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Giugno 2006

NUMERO 7


L’APPROFONDIMENTO

FUORIGIOCO!
I DIRITTI DEI LAVORATORI NELLA PRODUZIONE DI ABBIGLIAMENTO SPORTIVO IN ASIA

Alla vigilia dei mondiali di calcio in Germania, Oxfam ha diffuso i risultati di un’indagine sulle condizioni di lavoro nella filiera delle 12 principali imprese produttrici di abbigliamento sportivo in Asia, dal titolo”Fuorigioco! I diritti dei lavoratori nella produzione di abbigliamento sportivo in Asia”. Abbiamo curato la traduzione della Sintesi del rapporto, completo di schede delle imprese, nella speranza di essere di servizio a tutti coloro che stanno sostenendo le attività della Campagna Abiti Puliti con iniziative sul territorio, e ai quali va il nostro ringraziamento
Leggi il rapporto

In tema di calcio, è uscito in questi giorni il rapporto di Labour Behind the Label, organizzazione partner della Clean Clothes Campaign, dal titolo “Sweet FA? Football Associations, workers’ rights, and the World Cup”, che indaga sulla volontà delle associazioni calcistiche e dei grandi sponsor di dare risposte concrete ai lavoratori che per pochi soldi producono le divise e gli accessori che abbiamo visto sui campi di calcio dei mondiali e che saranno in vendita nei circuiti commerciali. http://www.labourbehindthelabel.org/content/view/118/56/

Conti in tasca a sponsor e fornitori dei mondiali: 11,5 milioni di euro riceve la nazionale italiana dallo sponsor tecnico Puma, che appone il suo marchio su una divisa disegnata da Dolce & Gabbana per un valore di 10 milioni di euro. Dal merchandising di cappellini, t-shirt, repliche delle divise e del pallone, ed altro materiale, in oltre 300 punti di vendita Fifa in Germania, gestiti dalla catena di distribuzione Karstadt Quelle, gli operatori si attendono, entro la fine dell’anno, un fatturato di oltre 80 milioni di euro, insidiato dal giro d’affari del merchandising contraffatto che ammonta al 10% di quello legale. Puma è scesa in campo con 12 nazionali, Nike con otto, Adidas con 6, Umbro e Lotto con 2, Marathon e Joma con una. Nike e Adidas sono i marchi che investono  di più nel calcio con 300 milioni di dollari l’anno ciascuna. (Fonte: Il Sole 24 ore, 28.5.2006; 21/24.6.2006)

ALTRE NOTIZIE

AL VIA IL PROGETTO “DETENZIONE, FORMAZIONE LAVORO: IMPRESA”
Con la conferenza stampa convocata l’8 giugno 2006 nel carcere di San Vittore di Milano, entra nel vivo il progetto promosso dalla Provincia di Milano, dalle cooperative sociali Alice ed Ecolab, e dall’Osservatorio Attivo Tessile Abbigliamento Metropolitano (vedi Newsletter n.2), che si propone, attraverso l’incontro di due realtà di disagio sociale, da un lato di recuperare e valorizzare le competenze professionali di lavoratori espulsi da aziende operanti nel settore tessile e pellettiero, a cui viene riconosciuto lo status di formatore, e dall’altro di contribuire al reinserimento sociale di persone detenute, occupate nei laboratori di sartoria e pelletteria all’interno dei carceri di San Vittore e di Opera. E’ stato sottolineato il valore altamente simbolico e sperimentale del progetto, unico nel suo genere, che aspira a fare da apripista nella ricerca di forme di collaborazione fra il sistema privato e il privato sociale con una regia pubblica.
Nel concreto: nella prima fase viene offerta agli ex lavoratori che si rivolgono a un Centro lavoro la possibilità di aderire al progetto, con assunzione a tempo determinato presso le cooperative. Le persone selezionate frequentano poi un corso di formazione per imparare ad affrontare la realtà carceraria, e infine sono introdotte negli istituti di pena per svolgere il ruolo di formatori delle cooperative. I promotori del progetto non nascondono le difficoltà: il settore tessile ha messo ai margini finora persone con professionalità molto bassa, ora invece ad essere espulsi sono addetti con alta professionalità, i cui saperi rischiano di andare dispersi, ma è difficile trovare persone competenti altrettanto motivate a rapportarsi con una realtà delicata come è quella carceraria. L’assessora ai servizi sociali della Provincia di Milano si è però detta sicura: “Vinceremo questa sfida”.

