Nov2007
NUMERO 8
CASI URGENTI
LO STAFF DELLA CLEAN CLOTHES CAMPAIGN ORA RISCHIA L'ESTRADIZIONE. Ultima ora: Com’era nelle più pessimistiche previsioni, il tribunale civile di Bangalore ha spiccato sabato 1° dicembre un mandato di cattura internazionale nei confronti degli attivisti della Clean Clothes Campaign (CCC) e dell’India Committee of the Netherlands (ICN), insieme ai provider del siti web, Antenna e Xs4all. Il ministro degli affari interni indiano ha ricevuto facoltà dal tribunale di richiedere al governo olandese l’estradizione delle otto persone richieste a comparire in giudizio a Bangalore per aver diffuso dal proprio sito web informazioni relative alle testimonianze raccolte dalle organizzazioni sindacali e della società civile indiana sulla violazioni dei diritti dei lavoratori alla FFI di Bangalore.
Leggi il comunicato stampa della CCC
I reati contestati ai partner indiani non saranno discussi in aula prima della prossima estate. Ciò significa prolungare la censura preventiva di altri 7-8 mesi.
L’Observatory for the Protection of Human Rights Defenders, programma congiunto dell’International Federation for Human Rights (FIDH) e della World Organisation Against Torture (OMCT) ha diffuso un appello a sostegno della CCC e dell’India Committee of the Netherlands ricordando che l’India è stata eletta nel 2007 per tre anni membro del Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, e come tale si è impegnata a garantire il più elevato standard di promozione e protezione dei diritti umani, compreso il pieno sviluppo dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.
Sostenete l’appello del FIDH inviando un messaggio al primo ministro indiano, copiandolo dal link:
http://www.fidh.org/spip.php?article4860
Anche la Confederazione Internazionale dei Sindacati ha diffuso un comunicato in cui condanna i tentativi del governo indiano di stendere un velo sulle violazioni dei diritti dei lavoratori fino al punto di denunciare alla Commissione europea l’operato delle organizzazioni non governative dell’unione come una “barriera non tariffaria” al libero commercio e in quanto tale da rimuovere secondo le regole dettate dalla WTO.
La Campagna Abiti Puliti ha scritto una lettera aperta a Oliviero Toscani, autore della censurata campagna pubblicitaria sull’anoressia realizzata per Flash&Partners (marchi RaRe e Nolita), per ricordare che una censura ben più grave ha colpito le associazioni e i sindacati per aver denunciato le condizioni di lavoro indegne di chi ha cucito jeans anche per i marchi del suo committente. Il testo della lettera, la risposta aggressiva e deludente di Toscani, e la replica della campagna la trovate sul sito della rivista Carta e al link della campagna
Un’altra lettera aperta, pubblicata il 27 novembre da Liberazione, è stata indirizzata dalla campagna al ministro per il commercio estero Emma Bonino per chiederle quali provvedimenti intende adottare per far sì che le libertà economiche di cui da sempre è paladina non ledano i diritti fondamentali delle persone. Difficile fare previsioni quando sul piatto della bilancia fra Italia e India pesano altri ordini di grandezza, per esempio l’incremento in un anno degli scambi commerciali del 43%. Chi avrà voglia di rallentare il treno in corsa? Ma anche da questo si misura la serietà delle persone. Leggete il testo al link della campagna.
Scrivete subito una mail di pressione alla G-Star, l'attuale e più importante cliente della FFI affinchè assuma un comportamento responsabile.
