NEWS 4 2008
NUMERO 4
CASI URGENTI
TRIUMPH INTERNATIONAL: UN NUOVO CASO DI LIBERTA’ DI ESPRESSIONE VIOLATA
Dal 30 luglio al 13 settembre più di 2 mila lavoratori della Body Fashion Thailand, filiale del colosso svizzero dell’intimo Triumph International, hanno scioperato per ottenere il reintegro della presidentessa del loro sindacato, Jitra Kotshadej, licenziata il 29 luglio per aver partecipato in veste privata ad un programma televisivo indossando una maglietta con la scritta “Chi non si alza in piedi non è un criminale. Pensarla in modo diverso non è reato”. La scritta si riferisce al diritto dei cittadini thailandesi di non mettersi sull’attenti quando viene suonato l’inno reale e all’abuso del reato di lesa maestà allo scopo di reprimere il dissenso politico. Dopo 45 giorni di sciopero e la resistenza opposta da Triumph, i lavoratori hanno dovuto accettare un accordo che vincola la riassunzione di Jitra alla decisione del tribunale al quale Jitra si era appellata per ottenere la riapertura del suo caso, dopo che il magistrato aveva avallato con un’ordinanza il suo licenziamento impedendole però di comparire in aula per difendersi. Dopo quello della Fibres and Fabrics International di Bangalore, è la seconda volta in poco meno di un anno che affrontiamo un caso di ingerenza ad opera delle imprese commerciali nella sfera di un diritto universale basilare come quello dell’espressione del pensiero. Dal 23 settembre al 3 ottobre Wanphen Wongsombat dell’International Thailand Labour Union e Premjai Jaikla della Thai Labour Campaign visiteranno cinque paesi europei e cercheranno di incontrare i vertici della Triumph International in Svizzera e in Germania.
(per maggiori informazioni: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-09-23.htm)
PAKISTAN: IN ATTESA DI PROCESSO PER AVER CHIESTO IL SALARIO MINIMO
Il 30 luglio scorso alcune centinaia fra lavoratori, sindacalisti e attivisti del partito comunista del Pakistan si sono radunati davanti ai cancelli dello stabilimento tessile Naveena Textile Mills di Lahore per chiedere il rispetto dei minimi salariali e delle leggi del lavoro. La polizia è intervenuta per disperdere la manifestazione pacifica facendo uso di bastoni e lanciando gas lacrimogeni. Sei persone sono state arrestate e quasi subito rilasciate, ma su di loro pende un procedimento penale.
Scrivi al governo del Pakistan a sostegno delle persone incriminate e per il rispetto delle leggi (http://www.cleanclothes.org/urgent/08-08-14.htm#action; scrivi nell’oggetto: Respect worker rights at Naveena Textile Mills)
CARTELLINO ROSSO SUI DIRITTI DEI LAVORATORI PER IL FORNITORE TURCO DI EURO 2008
La Mink Tekstil di Konya, in Turchia, ha prodotto, secondo le indagini svolte dalla Clean Clothes Campaign, 600 mila coperte con il logo dei campionati europei di calcio Euro 2008 per conto della società licenziataria austriaca della UEFA, IPM. Un mese prima del calcio di inizio la Mink Tekstil ha licenziato 52 operai che si erano iscritti al sindacato Teksif acquisendo il diritto alla contrattazione collettiva e da allora rifiuta di reintegrarli malgrado due sentenze di tribunale le diano torto. Scrivi a IPM e al presidente della UEFA Michel Platini per chiedere il ripristino del posto di lavoro e della libertà di associazione per i lavoratori della Mink Tekstil (http://www.cleanclothes.org/urgent/08-06-26.html#action; scrivi nell’oggetto: Reinstate Mink Tekstil workers)
INDONESIA: SINDACATO VIETATO ALLA PT MULIA KNITTING FACTORY
