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Ottobre 2006

NUMERO 9


MADE IN... GOMORRA
Ovvero la camorra nel tessile. Leggete questo libro bellissimo e coraggioso, di autentica denuncia e passione civile e scoprite come il "sistema" camorristico ha saputo potenziarsi ed espandersi capillarmente grazie alla gestione delle merci, che partono dalla Cina o dal Bangladesh, arrivano nel porto di Napoli, la porta per l'Europa e lì scompaiono: si, perchè diventano merce fantasma, che sfugge al controlli doganali e non paga tasse, per farsi materia prima pronta per la contraffazione e la produzione nei laboratori in nero collocati in palazzi sventrati del napoletano, perfettamente organizzati per il confezionamento di tessile per tutti i mercati. Le merci fantasma cucite da lavoratori fantasma arrivano nei nostri outlet, nelle catene distributive di tutto il mondo, sui marciapiedi gestiti dagli ambulanti e persino sul corpo prestigioso di Angelina Jolie. Cinesi che fanno concorrenza ai cinesi, merci che comprano tutti e che alla fine diventano rifiuti, tossici e buoni da interrare ovunque capiti, dando vita a terreni edficabili dalle imprese del cemento del "sistema". 
Roberto Saviano è stato messo sotto scorta per quello che ha scritto e per aver sfidato la cultura camorristica mettendo in chiaro meccanismi, nomi e cognomi, collusioni con i poteri forti e con le economie legali. 

Per questo vi invitiamo ad inviare una e-mail di solidarietà a Roberto Saviano indirizzata a iostoconroberto@giosef.it


Il blog in suo sostegno lo trovate su http://www.iostoconroberto.blogspot.com

Ecco il testo:

Esprimo sincera solidarietà a Roberto Saviano; chiedo alle istituzioni ed alle imprese che operano con onestà di fare sentire la voce di una società che non intende piegarsi alle leggi mortali e immorali della camorra e di tutte le mafie attraverso comportamenti concreti, a partire dalla difesa di coloro che hanno il coraggio della denuncia e dall'assunzione in prima persona di comportamenti responsabili e trasparenti.

Firma
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LE NAVI OFFICINA
Le voci che da qualche tempo circolano nel nostro ambiente hanno trovato conferma: i mari sono solcati da navi che al posto di merci trasportano operai alla macchina da cucire. Lo rivela un’inchiesta del Sole 24 ore che, attraverso l’esca gettata a un operatore di una società cinese di import-export, ha ricostruito le rotte delle navi officina, navi che imbarcano illegalmente semilavorati in Cina per scaricare dopo un mese prodotti finiti nei porti europei.

Come funziona questo nuovo tipo di traffico clandestino? In apparenza è piuttosto semplice. La nave parte dalla Cina, batte per lo più bandiera indiana e ha a bordo personale non cinese, spesso del Bangladesh (“nessuno sa cosa succede a bordo – assicura il trafficante cinese – neanche l’armatore”); viene fatta transitare dai porti veloci (in gergo “transhipment”) di Singapore o di Port Kelang, in Malesia,  dove non è richiesta la dichiarazione di non manipolazione delle merci a bordo, e qui le merci, che nel frattempo sono state assemblate, vengono scaricate senza passare la dogana per essere etichettate a terra (con una qualsiasi indicazione di origine voluta dal cliente). Vengono trasferite infine su un’altra nave che fa rotta su Roma o Valencia, da dove ripartono alla volta di Amburgo via mare o del centro Europa via terra. L’intera operazione non dura più di 35 giorni. Ma che cosa trasportano queste navi, oltre a un carico umano sicuramente ridotto in schiavitù, e per conto di chi? Qui non troviamo risposte, a parte il titolo, che è perentorio: “Le navi fantasma delle false griffe”. Un’ipotesi è che a bordo si copino modelli di marche famose da immettere sul mercato in tempo reale contestualmente al prodotto griffato, creando una sorta di mercato parallelo del falso istantaneo, cosa resa possibile dal far coincidere la fase produttiva con il primo anello della distribuzione.  Ci  sono poi i “grossi marchi del fast fashion”, capaci di comprimere inspiegabilmente costi e tempi di produzione all’inverosimile, e sulle loro politiche commerciali, che favorirebbero metodi di estrema illegalità, punta il dito il presidente della Camera della moda.  Ma come interpretare un episodio come questo: “Qualche mese fa, a 15 miglia marine dal porto di Genova, una nave officina battente bandiera indiana è stata intercettata grazie a una soffiata. A bordo, personale tecnico di un grosso gruppo del made in Italy intento a “nobilitare” merce indiana”. Insomma, le navi officina trasportano solo merci contraffatte? Che certezza ne abbiamo? Il capitolo sulle responsabilità dei committenti resta ancora tutto da scrivere.
Procuratevi Il Sole 24 ore del 24 ottobre (p.18) per leggere le “confessioni” del trafficante cinese raccolte dalla giornalista, Rita Fatiguso, che l’ha incontrato a Shanghai spacciandosi per consulente di un vero spedizioniere doganale italiano.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 7.9.2006; 24.10.2006)