COMITATO DI INDAGINE DELL’OIL SUL CASO CHEA VICHEA
Un incaricato dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha incontrato i rappresentanti della Confederazione dei Sindacati della Cambogia (CCU), nata dalla fusione del Sindacato Libero dei Lavoratori del Regno di Cambogia (FTUWKC) e del Sindacato Indipendente degli Insegnanti (CITA), con il compito di discutere la formazione di un comitato di indagine sulla morte del presidente del FTUWKC, Chea Vichea, ucciso nel gennaio di tre anni fa. Sulle vicende che hanno portato alla condanna per omicidio di due persone innocenti è stato realizzato un documentario dal titolo “Plastic killers”, scaricabile dal sito http://plastic-killers.blip.tv. La famiglia di Hy Vuthy, esponente del FTUWKC ucciso nel febbraio scorso, vive oggi al sicuro presso parenti. I colpevoli non sono mai stati identificati e il sindacato non prende sul serio le assicurazioni date dai magistrati alla moglie di Hy Vuthy di voler aprire nuove indagini (per i due casi vedi newsletter n. 3 e 4, 2007)
PRIMO IMPORTANTE RISULTATO NELLA LOTTA DELLE LAVORATRICI DELLA VAQUEROS NAVARRA IN MESSICO
Dopo mesi di resistenza alle intimidazioni, alle minacce di chiusura, e il licenziamento di un centinaio di persone per ritorsione alla costituzione di un sindacato indipendente, le lavoratrici e i lavoratori della Vaqueros Navarra di Tehuacan, nello stato messicano di Puebla, produttore di jeans per marchi come Tommy Hilfiger e Guess, hanno ottenuto la loro prima vittoria riuscendo il 23 novembre a far riconoscere il loro sindacato “Settembre 19”, affiliato all’Authentic Labour Front (FAT). In una votazione che ha sconfitto i sindacati ufficiali CRM e CROC, sostenuti dal datore di lavoro e dal partito al governo PRI, la nuova formazione si è assicurata il diritto alla contrattazione collettiva. Il risultato, al quale ha contributo il voto di 45 lavoratori espulsi, è tanto più sorprendente se si pensa che, in spregio alle più elementari garanzie democratiche, ciascun lavoratore ha dovuto recarsi al tavolo delle votazioni, al quale sedevano il datore di lavoro, i rappresentanti delle autorità e dei sindacati ufficiali, e dichiarare a voce la sua scelta di voto. La maggior parte del personale è costituito da giovani donne indigene che non hanno avuto paura di esporsi pubblicamente. Il FAT e la Commissione per i Diritti umani e del Lavoro avevano chiesto inutilmente votazioni segrete; l’unica cosa che hanno ottenuto è stata la presenza di osservatori internazionali inviati dal dipartimento del lavoro statunitense e dalle organizzazioni non governative Jesuit Centre for Reflection and Labour Action (CEREAL) e Maquila Solidarity Network. La lotta delle lavoratrici della Vaqueros Navarra è tutt’altro che conclusa: l’impresa e i sindacati sconfitti hanno contestato il diritto al voto del personale licenziato e la legittimità rappresentativa del nuovo sindacato. La campagna di pressione internazionale, alla quale la Clean Clothes Campaign ha dato il suo contributo, prosegue nel tentativo di indurre la direzione della fabbrica a trattare con i rappresentanti dei lavoratori, a ritirare i licenziamenti e a mantenere la fabbrica in attività. Il Maquila Solidarity Network, che si è fatto in questi mesi portavoce delle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori, ringrazia tutti coloro che hanno contribuito a questo primo, importante risultato.
CASO HERMOSA, APPELLO A MEZZO STAMPA DI ADIDAS AL GOVERNO DEL SALVADOR
Con la chiusura per fallimento della loro fabbrica nel maggio 2005 (vedi newsletter n. 1, 2007), i lavoratori della Hermosa di Apopa in El Salvador, oltre ad aver perso il lavoro, hanno avuto l’amara sorpresa di scoprire che le trattenute assicurative in busta paga non erano mai state versate e non avrebbero percepito né l’indennità di licenziamento né gli arretrati dei salari. Alcuni hanno perso anche la casa, garantita dal fondo previdenziale pubblico, o ammalatisi gravemente, non hanno potuto accedere alle cure mediche. Chi non ha avuto parte nel sindacato ha trovato lavoro altrove, gli altri – per lo più giovani madri sole – sono finiti in una lista nera che ancora oggi li esclude dal lavoro. Una somma di sciagure che può determinarsi ogni volta che le imprese e i governi vengono meno ai loro obblighi primari e la vigilanza di organismi terzi si rivela insufficiente o inefficace. Per non parlare delle conseguenze di chiusure provocate dalla fine dei contingentamenti dell’Accordo Multifibre e alle quali la Clean Clothes Campaign dedica da un paio di mesi un bollettino informativo specifico sul suo sito. Creare un fondo di emergenza non è più un tabù per le imprese committenti (pensiamo al caso Spectrum), purché resti limitato nel tempo, non sia eccessivamente oneroso, e si attivi ai soli fini umanitari. Quello stanziato nel dicembre 2006 dalla Fair Labor Association (FLA), in rappresentanza di alcuni dei suoi associati ex committenti di Hermosa (fra questi Nike, Adidas, Puma) è pari al 4% del totale delle somme dovute ai 260 lavoratori (stimate in 825 mila dollari) ed è stato distribuito per ragioni di equità solo ai 57 lavoratori discriminati.