MUTE DA SUB, IL PRODOTTO DI UNA MICROIMPRESA TUTTA AL FEMMINILE

Una microimpresa al femminile che risponde alle richieste del mercato locale: è questo il progetto di lavoro che da alcuni anni vede impegnate un gruppo di donne della caletta rurale di Carelmapu nella Decima Regione del Cile. Appoggiandosi all’amministrazione locale, e in particolare alla Fondazione Prodemu che lavora per la formazione delle donne cilene, nel 2000 è partito il progetto che ha poi portato alla nascita della Cooperativa di pescatori Moda Mar, una microimpresa che produce mute da sub, intimo adatto per le mute e, su richiesta, mute sportive.
La scelta di questo particolare prodotto nasce proprio dalla valutazione della realtà locale. Carelmapu è infatti una località nel sud del Cile che si affaccia sul mare dove l’attività principale è proprio la pesca artigianale, in particolare la raccolta di frutti di mare.
A raccontare l’esperienza di questa microimpresa è stata Marcela Patricia Igor Garcia, una delle fondatrici della Coopereativa, nonché rappresentante del sindacato di pescatori Mar Brava. In questa veste è stata di recente in Italia, dove ha partecipato a un convegno organizzato da Cast, Centro per un appropriato sviluppo tecnologico di Laveno M. (Va) che nella Decima Regione ha portato avanti un altro progetto di formazione ed educazione rivolto ai pescatori.
“Abbiamo iniziato la formazione nel 2000 con 500 ore di formazione  tecnica e 200 ore in gestione dell’impresa – spiega Marcela – tanto impegno ha dato i suoi frutti, ora siamo in grado di mettere insieme un buon guadagno anche perché nei primi due anni di attività non abbiamo ripartito gli utili, ma abbiamo solo lavorato per l’impresa. Adesso abbiamo un salario mensile di circa 120.000 pesos con il quale contribuiamo all’economia familiare”.
Oggi la Cooperativa vende 25 mute da sub al mese, da 15 a 30 completi di intimo da sub e, solo su richiesta, mute sportive. Il 30% delle richieste arriva dal mercato locale, in minore quantità vengono vendute alle imprese che lavorano per l’industria salmoniera. “I nostri clienti sono principalmente pescatori artigianali e - conclude Marcela - i nostri prodotti sono molto buoni, perché abbiamo iniziato a farli per i nostri mariti e figli”.
(Paola Sacchiero, Cast. Per informazioni sui prodotti: modamar_10@hotmail.com)

DAL MONDO DELLE IMPRESE
CESSIONI/ACQUISIZIONI, RISTRUTTURAZIONI, ATTUALITA’ & FUTILITA’

In un articolo pubblicato il 26 maggio, il settimanale portoghese Expresso ha accusato la società spagnola Inditex di celare nella sua catena di subfornitura il lavoro di bambini portoghesi tra gli 11 e i 14 anni, che cuciono a domicilio scarpe con il marchio Zara per 40 centesimi di euro al paio. Inditex ha dichiarato che, se le accuse risulteranno fondate, interromperà i rapporti commerciali con il fornitore incriminato, che avrebbe passato indenne lo scorso anno un’ispezione dell’azienda. La Campaña Ropa Limpia, sezione spagnola della Clean Clothes Campaign, divenuta piccola azionista di Inditex per condizionare meglio il suo operato, sta premendo affinché la società accetti misure di trasparenza e la verifica indipendente del suo codice di condotta.

Il presidente de La Rinascente coltiva l’ardito sogno di “creare un’unica catena di grandi magazzini presente in tutte le principali città d’Europa” e ha cominciato puntando gli occhi su Printemps, la nota catena di distribuzione francese che occupa 5mila dipendenti, consegnando alla holding proprietaria Ppr un’offerta d’acquisto di 1.075 milioni di euro, sottoscritta insieme al fondo immobiliare Rreef (controllato da Deutsche Bank).