DALLE ISTITUZIONI


APPROVATE LE MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE PER LE CALZATURE

L’Unione europea ha approvato con un compromesso i dazi definitivi sulle importazioni di scarpe in cuoio da Cina e Vietnam: dureranno 2 anni al posto di 5 e si applicheranno nella misura del 16,5% alle calzature cinesi e del 10% a quelle vietnamite (contro rispettivamente il 19,4% e il 16,8% dei dazi provvisori entrati in vigore lo scorso marzo). L’Anci (Ass. nazionale calzaturieri italiani) ha espresso soddisfazione, ma gli importatori europei e i governi di Cina e Vietnam minacciano azioni legali e criticano il sistema di voto che conta le astensioni insieme ai voti favorevoli. Dall’accordo sono escluse le scarpe sportive che da tempo non vengono più prodotte in Europa.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 4/5.10.2006; Fashionmagazine, 4/9.10.2006)

DALLE AZIENDE

CESSIONI/ACQUISIZIONI, RISTRUTTURAZIONI, ATTUALITA’ & FUTILITA’

Si sono concluse a settembre le sfilate di “Milano Moda” con un conto della spesa miliardario: da 8 a 80 mila euro al minuto il costo per ogni passerella, fra location, modelle e voci varie. Un mondo dell’effimero di lusso che si rivolge ai cosiddetti “High net worth individuals” (Hnwi), persone con un patrimonio personale che supera il milione di dollari. Stando a una recente indagine, nel 2005 il numero di “Hnwi” è aumentato nel mondo del 7% toccando gli 8,3 milioni di persone. In Italia, entro il 2009, saranno poco meno di 600 mila, in crescita del 20% rispetto al 2005.
Ma nel mondo ci sono anche 1,3 miliardi di musulmani, a molti dei quali più semplicemente piacciono i jeans, un capo però troppo scomodo da indossare nelle quotidiane genuflessioni della preghiera. Ecco che un’azienda friulana, Al Quds, ha fatto anche di loro un target commerciale, proponendo un modello ad hoc, di taglio ampio, vita alta, e molte tasche, fatto produrre in un paese musulmano, il Pakistan, e distribuito da Carrefour, che in un altro paese musulmano, il Bangladesh, continua tuttavia a rifiutare di finanziare il fondo per il risarcimento delle vittime del crollo della Spectrum, azienda tessile di cui era committente. Non tutto il mondo è paese.