I marchi temono di creare un precedente che li vincoli per il futuro a una responsabilità diretta nei confronti dei dipendenti dei propri fornitori, responsabilità che i sindacati e le ong ritengono debbano assumersi quando i datori di lavoro e i governi si sottraggono ai loro doveri. Il rapporto di verifica steso da Maquila Solidarity Network nel giugno 2007 per conto della FLA, “Emergency, assistance, redress and prevention in the Hermosa manufacturing case”, illustra attraverso il caso Hermosa i diversi punti di vista di un confronto che è solo agli inizi. Accogliendo una raccomandazione contenuta nel rapporto, Adidas ha fatto uscire a fine ottobre sulla stampa locale una lettera aperta al governo del Salvador nella quale chiede alle autorità di tenere fede alla promessa di garantire l’assistenza medica agli ex dipendenti di Hermosa, di restituirgli la priorità nel recupero dei crediti illegittimamente andati a beneficio delle banche, di ricostituire il fondo previdenziale con il denaro delle sanzioni pecuniare inflitte ai titolari di Hermosa. Adidas accusa inoltre il governo di avere chiuso i canali di reciproca comunicazione e di avere intenzionalmente taciuto sui versamenti contributivi non effettuati da Hermosa. Va detto che Adidas, all’epoca della chiusura, non era più committente di Hermosa da almeno tre anni e il suo intervento è un buon esempio da portare a tutte quelle imprese – come Armani nel caso FFI/India – convinte di potersi chiamare fuori dal gioco una volta cambiato fornitore. Maquila Solidarity Network ha chiesto a FLA di portare il fondo di emergenza a 100 mila dollari almeno, di garantire assunzioni preferenziali presso altre fabbriche eliminando le liste di proscrizione, e di organizzare una conferenza di tutte le parti in causa per definire una serie di azioni correttive. Un caso da tenere sotto osservazione.
(per maggiori informazioni: www.maquilasolidarity.org)
DALLE ISTITUZIONI
NUOVA LEGGE SUL LAVORO IN CINA: LICENZIAMENTI DI MASSA PRIMA DELL’ENTRATA IN VIGORE
In Cina sono in corso licenziamenti o dimissione forzate di massa da parte di imprese, cinesi e straniere, che cercano di aggirare in tal modo le norme previste dalla nuova legge sui contratti di lavoro, che entrerà in vigore il prossimo gennaio. Secondo la nuova legge, coloro che hanno lavorato per dieci anni consecutivi alle dipendenze della stessa impresa hanno diritto ad un contratto a tempo indeterminato. Lo stesso vale per coloro che hanno avuto due contratti a tempo determinato. In settembre la cinese Haiwei Technnologies, leader nel settore delle telecomunicazioni, ha annunciato le dimissioni volontarie di oltre 7 mila dei suoi 60 mila dipendenti, pari all’11,7%. Tutti i dimissionari lavoravano per la compagnia da più di otto anni ed è probabile che siano riassunti perdendo però i diritti derivanti dalla continuità di servizio. Le autorità cinesi e il sindacato unico All China Federation of Trade Unions (ACFTU) hanno aperto un’inchiesta sulla vicenda. Poi è stata la volta del network televisivo cinese CCTV a licenziare 1.800 dipendenti a tempo determinato, pari al 20% del totale. Per quanto riguarda le aziende straniere, in luglio la sudcoreana LG Electronics ha licenziato l’11% dei suoi dipendenti, la maggior parte dei quali aveva lavorato per la compagnia da più di cinque anni. In ottobre il centro di approvvigionamento della statunitense Wal-Mart ha licenziato cento dei suoi 1.200 dipendenti. Anche in questi due casi, le compagnie hanno parlato di ristrutturazione delle risorse umane. Il produttore giapponese di macchine fotografiche digitali Olympus ha annunciato che, entro il 2009, unificherà le sue due fabbriche cinesi, aprendone una nuova in Vietnam, al fine di contenere i costi, facendo esplicito riferimento ai vincoli posti dalla nuova legge cinese sul lavoro, secondo quanto riferisce China CSR. Il Korea Times riferisce che secondo un’indagine condotta dal governo sud-coreano sulle imprese del paese operanti in Cina, circa il 10% intende tornare in patria a causa della nuova legge sul lavoro e alle nuove norme ambientali più severe. Di fronte a questa situazione il governo cinese ha avvertito le imprese cinesi e straniere che coloro che tenteranno di aggirare la nuova legge sul lavoro, anche attraverso dimissioni di massa, saranno ritenuti colpevoli di averla violata e “pagheranno un alto prezzo”.