Un anno fa 26 lavoratori della PT Mulia Knitting Factory di Jakarta, in Indonesia, hanno fondato un sindacato per difendersi dai continui abusi, quali il mancato versamento dei contributi, il ricorso sistematico a contratti di tipo precario, l’inadeguata protezione contro gli infortuni, il rifiuto di pagare l’indennità di maternità e di garantire un servizio di trasporto notturno per le donne. Il licenziamento per ritorsione di 19 esponenti sindacali che ne è seguito è stato giudicato da una competente commissione governativa una violazione del diritto all’associazione sindacale. Ciò nonostante, le autorità locali continuano dall’aprile scorso a respingere le richieste di reintegro presentate dai lavoratori. Delle tre imprese committenti della fabbrica indonesiana, solo Phillips Van Heusen si è impegnata per trovare una soluzione, Tommy Hilfiger sostiene di aver svolto un audit nel gennaio scorso al quale non ha più dato seguito, Polo Ralph Lauren non ha mai risposto alle richieste della Clean Clothes Campaign. La violazione del diritto di associazione e l’abuso di lavoro precario sono un problema sistemico nell’industria indonesiana legata a filiere internazionali e la Clean Clothes Campaign ha elaborato una proposta alle imprese per attuare misure correttive di settore. Scrivi all’imprese committenti della PT Mulia Knitting factory
(http://www.cleanclothes.org/urgent/08-09-16.htm#action; scrivi nell’oggetto: Reinstate union members at PT Mulia Knitting Factory)
Dal 30 luglio al 13 settembre più di 2 mila lavoratori della Body Fashion Thailand, filiale del colosso svizzero dell’intimo Triumph International, hanno scioperato per ottenere il reintegro della presidentessa del loro sindacato, Jitra Kotshadej, licenziata il 29 luglio per aver partecipato in veste privata ad un programma televisivo indossando una maglietta con la scritta “Chi non si alza in piedi non è un criminale. Pensarla in modo diverso non è reato”. La scritta si riferisce al diritto dei cittadini thailandesi di non mettersi sull’attenti quando viene suonato l’inno reale e all’abuso del reato di lesa maestà allo scopo di reprimere il dissenso politico. Dopo 45 giorni di sciopero e la resistenza opposta da Triumph, i lavoratori hanno dovuto accettare un accordo che vincola la riassunzione di Jitra alla decisione del tribunale al quale Jitra si era appellata per ottenere la riapertura del suo caso, dopo che il magistrato aveva avallato con un’ordinanza il suo licenziamento impedendole però di comparire in aula per difendersi. Dopo quello della Fibres and Fabrics International di Bangalore, è la seconda volta in poco meno di un anno che affrontiamo un caso di ingerenza ad opera delle imprese commerciali nella sfera di un diritto universale basilare come quello dell’espressione del pensiero. Dal 23 settembre al 3 ottobre Wanphen Wongsombat dell’International Thailand Labour Union e Premjai Jaikla della Thai Labour Campaign visiteranno cinque paesi europei e cercheranno di incontrare i vertici della Triumph International in Svizzera e in Germania.
(per maggiori informazioni: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-09-23.htm)
PAKISTAN: IN ATTESA DI PROCESSO PER AVER CHIESTO IL SALARIO MINIMO
Il 30 luglio scorso alcune centinaia fra lavoratori, sindacalisti e attivisti del partito comunista del Pakistan si sono radunati davanti ai cancelli dello stabilimento tessile Naveena Textile Mills di Lahore per chiedere il rispetto dei minimi salariali e delle leggi del lavoro. La polizia è intervenuta per disperdere la manifestazione pacifica facendo uso di bastoni e lanciando gas lacrimogeni. Sei persone sono state arrestate e quasi subito rilasciate, ma su di loro pende un procedimento penale.