L’imprenditore russo Mikhail Kusnirovich, azionista degli storici magazzini Gum di Mosca, che opera da dieci anni in Italia nell’import della moda attraverso la controllata Kmc di Reggio Emilia e ha vestito la nazionale russa alle Olimpiadi, ha lanciato un nuovo marchio, Bosco Sport, con il socio in affari Marco Boglione, proprietario di BasicNet, che intanto debutta con i marchi Kappa e Robe di Kappa sul mercato vietnamita.

Dopo che l’Alta corte del popolo di Pechino ha dato ragione ai marchi europei Burberry, Chanel, Gucci, Louis Vuitton e Prada, che hanno fatto ricorso contro la catena di distribuzione di Pechino Silk Street Market, è stato sottoscritto un accordo tra le griffe del lusso europee e i dettaglianti cinesi, alla presenza del commissario europeo al commercio e al viceministro cinese al commercio, che prevede l’espulsione dal mercato per i negozianti cinesi che metteranno in vendita prodotti contraffatti delle aziende firmatarie.

Diego Della Valle, proprietario del marchio di scarpe Tod’s,  è stato deferito alla Commissione di appello federale della Figc, insieme al fratello Andrea, nella sua veste di presidente onorario della Fiorentina, con l’accusa di illecito sportivo nell’ambito dell’inchiesta sui campionati di calcio truccati. Sta costando cara a Diego Della Valle l’avventura nel mondo del pallone, per la quale ha già sborsato in quattro anni 80 milioni di euro.

Intanto il gruppo Benetton, in attesa di conoscere il destino dell’accordo Autostrade-Abertis, rileva il 5% di Rcs, sulle macerie della scalata di Stefano Ricucci al Corriere della Sera, ed entra col 5% nel capitale della Sab, la società di gestione dell’aeroporto di Bologna. E per finire mette a segno con Autogrill un accordo con l’operatore telefonico spagnolo Telefonica per fornire pasti ai suoi 14 mila dipendenti.

Anche Armani si lancia nel business dell’allestimento di interni per gli yacht, per il quale ha fondato una società apposita, la Ga Yachting. Finora ci sono stati solo timidi approcci tra griffe della moda e maxi yacht. Per esempio Zegna ha un accordo con Azimut-Benetti sui tessuti per gli interni. Ma è solo l’inizio, il business del lusso, si sa, è l’unico mare in cui si naviga a gonfie vele.

Trudi, rilevata al 100% nel 2005 dal fondo Palladin Capital si sta affermando come il primo marchio di peluche e accessori di qualità in Europa anche con licenze per segmenti specifici come la biancheria per la casa con il marchio Gabel, per gli occhiali con la Allison, per gli abiti con Altana, con i gioielli con Binda e per le scarpe con Elisa Betriali.

Continuano le dismissioni di Sara Lee, che punta a focalizzarsi sui settori alimentari e della cura del corpo. Dopo il taglio di 510 posti di lavoro in due stabilimenti americani, oggi annuncia la dismissione di Hanesbrands, società a cui fanno capo, fra gli altri, i brand Playtex e Wonderbra.

E’ cominciato a Wimbledon il prestigioso torneo di tennis che vedrà per la prima volta i giudici di gara e i raccattapalle abbandonare le vecchie divise anonime, prodotte da una fabbrica che fa uniformi per le guardie giurate, per quelle firmate Ralph Lauren. Intanto L’International Tennis Federation dovrà vedersela con Adidas che le ha intentato causa per non ottemperare a un regola che fissa le dimensioni al centimetro, anzi al pollice, dei marchi apposti sulle divise.

(Fonte: Il Sole 24 ore, 27.5.2006, 1/8/11/13/21/25.6.2006; Il Mondo, 2/9.6.2006; Fashionmagazine newsletter, 25.5.2006, 2.6.2006; Clean Clothes Campaign)

(a cura di Ersilia Monti, Paola Sacchiero, Claudio Brocanelli, Deborah Lucchetti)


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Last modified 2006-09-23 11:39 AM
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