(Estratto da: RSI news, 20.11.2007)
ALTRE NOTIZIE
BAMBINI NEI CAMPI DI COTONE DELL’UZBEKISTAN PER RIFORNIRE LE GRANDI CATENE DI DISTRIBUZIONE
I prezzi bassi di molti capi di abbigliamento non dipendono solo dallo sfruttamento dei lavoratori presso i fornitori che li confezionano in tutto il mondo, ma anche dall’utilizzo massiccio di lavoro minorile nell’approvvigionamento del cotone, in particolare nell’Uzbekistan, sesto produttore e secondo esportatore mondiale. Si tratta di un settore commerciale controllato completamente dal governo autoritario del paese. Si stima che siano 450 mila i minorenni costretti a lavorare nei campi di cotone uzbeki nel periodo di raccolta, tra settembre e novembre, quando le scuole si svuotano, se non chiudono del tutto. I convogli di camion che portano i bambini nei campi sono addirittura scortati dalla polizia. La dura realtà di questo sfruttamento è stata documentata a fine ottobre da un’inchiesta trasmessa dalla BBC, che ha denunciato come il lavoro di questi bambini sia all’origine dei capi d’abbigliamento venduti in Gran Bretagna da note catene di distribuzione, come Asda, Burton e Matalan, che hanno assicurato che condurranno indagini sulla provenienza del cotone dei loro vestiti. Dopo la brutale repressione di due anni fa, il governo ha impedito ai giornalisti della BBC di entrare nel paese. Per realizzare questa inchiesta, i reporter britannici hanno dovuto fingersi giornalisti di una rivista del settore tessile. Durante le riprese, i giornalisti sono stati arrestati ma sono riusciti a nascondere i filmati.
Anche i vestiti del colosso dell’abbigliamento svedese H&M sono confezionati utilizzando cotone proveniente dall’Uzbekistan. Lo ha documentato il 25 novembre la televisione pubblica svedese SVT rifacendosi all’inchiesta della BBC. Il cotone uzbeko viene importato in Bangladesh da fornitori di H&M e utilizzato nella confezione di abbigliamento mescolato a cotone di altra provenienza.