Scrivi al governo del Pakistan a sostegno delle persone incriminate e per il rispetto delle leggi (http://www.cleanclothes.org/urgent/08-08-14.htm#action; scrivi nell’oggetto: Respect worker rights at Naveena Textile Mills)
CARTELLINO ROSSO SUI DIRITTI DEI LAVORATORI PER IL FORNITORE TURCO DI EURO 2008
La Mink Tekstil di Konya, in Turchia, ha prodotto, secondo le indagini svolte dalla Clean Clothes Campaign, 600 mila coperte con il logo dei campionati europei di calcio Euro 2008 per conto della società licenziataria austriaca della UEFA, IPM. Un mese prima del calcio di inizio la Mink Tekstil ha licenziato 52 operai che si erano iscritti al sindacato Teksif acquisendo il diritto alla contrattazione collettiva e da allora rifiuta di reintegrarli malgrado due sentenze di tribunale le diano torto. Scrivi a IPM e al presidente della UEFA Michel Platini per chiedere il ripristino del posto di lavoro e della libertà di associazione per i lavoratori della Mink Tekstil (http://www.cleanclothes.org/urgent/08-06-26.html#action; scrivi nell’oggetto: Reinstate Mink Tekstil workers)
INDONESIA: SINDACATO VIETATO ALLA PT MULIA KNITTING FACTORY
Un anno fa 26 lavoratori della PT Mulia Knitting Factory di Jakarta, in Indonesia, hanno fondato un sindacato per difendersi dai continui abusi, quali il mancato versamento dei contributi, il ricorso sistematico a contratti di tipo precario, l’inadeguata protezione contro gli infortuni, il rifiuto di pagare l’indennità di maternità e di garantire un servizio di trasporto notturno per le donne. Il licenziamento per ritorsione di 19 esponenti sindacali che ne è seguito è stato giudicato da una competente commissione governativa una violazione del diritto all’associazione sindacale. Ciò nonostante, le autorità locali continuano dall’aprile scorso a respingere le richieste di reintegro presentate dai lavoratori. Delle tre imprese committenti della fabbrica indonesiana, solo Phillips Van Heusen si è impegnata per trovare una soluzione, Tommy Hilfiger sostiene di aver svolto un audit nel gennaio scorso al quale non ha più dato seguito, Polo Ralph Lauren non ha mai risposto alle richieste della Clean Clothes Campaign. La violazione del diritto di associazione e l’abuso di lavoro precario sono un problema sistemico nell’industria indonesiana legata a filiere internazionali e la Clean Clothes Campaign ha elaborato una proposta alle imprese per attuare misure correttive di settore. Scrivi all’imprese committenti della PT Mulia Knitting factory
(http://www.cleanclothes.org/urgent/08-09-16.htm#action; scrivi nell’oggetto: Reinstate union members at PT Mulia Knitting Factory)
DALLE ISTITUZIONI
COIN CANCELLATA DALLE LISTE DEL GLOBAL COMPACT DELLE NAZIONI UNITE
Il gruppo Coin figura fra le nove aziende italiane cancellate a luglio dalle liste del Global Compact delle Nazioni Unite, l’iniziativa volontaria per la responsabilità sociale delle imprese, lanciata nel 2000 dall’allora segretario generale dell’Onu Kofi Annan. Il provvedimento, che ha colpito 630 imprese, viene applicato quando le imprese aderenti restano a lungo inattive, ovvero non pubblicano i rapporti informativi richiesti sui progressi compiuti nell’applicazione dei dieci principi alla base dell’accordo in materia di ambiente, lavoro, diritti umani e corruzione.
PRESTO AL BANDO LE PELLI DI FOCA NELL’UNIONE EUROPEA
E’ attesa l’approvazione della proposta presentata dalla Commissione europea di vietare le importazioni nella Ue di pelli di foca anche di animali adulti. I maggiori importatori europei sono Danimarca e Italia. Nell’Unione Europea il commercio delle pellicce e degli altri prodotti provenienti dalla caccia ai cuccioli di foca è già stato messo al bando da molti anni, ma in Italia il divieto non è mai diventato esecutivo perché il governo non ha ancora varato le misure di applicazione. Basterebbe che fossero gli stilisti a dare il buon esempio, ma questo non avviene. Donatella Versace ha appena fatto sfilare un trench in coccodrillo con trattamento di doratura (prezzo 140 mila euro) definendolo un modello “estremamente creativo”.
ONLINE IL DISCIPLINARE ETICO PER LA PELLETTERIA DEL PROGETTO FELAFIP
E’ online e scaricabile dal sito www.i-nnovation.it, il social network dedicato al mondo dell’innovazione a supporto del made in Italy, il nuovo disciplinare etico per la filiera della pelletteria del lusso, a garanzia della qualità totale, proposto dal Consorzio Centopercento Italiano e nato nell’ambito del progetto FELAFIP (Fabrica Ethica Laboratorio Filiera Pelletteria) coordinato dalla Regione Toscana e Commissione Etica Regionale. Tra le sue linee guida: delineare i requisiti di responsabilità sociale, economica e ambientale per le aziende operanti nel settore della pelletteria e per l’indotto; definire le metodologie di verifica dei requisiti; fornire percorsi sostenibili attraverso sistemi di gestione integrata per le microimprese toscane collocate in distretti e filiere; rispettare i valori sociali e umani che ogni azienda deve assicurare.