BENETTON: dopo il via libera dell’Antitrust Ue, cresce la probabilità che il tormentone Autostrade-Abertis si concluda alla fine con la fusione, meno scontato è se il ministro Di Pietro ce la farà a imporre più investimenti e minori tariffe sulle autostrade. Il governo calcola in 2 miliardi di euro la mancata realizzazione di investimenti da parte di Autostrade in sei anni di attività, a fronte di 3 miliardi le plusvalenze ottenute dai Benetton nello stesso periodo di tempo. Stessa cifra, ma in dollari, il valore del contratto della durata di 30 anni rinnovato ad Autogrill per la gestione di aree di ristoro sulla Pennsylvania Turnpike, un’arteria di 853 chilometri che collega la East Coast al Mid West degli Stati Uniti. Di questi giorni la notizia dell’acquisizione da parte di Autogrill del pacchetto di maggioranza di Carestel group, primo operatore belga nei servizi di ristorazione in concessione. Imminente la ristrutturazione societaria di Benetton group.

Lo storico marchio del lusso maschile CERRUTI,  reduce dal fallimento della holding proprietaria e l’arresto del nuovo titolare, passa nelle mani del fondo anglo-americano Matlin Patterson, mentre Banca Intesa entra nel capitale di PRADA rilevando una quota del 5%. Passa invece al fondo Investitori Associati il 67,5% di CISALFA SPORT, il maggiore gruppo italiano nella distribuzione di articoli sportivi, proprietario fra gli altri di Longoni Sport. Cisalfa ha 160 punti di vendita e 2.500 dipendenti. Investitori Associati ha rilevato nel 2005, insieme a DB, Pirelli Re e al gruppo Borletti, La Rinascente/Upim.

HANESBRAND, colosso americano dell’intimo con i marchi Playtex e Wonderbra, fino allo scorso luglio marchio di SARA LEE, annuncia la chiusura di tre stabilimenti in USA e in Messico per delocalizzare nei Carabi e nell’Europa centrale. Risultato di questa operazione, oltre 2mila dipendenti vanno ad aggiungersi ai 4 mila già licenziati negli ultimi anni.

WAL MART è stata condannata dal tribunale di Philadelphia a pagare 78 milioni di dollari di risarcimento a 187 mila dipendenti dei suoi grandi magazzini della Pennsylvania, che l’accusavano di aver soppresso le pause spettanti per legge allo scopo di aumentare le ore di lavoro. La prova decisiva è venuta dai circuiti televisivi installati dalla compagnia nei reparti di vendita. Wal Mart ha intanto raggiunto un accordo per acquistare la più grande catena di ipermercati presente in Cina.

Maurizio Borletti, presidente de LA RINASCENTE, insieme al fondo immobiliare Rreef (Deutsche Bank), ha ottenuto dal tribunale di Parigi il rigetto della causa intentata dai dipendenti della catena di distribuzione francese Printemps, che contestavano l’insufficienza di informazioni fornite in vista dell’acquisizione. Borletti e Rreef assicurano di voler investire nell’attività di Printemps e aspettano il via libera da Bruxelles.

(Fonte: Il Sole 24 ore, vari numeri marzo;luglio-ottobre 2006; Il Manifesto, 17.10.2006; Fashionmagazine, 18.9.2006; Finanza&Mercati, 31.8.2006)

ALTRE NOTIZIE

TESSILE E SALUTE: QUELLO CHE LE ETICHETTE NON RACCONTANO
Il settimanale Il Salvagente ha dedicato questo mese un articolo al tema della salute nel consumo di prodotti tessili, realizzato con il contributo della Campagna Abiti Puliti. Al centro due studi condotti rispettivamente dall’Italian textile fashion (organismo delle Camere di commercio italiane per il comparto moda), presentato a Bruxelles, e dall’Unione industriali di Como, dai quali emerge che buona parte dei capi di abbigliamento in commercio nell’Unione europea non rispetta la normativa comunitaria sulla composizione del tessuto, la presenza di sostanze tossiche e l’etichettatura.