(Estratto da: RSI news, 8.11.2007, 26.11.2007)
IN ROMANIA LA MANODOPERA PARLA CINESE (ALTROVE MOLTE LINGUE INSIEME)
Per gli imprenditori italiani, ormai si sa, la Romania non è più il paradiso del basso costo del lavoro. Non solo i salari si sono alzati, ma con l’ingresso nell’Unione Europea l’esodo dei cittadini rumeni a ovest ha velocemente prosciugato un bacino di manodopera finora largamente disponibile. I dati forniti dalla Caritas parlano di centomila arrivi in Italia dal gennaio 2007, pari a un aumento del 37% in sei mesi. Claudio Grotto, proprietario dell’azienda che produce jeans a marchio Gas, racconta in un’intervista al Venerdì di Repubblica di aver perso il 30% dei lavoratori, passati nel giro di due mesi da mille a 650. Il titolare di Cotonella, azienda bresciana dell’intimo, da anni presente in Romania, ha spostato il 30% della produzione in Cina e il 70% in Albania dove un operaio costa la metà che in Romania (vedi newsletter n. 1, 2007). Tra gli investitori stranieri l’Italia è al primo posto in Romania con il 16,5% delle imprese, contro il 10% della Germania e, a grande distanza, il 3,6% della Francia e il 3,3% dell’Austria. E chi è rimasto, per non perdere terreno competitivo, ha trovato una soluzione nel reintegrare la manodopera “importando” operai da altri paesi, in particolare dalla Cina. Antonello Gamba, proprietario dell’azienda Wear Company a Bacau, nord-est di Bucarest, per “difendere l’investimento” e le commesse di Prada e Benetton, ha attinto personale dalla Cina, giovani donne presto scese in sciopero per rivendicare il diritto a non morire di fame (vedi newsletter n. 2, 2007). Oggi Gamba dichiara al Sole 24 Ore di avere fatto arrivare altri 800 giovani, questa volta provenienti dal Bangladesh. E’ così vistoso il fenomeno della nuova immigrazione che alla periferia di Bucarest è sorta una bidonville abitata da cinesi con annesso centro commerciale in previsione di una futura espansione dei flussi e dei relativi commerci. Le geografia del tessile delocalizzato assomiglia sempre più a un mappamondo dai contorni incerti, con navi cinesi battenti bandiera indiana e personale bengalese per cucire in alto mare indumenti per ignoti committenti, e pattuglie di cinesi, srilankesi, bengalesi e indiani reclutati con promesse illusorie per lavorare alla macchina da cucire in luoghi esotici come le isole Mauritius in sostituzione degli abitanti, impiegati con trattamento e salari migliori nell’industria del turismo. Impossibile ribellarsi a 70 ore di lavoro a settimana, niente riposi e pessimo vitto, lo sciopero è vietato nelle isole delle vacanze, la polizia picchia e deporta tutti in campi sorvegliati nella giungla; bene che ti vada, vieni rispedito a casa su un aereo. Altrimenti c’è la detenzione, a tempo indeterminato.
(Fonte: Il Venerdì di Repubblica, 2.11.2007; Il Sole 24 Ore, 7.11.2007; The Sunday Times, 12.8.2007)
GOODELECTRONICS NETWORK: UNA RETE INTERNAZIONALE CHE SI ISPIRA ALLA CLEAN CLOTHES CAMPAIGN
Seguendo l’esempio delle più antiche ed estese reti mondiali, come la Clean Clothes Campaign, si è costituito un nuovo network che opererà in difesa dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente nell’industria dell’elettronica globalizzata. La neonata iniziativa, GoodElctronics Network, raggruppa 150 organizzazioni non governative e sindacali e ha avuto il suo lancio ufficiale a Bangkok nel maggio scorso in un incontro partecipato da una cinquantina di delegati da ogni parte del mondo. Il centro di coordinamento ha sede presso il Somo, centro di ricerca olandese sul comportamento delle imprese multinazionali, da sempre partner della Clean Clothes Campaign. Il documento fondativo di GoodElectronics nota che “il settore dell’elettronica ha assunto le dimensioni di un’industria con la più rapida crescita internazionale, che ha dato origine a una lunga serie di problemi di ordine sindacale e ambientale molto simili a quelli che caratterizzano l’industria del tessile-abbigliamento, con la messa in discussione di diritti basilari come la libertà di associazione, il salario dignitoso, la salvaguardia della salute e sicurezza…”. La Clean Clothes Campaign guarda con favore a future collaborazioni su casi e campagne importanti e augura ai nuovi compagni di strada un lavoro coronato da successo.