Il gruppo Coin figura fra le nove aziende italiane cancellate a luglio dalle liste del Global Compact delle Nazioni Unite, l’iniziativa volontaria per la responsabilità sociale delle imprese, lanciata nel 2000 dall’allora segretario generale dell’Onu Kofi Annan. Il provvedimento, che ha colpito 630 imprese, viene applicato quando le imprese aderenti restano a lungo inattive, ovvero non pubblicano i rapporti informativi richiesti sui progressi compiuti nell’applicazione dei dieci principi alla base dell’accordo in materia di ambiente, lavoro, diritti umani e corruzione.
PRESTO AL BANDO LE PELLI DI FOCA NELL’UNIONE EUROPEA
E’ attesa l’approvazione della proposta presentata dalla Commissione europea di vietare le importazioni nella Ue di pelli di foca anche di animali adulti. I maggiori importatori europei sono Danimarca e Italia. Nell’Unione Europea il commercio delle pellicce e degli altri prodotti provenienti dalla caccia ai cuccioli di foca è già stato messo al bando da molti anni, ma in Italia il divieto non è mai diventato esecutivo perché il governo non ha ancora varato le misure di applicazione. Basterebbe che fossero gli stilisti a dare il buon esempio, ma questo non avviene. Donatella Versace ha appena fatto sfilare un trench in coccodrillo con trattamento di doratura (prezzo 140 mila euro) definendolo un modello “estremamente creativo”.
ONLINE IL DISCIPLINARE ETICO PER LA PELLETTERIA DEL PROGETTO FELAFIP
E’ online e scaricabile dal sito www.i-nnovation.it, il social network dedicato al mondo dell’innovazione a supporto del made in Italy, il nuovo disciplinare etico per la filiera della pelletteria del lusso, a garanzia della qualità totale, proposto dal Consorzio Centopercento Italiano e nato nell’ambito del progetto FELAFIP (Fabrica Ethica Laboratorio Filiera Pelletteria) coordinato dalla Regione Toscana e Commissione Etica Regionale. Tra le sue linee guida: delineare i requisiti di responsabilità sociale, economica e ambientale per le aziende operanti nel settore della pelletteria e per l’indotto; definire le metodologie di verifica dei requisiti; fornire percorsi sostenibili attraverso sistemi di gestione integrata per le microimprese toscane collocate in distretti e filiere; rispettare i valori sociali e umani che ogni azienda deve assicurare.
ALTRE NOTIZIE
Un modello di scarpa da ginnastica per bambini della Geox, fatto analizzare dal mensile dei consumatori tedeschi Oeko Test insieme ad analoghi modelli di altri marchi, è risultato contenere ammine aromatiche cancerogene ben oltre i limiti ammessi dalla normativa europea. Il modello testato non sarebbe in vendita in Italia. Contattata ad agosto dalla rivista Il Salvagente, che ha sollevato il caso in Italia, Geox ha dichiarato di aver disposto alcune controanalisi, ma a distanza di oltre un mese la questione rimane ancora irrisolta. Nel frattempo le scarpe restano sugli scaffali dei punti vendita e con loro tutto il carico di incertezza sulla sicurezza dei prodotti messi in commercio.