La parte di ricerca condotta nel nostro paese, nelle città di Varese e Como, evidenzia che fino al 44% dei capi analizzati manca dell’etichetta di origine e fino al 30,5% non rispetta la normativa che regola l’etichettatura di composizione fibrosa del tessuto; contengono ammine aromatiche cancerogene la metà dei campioni importati da paesi extra Ue acquistati in Italia sulle bancarelle, e rispettivamente il 29,6% e il 41,2% di quelli acquistati nei negozi e nella grande distribuzione. Stesso discorso per la presenza delle principali sostanze nocive o allergizzanti (formaldeide, coloranti chimici, metalli pesanti), presenti rispettivamente nel 58,8% e nel 70,4% dei capi importati in vendita nei negozi e nella grande distribuzione. A livello europeo, il 57,6% dei campioni prelevati in 5 grandi metropoli è mendace sulla composizione fibrosa (con una punta del 72% per la città di Barcellona), e il 36% non riporta indicazioni di origine (con una punta del 60% per Parigi). Fra le più “tossiche”, le città di Francoforte e Barcellona, la più virtuosa la città di Stoccolma, con “solo” il 16% di capi privi di etichetta di origine.
Il secondo studio, realizzato dal Centro tessile di Como su un centinaio di capi di seta immessi sul mercato italiano, mette in luce che più della metà non è conforme ai requisiti di legge, e in particolare le ammine aromatiche sono presenti nel 19% dei capi in totale e nell’80% di quelli importati.
L’Italian textile fashion, così come il Centro tessile di Como, rifiutano di fornire i nomi dei marchi non a norma, e quest’omertà si spiega col fatto che ormai gran parte delle industrie europee dell’abbigliamento ha trasferito parte della produzione all’estero. Un atteggiamento che solo apparentemente contrasta con la pressante richiesta avanzata dalle associazioni di categoria italiane in sede europea per arrivare in tempi brevi a un’etichetta di origine obbligatoria, regola già prevista per chi esporta in Usa e in Cina. Chi spera di fregiarsi del “made in Italy”, in realtà, sono essenzialmente produttori di fascia alta che si augurano di poter dichiarare come italiano un prodotto ottenuto prevalentemente ma non esclusivamente nel nostro paese (si pensi, per esempio, che tutte le grandi griffe da anni fanno fare i ricami in India), creando così ulteriore valore aggiunto. Per le 60 mila persone affette in Italia da allergie da contatto dovute ai tessuti, servirebbe prioritariamente una legge che imponga alle imprese di rivelare almeno la lista dei componenti delle tinture. I colori più aggressivi sono blu, giallo e arancio, e le categorie più a rischio sono le persone in sovrappeso, con tendenza alla sudorazione. Dogane e camere di commercio denunciano di non essere messe in grado di svolgere un’efficace azione di controllo della conformità del tessile in commercio.
(Fonte: Il Salvagente, n. 39/40, 12-19 ottobre 2006; Italian textile fashion, Monitoring of  the textile products sold on European markets: final technical survey, 2006)


>> SCARICA L'ARTICOLO INTEGRALE de IL SALVAGENTE

LA SCARPA ECOLOGICA DI MONTE URANO
Presentata dalla Provincia di Ascoli Piceno al “Sana” la prima scarpa ecologica marchigiana. Ideata dall’associazione “Un punto macrobiotico” di Fermo, che ne detiene il brevetto, è prodotta dall’azienda calzaturiera IN di Ripani Mirella di Monte Urano, che garantisce di realizzarla con prodotti naturali ed ecocompatibili: niente sostanze nocive o allergizzanti come cromo, mercurio, o pentaclorofenolo (PCF), tutto il cuoio è a concia vegetale, i plantari sono in cuoio o sughero, il filo per cucire è misto cotone, la tomaia in pelle è colorata senza sostanze tossiche, tutti i pezzi sono controllati e rifiniti a mano. La scarpa potrà avere un prezzo finale al pubblico inferiore agli 80-90 euro, specie se acquistata direttamente in fabbrica o attraverso lo sportello attivato dalla Provincia di Ascoli Piceno “Filieracorta picena”, nato per mettere in contatto diretto consumatori e produttori biologici del piceno.
(Fonte: Il Resto del carlino, 13.9.2006)