(per maggiori informazioni sull’attività del network: www.goodelectronics.org)
L’ANTICA SARTORIA ROM
Siamo arrivate in Italia più di dieci anni fa, ancora bambine e i nostri genitori ci dicevano che qui avremmo avuto fortuna […] Ogni settimana alloggiavamo in un luogo diverso, e da qualunque posto, perfino dai campi nomadi, ci cacciavano via, perché eravamo gli ultimi arrivati e non eravamo ben visti […] I nostri genitori erano venuti qua sperando in un lavoro e una casa e invece, per guadagnarci il pane chiedevamo l’elemosina ai semafori. All’inizio conoscevamo poco la lingua italiana e non capivamo che cosa dicessero gli automobilisti nell’andare via di corsa. Poi abbiamo capito che una delle cose più gentili era “Ma vai a lavorare!”. E’ una parola…andare a lavorare vuol dire averlo già il lavoro e se dici di essere zingaro è difficile trovarlo […] Durante questo periodo così tormentato, cucivamo i nostri vestiti a mano e anche quelli dei nostri figli […]. Ci è venuta l’idea di cucire abiti non solo per noi ma anche per gli altri. I nostri vestiti parlavano di noi che venivamo da lontano e delle nostre antiche tradizioni. Cucivamo a mano, non solo perché non avevamo macchina da cucire, ma perché avendola non c’era la corrente con cui farla funzionare […] Abbiamo pensato che anche i vestiti da vendere dovevano essere come noi; far capire che vivevamo in un altro tempo, antico e nostro. Abbiamo pensato ad “Antica Sartoria Rom” per rendere l’idea […] Cucivamo anche abiti da sposa, ora la nostra specialità, e li ricamavamo con i fiori della nostra terra. Ma era difficile convincere le clienti ad avventurarsi nel campo nomadi per venirci a trovare. Allora abbiamo cominciato a svolgere il nostro lavoro nei parchi, soprattutto a Piazza Vittorio, in estate o in inverno non aveva importanza, la cosa che ci interessava era che la gente ci chiedesse che cosa stessimo facendo. La risposta era sempre la stessa: siamo dell’Antica Sartoria Rom e cuciamo vestiti in stile gipsy, come dicevano i gagè (non rom), parlando dei nostri abiti. In realtà non esisteva affatto l’Antica Sartoria Rom, era solo un nome che riuniva un gruppo di donne che volevano assolutamente dare una svolta alla loro vita senza più nascondere di essere rom […] L’Antica Sartoria Rom realizza la prima sfilata nel 2004 a Roma per AltaRoma presso l’Auditorium, e una seconda nel 2005 presso il Macro al Testaccio, coordinata da Romeo Gigli, e altre due nel 2006 alla Palma Club e presso il Carcere Minorile di Casal Del Marmo. Nel 2006 si costituisce la Cooperativa Sociale Antica Sartoria Rom, con sede a Roma, in Via Nomentana, 952. E con l’assegnazione della sede da parte della Presidenza del Municipio 5, la Sartoria ha smesso di essere nomade.
(di Nadiza, Gabi, Nelida, Sherazade, Nadia, Eleonora, Magdalena; estratto da: Liberazione, 24.11.2007)
DALLE IMPRESE
CESSIONI/ACQUISIZIONI, RISTRUTTURAZIONI, ATTUALITA’ & FUTILITA’
A un mese dalla notizia della scoperta di lavoro minorile nelle operazioni di ricamo manuale di camicie a marchio GapKids in India, il colosso statunitense dell’abbigliamento GAP è corsa ai ripari annunciando di avere tolto dal commercio i prodotti incriminati e di avere cancellato per un periodo di sei mesi metà degli ordini affidati al fornitore responsabile del subappalto non autorizzato, al quale è stato anche chiesto di garantire ai bambini trovati al lavoro un reddito, l’accesso all’istruzione, e un’occupazione stabile quando avranno l’età per lavorare. GAP ha espresso l’intenzione di collaborare con la Global March Against Child Labour per individuare e monitorare centri comunitari per il ricamo manuale dove il lavoro verrebbe svolto nelle condizioni previste dalla legge, e a questo fine prevede di stanziare un contributo di 200 mila dollari. Annunciata anche una conferenza internazionale sul problema del lavoro minorile per la prima metà del 2008. Secondo il quotidiano The Observer, che ha sollevato il caso, GAP starebbe valutando insieme alla Global March Against Child Labour la possibilità di adottare un marchio, simile al RugMark per la tessitura di tappeti, che attesti l’assenza di lavoro minorile nella sua filiera indiana
(Fonte: comunicato stampa di Gap, 14.11.2007; The Observer, 4.11.2007)
