decision will result in more of Nike’s production moving to countries where workers can be imprisoned or sent to forced labour camps for attempting to assert their right to form independent, democratic unions.
In this context I am particularly disappointed that Nike is effectively shutting down a factory where most of the workers are union members. I urge your company to change its mind, and to continue placing orders at PT Doson. If you do not do so, at the very least Nike should ensure that they receive all their legal entitlements. Nike’s decision to contract out all its production should not be a means of escaping responsibility for making sure that workers’ legal rights are met, particularly in factories where Nike is the only buyer.
Sincerely,
(nome, cognome, paese, eventuale organizzazione di appartenenza)
MANDIAMO UNA MAIL DI SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI
Katarina Puji Astuti
International secretary FNPBI
Jakarta Seletan
Email: dpp_fnpbi@telkom.net; katarina_fnpbi@yahoo.com
I want to express my strong solidarity with your struggle against the two draft laws that would undermine hard-won labour rights of Indonesians, such as the right to strike.
In solidarity
(nome, cognome, paese, eventuale organizzazione di appartenenza)