IN COMMERCIO  I JEANS CERTIFICATI DA FAIRTRADE TRANSFAIR ITALIA
Da questo mese, in 25 punti vendita della catena Iper del centro e nord Italia, sono in vendita i jeans in cotone certificato da Fairtrade transfair Italia, firmati dall’azienda francese Rica Lewis. Il cotone proviene da organizzazioni di produttori del Camerun, viene tessuto in Italia e confezionato in Tunisia. Fairtrade transfair Italia assicura che tutta la filiera viene controllata dal sistema Fairtrade: FLO per la parte produttori, Max Havelaar Francia e Fairtrade transfair Italia per la parte aziende.
(Fonte: Comunicato stampa Fairtrade transfair Italia, 5.10.2006; per informazioni: info@fairtradeitalia.it)

NOTE DI STORIA E DI CULTURA

E’ morto l’ex atleta australiano Peter Norman, protagonista di un piccolo, grande gesto di solidarietà alle Olimpiadi di Città del Messico

Olimpiadi di  Città del Messico 1968, sei mesi dall’assassinio di Martin Luther King e pochi giorni dal massacro degli studenti sulla Plaza de las tres culturas, che a quelle olimpiadi avrebbero preferito più libertà. Mancano pochi minuti alla premiazione della finale dei  200 metri, e Peter Norman sta per salire sul podio, medaglia d’argento, accanto ai due velocisti afroamericani Tommie Smith e John Carlos, che lo informano in quel momento delle loro intenzioni. Peter ha poco tempo per decidere, ma non ha dubbi. Là dove oggi campeggia il logo dello sponsor, sulla sobria giacca della sua tuta di cotone blu, Norman appunta, in segno di solidarietà, il distintivo dell’Olympic project for human rights, ed è lui a suggerire ai compagni di dividersi l’unico paio di guanti, poiché uno è andato perso.
Smith e Carlos fanno il loro ingresso nello stadio olimpico scalzi, in una mano una scarpa con cui hanno corso (una Puma), a significare che il valore di una persona non si misura dalla funzione delle sue scarpe. Ascoltano l’inno americano a testa bassa, il pugno chiuso alzato e guantato di nero, che ricorda il saluto delle Pantere nere, per protestare contro uno stato che si ricorda dei neri solo per sfruttare le loro doti atletiche. Il Cio li priverà delle medaglie e, rispediti a casa, saranno espulsi dalla comunità sportiva. Norman continuerà a correre, ma per sua ammissione, quel giorno gli cambierà la vita e segnerà l’inizio di un’amicizia duratura con i protagonisti della protesta più memorabile nella storia dello sport.


Il  “promesso sposo” Renzo Tramaglino, filatore di seta, prototipo dell’imprenditore globalizzato? Leggere per credere.

Al termine del celebre romanzo manzoniano, il protagonista Renzo Tramaglino, abile filatore di seta, si ritrova in possesso di un gruzzoletto che impiega per acquistare insieme a un cugino un filatoio nella bergamasca. Sentite a quali condizioni Renzo diventa imprenditore:
“Gli affari  andavano d’incanto: sul principio ci fu un po’ d’incaglio per la scarsezza de’ lavoranti [molti erano morti di peste, n.d.r.] e per lo sviamento e le pretensioni de’ pochi che erano rimasti. Furono pubblicati editti che limitavano le paghe degli operai […] Arrivò da Venezia un altro editto un po’ più ragionevole: esenzione, per dieci anni, da ogni carico reale e personale ai forestieri  che venissero ad abitare in quello stato [Renzo veniva dallo Stato di Milano, era pertanto uno straniero nello Stato di Venezia, n.d.r.]. Per i nostri fu una nuova cuccagna” (cap. XXXVIII).
In pratica, Renzo avvia un’attività di produzione di filo per tessuti in un paese straniero e ottiene due importanti agevolazioni: paghe basse per i suoi operai ed esenzioni fiscali per sé e per la sua attività. Il risultato “fu una cuccagna”, come tutti ben sappiamo.

(a cura di Ersilia Monti, Deborah Lucchetti, Claudio Brocanelli)


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Last modified 2006-12-21 09:43 AM
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