DAL MONDO DELLE IMPRESE
Cessioni/acquisizioni, ristrutturazioni, attualità & futilità
Cessioni/acquisizioni, ristrutturazioni, attualità & futilità
Nike & Adidas
Nuovo scandalo del lavoro per Nike. La televisione australiana Channel 7 ha portato alla luce nel luglio scorso condizioni di lavoro ai limiti della schiavitù presso la fabbrica malese Hytex Group, fornitore di Nike da quattordici anni. Una successiva indagine di Nike ha confermato le accuse: ai lavoratori, immigrati da Bangladesh, Vietnam e Birmania, veniva regolarmente imposto un balzello, pari a un anno di salario, per il loro reclutamento e il passaporto veniva confiscato fino a che non avessero saldato il debito, cosa praticamente impossibile. Le condizioni abitative erano disumane. Nike ha annunciato all’inizio di settembre di aver avviato il trasferimento dei lavoratori in alloggi più decorosi e di aver imposto al suo fornitore la restituzione dei passaporti e delle trattenute illegali. I lavoratori che vorranno rientrare nel proprio paese, potranno farlo a spese della società, e chi resta potrà denunciare eventuali abusi su una linea telefonica dedicata. Nike ha dichiarato di non voler rescindere il contratto di fornitura con Hytex e di avere in programma una revisione dei propri fornitori in Malesia.
Rigettato a luglio il ricorso di Adidas nei confronti del marchio emergente William Wilson per violazione dell’esclusiva delle tre strisce: secondo il tribunale di Milano al modello di scarpa concorrente F2M può essere attribuita un’autonomia grafica e visiva rispetto ai segni registrati da Adidas. Nell’aprile scorso la Corte di giustizia europea si era pronunciata negativamente nella controversia che opponeva Adidas a H&M in un caso analogo (vedi Newsletter n. 3, 2008). Sul fronte americano, finisce con un accordo amichevole la causa intentata da Adidas nei confronti di Wal-Mart per aver messo in commercio scarpe sportive con un logo simile a quello coperto da brevetto.
Grande distribuzione
Upim
riduce il personale in Italia, ma si espande all’estero. Lo scorso
luglio ha inaugurato un megastore in Albania, a Tirana, e a breve
aprirà alcuni negozi a Malta. Un’espansione più capillare nell’Europa
dell’est è fra i suoi prossimi obiettivi. Il colosso americano Wal-Mart è stato denunciato lo scorso agosto da alcune organizzazioni sindacali statunitensi alla Federal Election Commission per aver invitato i propri dipendenti a non votare per il democratico Barack Obama. In gioco c’è una proposta di legge, sostenuta da Obama, che se approvata faciliterebbe la formazione di organizzazioni sindacali
A due anni dall’ingresso della catena britannica Tesco negli Stati Uniti, con l’apertura di negozi a marchio Fresh&Easy, il sindacato dei lavoratori della ristorazione e del commercio degli Stati Uniti (UFCW) ha pubblicato un dossier “Le due facce di Tesco” (www.ufcw.org) che accusa il gruppo britannico (terzo per dimensioni al mondo dopo Wal-Mart e Carrefour) di applicare due pesi e due misure nei rapporti sindacali: in due anni l’UFCW non è mai riuscito a incontrare i vertici aziendali per discutere delle inadeguate condizioni salariali e lavorative. Il lancio del dossier è avvenuto in Gran Bretagna con l’intervento di alcuni lavoratori statunitensi. Tesco è presente in 13 paesi con 3700 punti di vendita.
Il ricamo manuale in India realizzato per filiere internazionali può nascondere lavoro minorile. Dopo Gap lo scorso anno (vedi Newsletter n. 8, 2007), questa volta è Primark, catena leader in Gran Bretagna nella vendita di abbigliamento a basso costo, a finire al centro di un’indagine, trasmessa dalla BBC lo scorso giugno, che ha rivelato come il lavoro di ricamo per i suoi capi a marchio esca dalle mani di bambini srilankesi, molti dei quali orfani, rifugiati nei campi profughi del Tamil Nadu. Primark si è limitata a troncare i rapporti commerciali con tre dei suoi fornitori in India senza curarsi delle conseguenze che questa decisione avrà sui lavoratori.
Acquisizioni
Il gruppo di private equity 3i entra nel capitale della società Antichi Pellettieri Bags nata dallo spin off di Antichi Pellettieri del Mariella Burani Fashion Group il quale cede la produzione della prima linea Burani Jeans all’azienda napoletana Phard con avvio dalla primavera 2009.Il gruppo Sixty acquista il marchio Roberta di Camerino con l’intenzione di inserirsi nella fascia alta di mercato. Only the Brave, la holding creata dal proprietario di Diesel, acquisisce il marchio olandese del lusso Viktor & Rolf. Il fondo di private equity The Carlyle Group acquista il 48% di Moncler, capogruppo del Gruppo Moncler.