L’eliminazione della nazionale inglese dagli Europei 2008 mette in forse l’acquisizione da parte di NIKE della società di abbigliamento per il calcio UMBRO, che ammette di aspettarsi una sostanziale riduzione delle vendite delle magliette replica in seguito alla mancata qualificazione. Sports Direct, il concorrente di Nike nell’affare, ha inoltre raddoppiato la sua quota in Umbro fino al 29,9% al fine di contrastare il takeover. Il mercato britannico dell’abbigliamento calcistico è il maggiore al mondo. Grossa responsabilità per i calciatori, un piede in fallo e, fra indumenti, gadget e birra, l’economia inglese rischia una perdita di 2 miliardi di sterline. NIKE cede a Iconix il marchio di abbigliamento per l’atletica Starter distribuito da Wal-Mart. ADIDAS acquista invece Mitchel&Ness Nostalgia, marchio americano specializzato in sportswear di sapore vintage con accordi di licenza con le maggiori società sportive statunitensi di basket, baseball e hockey delle quali riproduce le uniformi storiche. Sempre ADIDAS, ma con DIESEL, sigla un accordo per il lancio di una nuova linea di jeanswear, che sarà in vendita in tutti i negozi Adidas Originals a partire dal febbraio 2008 a prezzi anche superiori a 200 euro.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 23.11.2007; Fashiomagazine newsletter 13/16/21.11.2007)
Il fondatore del marchio GURU, Matteo Cambi, è al centro di un’indagine avviata dalla Procura di Parma per reato ipotizzato di false fatturazioni finalizzate a distrarre fondi dalla Jam Session, società proprietaria del marchio della margherita. Oltre all’imprenditore, sotto inchiesta sarebbero finiti anche i titolari di alcune aziende che avrebbero emesso le fatture sospette.
(Fonte: Fashionmagazine newsletter, 22.11.2007)
Il proprietario di LVMH, Bernard Arnault, che ha partecipazioni in svariati settori economici e commercializza i più prestigiosi marchi del lusso, fra questi Christian Dior, Louis Vuitton ed Emilio Pucci, ha acquistato dal gruppo editoriale britannico Pearson il principale quotidiano economico francese Les Echos. La netta opposizione della redazione e le proteste suscitate dal palese conflitto di interessi non sono valse a scoraggiare il miliardario francese che ora punta al Financial Times.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 6/20.11.2007)
Nel segno della grandeur, ma all’italiana, ARMANI ha inaugurato nella zona più esclusiva di Tokyo un palazzo monomarca di dodici piani per ospitare le sue attività commerciali: Emporio Armani (con jeans fatti in India?), Armani Casa, un ristorante, uffici e showroom. Il prossimo cantiere di questo tipo sarà aperto nel 2008 a New York.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 7.11.2007)
La 21Investimenti, finanziaria della famiglia BENETTON, rileva attraverso la controllata Ivri (gruppo di sicurezza privata e trasporto valori), le attività italiane della società spagnola Prosegur, terzo operatore europeo nel settore della sorveglianza, che entra a sua volta nel capitale della nuova società, ponendo le basi per un gruppo di dimensioni europee e il primo nel settore in Italia. Ivri è stato il terzo investimento di 21 Investimenti nel settore dei servizi: in portafoglio ci sono già Manutencoop (società di pulizie in procinto di essere quotata in borsa) e il gruppo Pellegrini (ristorazione e catering). Ancora “stop and go” per l’approvazione della convenzione di Autostrade, d’accordo con riserve la Commissione Europea, ma giudizio negativo da parte dell’organo consultivo del Cipe che sollecita un parere di legittimità al Consiglio di Stato.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 23/30.11.2007)
Leonardo FERRAGAMO, manager del gruppo di famiglia attivo nella moda e negli alberghi, proprietario del cantiere finlandese Nautor, si è aggiudicato per 10 mlioni di euro in cordata con la cooperativa di costruzione Consorzio Etruria (Legacoop) il 49% della Viareggio Porto spa, la società di gestione dello scalo toscano destinato a radicale restyling, con investimenti previsti per 26 milioni di euro, nella prospettiva di un forte sviluppo della nautica da diporto. Settore nel quale stanno investendo altri personaggi della moda, fra questi Giorgio Armani.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 18.11.2007)