Acquisizioni da parte di imprese asiatiche
Gibò, sussidiaria europea del gruppo giapponese Onward, acquisisce il marchio Jil Sander dal fondo di private equity Change Capital Partners che l’aveva acquistato nel 2006 dal gruppo Prada.Il gruppo tessile indiano Bombay Rayon Fashions Ltd (Brfl) ha rilevato a settembre all’asta fallimentare il marchio Guru (gruppo Jam Session), il cui fondatore Matteo Cambi si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Il managing director di Brfl, Agrawal Prashant, ha dichiarato che infonderà nel marchio il valore aggiunto del “time to market”: l’azienda indiana si vanta di consegnare in tre settimane dall’ordine. Non per niente annovera fra i suoi clienti nomi come Liz Claiborne, Zara, H&M.
Il gruppo cinese Hembly International ha acquisito definitivamente il marchio Sergio Tacchini, di cui aveva assunto il controllo nel 2007 (vedi Newsletter n. 5, 2007) pagandolo secondo il Financial Times 27 milioni di euro. L’obiettivo è quello di aprire 20 negozi a marchio entro il 2011.
Kathy Van Zeeland, azienda pellettiera statunitense, è stata acquistata per 330 milioni di dollari da Li & Fung, società di Hong Kong specializzata nella produzione e nella commercializzazione in conto terzi di prodotti della moda, con un giro d’affari di un miliardo di euro.
Accordi di partnership
Lotto ha siglato un accordo di partnership con la società cinese Li Ning
per la produzione e commercializzazione dei prodotti a marchio Lotto in
Cina. L’intesa varrà per un periodo di 20 anni a partire dal mese di
settembre. Li Ning, l’ex atleta che ha acceso il braciere olimpico di
Pechino correndo sospeso in aria, è proprietario del più grande marchio
di abbigliamento e attrezzature sportive in Cina, con 4.300 punti di
vendita nel paese e un giro d’affari che sta impensierendo i colossi
internazionali dello sport. Anche Geox entra nel mercato cinese stringendo un accordo con Belle International, azienda leader in Cina nella vendita al dettaglio di calzature. Nelle intenzioni dell’azienda, il passo successivo sarà l’apertura entro il 2010 di oltre 200 punti di vendita a marchio.
Un marchio non si nega a nessuno: dopo la Polizia di stato (vedi newsletter n. 3, 2007), ecco altre curiose novità. La collezione è ancora in fase di studio ma il marchio Guardia Costiera è cosa fatta. L’azienda di calzature Valleverde ha raggiunto un accordo per unire lo stemma della Guardia costiera italiana con il logo della Valleverde per una linea di calzature e accessori per la nautica. L’azienda Cristiano di Thiene, già fornitrice delle Forze armate, ha lanciato due linee a marchio Aeronautica Militare e Frecce Tricolori, che dopo i primi successi di mercato offrono collezioni “total look” a partire dai cappelli fino agli scarponi. Per finire, McLaren, ha deciso di festeggiare i 40 anni di gran premi con due linee di calzature, una sportiva e una di lusso, prodotte in licenza dall’azienda di Barcellona Fashion Ventures21.