(a cura di Ersilia Monti, Deborah Lucchetti, Claudio Brocanelli)L’eliminazione della nazionale inglese dagli Europei 2008 mette in forse l’acquisizione da parte di NIKE della società di abbigliamento per il calcio UMBRO, che ammette di aspettarsi una sostanziale riduzione delle vendite delle magliette replica in seguito alla mancata qualificazione. Sports Direct, il concorrente di Nike nell’affare, ha inoltre raddoppiato la sua quota in Umbro fino al 29,9% al fine di contrastare il takeover. Il mercato britannico dell’abbigliamento calcistico è il maggiore al mondo. Grossa responsabilità per i calciatori, un piede in fallo e, fra indumenti, gadget e birra, l’economia inglese rischia una perdita di 2 miliardi di sterline. NIKE cede a Iconix il marchio di abbigliamento per l’atletica Starter distribuito da Wal-Mart. ADIDAS acquista invece Mitchel&Ness Nostalgia, marchio americano specializzato in sportswear di sapore vintage con accordi di licenza con le maggiori società sportive statunitensi di basket, baseball e hockey delle quali riproduce le uniformi storiche. Sempre ADIDAS, ma con DIESEL, sigla un accordo per il lancio di una nuova linea di jeanswear, che sarà in vendita in tutti i negozi Adidas Originals a partire dal febbraio 2008 a prezzi anche superiori a 200 euro.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 23.11.2007; Fashiomagazine newsletter 13/16/21.11.2007)
Il fondatore del marchio GURU, Matteo Cambi, è al centro di un’indagine avviata dalla Procura di Parma per reato ipotizzato di false fatturazioni finalizzate a distrarre fondi dalla Jam Session, società proprietaria del marchio della margherita. Oltre all’imprenditore, sotto inchiesta sarebbero finiti anche i titolari di alcune aziende che avrebbero emesso le fatture sospette.
(Fonte: Fashionmagazine newsletter, 22.11.2007)
Il proprietario di LVMH, Bernard Arnault, che ha partecipazioni in svariati settori economici e commercializza i più prestigiosi marchi del lusso, fra questi Christian Dior, Louis Vuitton ed Emilio Pucci, ha acquistato dal gruppo editoriale britannico Pearson il principale quotidiano economico francese Les Echos. La netta opposizione della redazione e le proteste suscitate dal palese conflitto di interessi non sono valse a scoraggiare il miliardario francese che ora punta al Financial Times.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 6/20.11.2007)
Nel segno della grandeur, ma all’italiana, ARMANI ha inaugurato nella zona più esclusiva di Tokyo un palazzo monomarca di dodici piani per ospitare le sue attività commerciali: Emporio Armani (con jeans fatti in India?), Armani Casa, un ristorante, uffici e showroom. Il prossimo cantiere di questo tipo sarà aperto nel 2008 a New York.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 7.11.2007)
La 21Investimenti, finanziaria della famiglia BENETTON, rileva attraverso la controllata Ivri (gruppo di sicurezza privata e trasporto valori), le attività italiane della società spagnola Prosegur, terzo operatore europeo nel settore della sorveglianza, che entra a sua volta nel capitale della nuova società, ponendo le basi per un gruppo di dimensioni europee e il primo nel settore in Italia. Ivri è stato il terzo investimento di 21 Investimenti nel settore dei servizi: in portafoglio ci sono già Manutencoop (società di pulizie in procinto di essere quotata in borsa) e il gruppo Pellegrini (ristorazione e catering). Ancora “stop and go” per l’approvazione della convenzione di Autostrade, d’accordo con riserve la Commissione Europea, ma giudizio negativo da parte dell’organo consultivo del Cipe che sollecita un parere di legittimità al Consiglio di Stato.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 23/30.11.2007)
Leonardo FERRAGAMO, manager del gruppo di famiglia attivo nella moda e negli alberghi, proprietario del cantiere finlandese Nautor, si è aggiudicato per 10 mlioni di euro in cordata con la cooperativa di costruzione Consorzio Etruria (Legacoop) il 49% della Viareggio Porto spa, la società di gestione dello scalo toscano destinato a radicale restyling, con investimenti previsti per 26 milioni di euro, nella prospettiva di un forte sviluppo della nautica da diporto. Settore nel quale stanno investendo altri personaggi della moda, fra questi Giorgio Armani.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 18.11.2007)