Contraffazioni
Il
sito di aste online eBay è stato condannato a luglio dal tribunale di
Parigi a pagare 40 milioni di euro a sei marchi del gruppo del lusso
Lvmh per non aver vigilato sulla vendita di prodotti tessili
contraffatti a marchio Christian Dior e Louis Vuitton,
e di quattro etichette di profumi. E’ la seconda sentenza che colpisce
in Francia eBay dopo quella inflitta a giugno, per un risarcimento pari
a 20 mila euro, relativa alla vendita di false borse Hermès. Il tribunale di Tel Aviv ha dato ragione alla Gianni Versace
Spa ordinando alla “Versace 83 Ltd”, una società fondata nella capitale
israeliana 20 anni fa, di interrompere le attività commerciali e
produttive realizzate a scopo di contraffazione.Varie
Nella Francia rurale la fabbrica di lingerie Aubade
aveva rappresentato per cinquant’anni un luogo di socializzazione per
le donne dei dintorni di Saint-Savin. L’arrivo della società svizzera Calida
e il licenziamento nel 2007 della metà delle 230 operaie per
delocalizzare in Tunisia hanno spezzato i legami di solidarietà fra le
donne, che si erano battute insieme per evitare la chiusura. Ma secondo
un reportage di Le Monde, sull’altra sponda del Mediterraneo, vicino a
Monastir, le 230 operaie di Aubade non se la passano meglio. Non devono
parlare alla stampa, lavorano quarantotto ore alla settimana per 200
euro al mese, hanno diritto a una sola pausa di mezz’ora per il pranzo,
e sono malviste dalla popolazione locale perché hanno accettato salari
più bassi. Il proprietario di Calida, Felix Sulzberger, dice di
ignorare tutto, ma è felice di aver acquistato Aubade: in un anno il
fatturato della sua società è triplicato. Calida aderisce al BSCI (Business Social Compliance Initiative), un organismo nato nell’ambito della grande distribuzione, per promuovere comuni meccanismi di monitoraggio nell’applicazione dei codici di condotta. Come spesso succede, una responsabilità sociale scritta solo sulla carta.
Quando si dice conflitto di interessi. Sette aeroporti italiani hanno chiesto all’Enac (ente nazionale per il trasporto aereo) di bloccare nei loro scali gli aerei di Alitalia. In testa alla lista c’è Aeroporti di Roma, il gestore dell’aeroporto di Fiumicino, che fa capo a Sintonia della famiglia Benetton e che al contempo, attraverso Atlantia, è azionista di Cai, la compagnia aerea italiana che ha rilevato Alitalia (o meglio, la sua parte sana). Chiedono il pagamento immediato dei crediti vantati nei confronti di Alitalia, che ammontano a 50-60 milioni di euro. Una cifra esorbitante se si considera che a fine agosto Alitalia aveva in cassa soltanto fra i 30 e i 50 milioni. Un incredibile pasticcio all’italiana.
E’ arrivata a luglio la sentenza nel crack Giacomelli, gruppo di distribuzione di abbigliamento sportivo finito in bancarotta: 9 anni e 4 mesi comminati all’ex presidente Emanuele Giacomelli per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa aggravata ed emissione di fatture false.
Grotto, proprietaria del marchio di jeanswear Gas, ha ritirato a luglio in seguito a un accordo sindacale la procedura di mobilità per 70 dipendenti chiedendo la cassa integrazione straordinaria a partire dal 15 settembre. L’azienda veneta è in crisi finanziaria a causa di ingenti investimenti effettuati per sostenere la forte espansione in Europa
Sequestrati a Roma a luglio 7 laboratori cinesi che producevano in condizioni disumane nella solita cascata di subappalti merce con l’etichetta di Sandro Ferrone (testimonial Sabrina Ferilli), leader della moda cheap italiana.
Il gruppo Miroglio ha annunciato l’intenzione di chiudere nella provincia di Taranto la fabbrica Filatura e Tessitura di Puglia, dove lavorano 238 persone, a due mesi dall’acquisizione per 60 milioni di euro del 50% di Ayaydin Group, uno dei principali operatori del settore tessile-abbigliamento della Turchia, attivo nel mercato interno e nei mercati emergenti dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente.
Il design residenziale è la nuova frontiera dei marchi del lusso. Ferré e Ferragamo firmeranno gli arredamenti di due grattacieli che sorgeranno nel centro di Dubai, a Versace è stata affidata la ristrutturazione di tutti gli interni della Clock Tower, uno storico edificio di New York acquistato nel 2007 da un gruppo israeliano.
(Fonti: Il Sole 24 Ore, vari numeri giugno-settembre 2008, Fashionmagazine vari numeri giugno-settembre 2008, Clean Clothes Campaign, NikeWatch newsletter agosto-settembre 2008, RSI News giugno-luglio 2008, The Guardian online 22.8.08, The Observer online 22.6.08, Il Salvagente, n. 33 e n. 37 agosto-settembre 2008, Il Manifesto 15.6.08, La Repubblica 12/9.7.08, La Stampa 24.7.08, Just-style.com 8.7.08)
(a cura di Ersilia Monti, Deborah Lucchetti, Claudio Brocanelli)