Mag-Giu2007
NUMERO 5
APPROFONDIMENTO
Si
è mossa per tempo la Playfair Alliance, erede dell’alleanza fra
organizzazioni della società civile (Clean Clothes Campaign, Oxfam) e
confederazioni di sindacati internazionali, che nel 2004 hanno dato
vita con Play Fair at the Olympics (Gioca Pulito alle Olimpiadi) a una
delle più grandi mobilitazioni in difesa dei diritti dei lavoratori
coordinata su scala mondiale. Oggi con il nome di Playfair 2008 (www.playfair2008.org),
a un anno dall’apertura dei giochi di Pechino, ha fatto uscire il primo
di una serie di rapporti sulle condizioni di lavoro nel mondo dello
sport, “Nessuna medaglia alle olimpiadi per i diritti dei lavoratori”.
Leggi una sintesi con gli aggiornamenti
>> Leggi una sintesi con gli aggiornamentiCASI URGENTI
CASO FFI/JKPL IN INDIA: LA CLEAN CLOTHES CAMPAIGN DENUNCIATA PER DIFFAMAZIONE
In
seguito al lavoro di informazione e di sostegno ai lavoratori che hanno
subito gravi violazioni e abusi presso la FFI/JKPL di Bangalore, la
Clean Clothes e l’India Committee of the Netherlands sono state
invitate a comparire presso la corte del tribunale civile di Bangalore
il 25 giugno. Le organizzazioni sono state accusate di cyber crime,
atti di razzismo, xenofobia e diffamazione
Questa è la prima volta che un’azienda denuncia la Clean Clothes Campaign e l’India Committee of the Netherlands per aver pubblicato informazioni sulle condizioni di lavoro nel settore tessile sui rispettivi siti. Le interviste con i lavoratori condotte nel novembre 2005 e nel marzo 2006 avevano messo in luce una situazione grave in cui si consumavano abusi fisici e psicologici, lavoro forzato, straordinari non pagati. Queste denunce erano state confermate da una missione ispettiva di 7 organizzazioni dei diritti umani, effettuata nell’agosto 2006, cui era seguito un report dettagliato.
La FFI con la sussidiaria JKPL ha denunciato le organizzazione europee dopo aver intentato un’azione legale finalizzata a silenziare i sindacati e le organizzazioni di attivisti che agivano in difesa dei lavoratori in India. Dal luglio 2006, infatti, il Garment and Textile Workers’ Union (GATWU), il New Trade Union Initiative (NTUI), il Civil Initiative for Peace and Development (CIVIDEP), il Women Garment Workers’ Front (Munnade) e la Clean Clothes Campaign Task Force Tamil Nadu devono sottostare a un’ingiunzione del tribunale di Bangalore che impedisce loro di diffondere informazioni circa le condizioni dei lavoratori alla FFI/JKPL, dentro e fuori dall’India. FFI/JKPL produce o ha rifornito importanti marchi internazionali come G-Star, Mexx, Gap, Armani e Ra-Re. La Clean Clothes Campaign e l’ICN continuano a richiamare l’attenzione dei grandi marchi committenti affinché esprimano una posizione pubblica di netta condanna della FFI per il grave comportamento assunto nei confronti delle organizzazioni locali attive nella difesa dei diritti umani che hanno difeso i lavoratori dell’azienda produttrice di jeans.
(vedi: link al sito di Abiti Puliti)
Questa è la prima volta che un’azienda denuncia la Clean Clothes Campaign e l’India Committee of the Netherlands per aver pubblicato informazioni sulle condizioni di lavoro nel settore tessile sui rispettivi siti. Le interviste con i lavoratori condotte nel novembre 2005 e nel marzo 2006 avevano messo in luce una situazione grave in cui si consumavano abusi fisici e psicologici, lavoro forzato, straordinari non pagati. Queste denunce erano state confermate da una missione ispettiva di 7 organizzazioni dei diritti umani, effettuata nell’agosto 2006, cui era seguito un report dettagliato.
La FFI con la sussidiaria JKPL ha denunciato le organizzazione europee dopo aver intentato un’azione legale finalizzata a silenziare i sindacati e le organizzazioni di attivisti che agivano in difesa dei lavoratori in India. Dal luglio 2006, infatti, il Garment and Textile Workers’ Union (GATWU), il New Trade Union Initiative (NTUI), il Civil Initiative for Peace and Development (CIVIDEP), il Women Garment Workers’ Front (Munnade) e la Clean Clothes Campaign Task Force Tamil Nadu devono sottostare a un’ingiunzione del tribunale di Bangalore che impedisce loro di diffondere informazioni circa le condizioni dei lavoratori alla FFI/JKPL, dentro e fuori dall’India. FFI/JKPL produce o ha rifornito importanti marchi internazionali come G-Star, Mexx, Gap, Armani e Ra-Re. La Clean Clothes Campaign e l’ICN continuano a richiamare l’attenzione dei grandi marchi committenti affinché esprimano una posizione pubblica di netta condanna della FFI per il grave comportamento assunto nei confronti delle organizzazioni locali attive nella difesa dei diritti umani che hanno difeso i lavoratori dell’azienda produttrice di jeans.
(vedi: link al sito di Abiti Puliti)
ACCORDI
RAGGIUNTI NEI CASI PT PANARUB/INDONESIA, TEXPORT CREATIONS/INDIA,
BJ&B/REPUBBLICA DOMINICANA, RIVER RICH TEXTILE/CAMBOGIA
Difficile dire se i casi urgenti chiusi fra la fine di aprile e l’inizio di giugno abbiano avuto una felice conclusione, per buona parte si tratta del massimo oggettivamente raggiungibile.
PT PANARUB/INDONESIA
I 33 lavoratori membri del sindacato di fabbrica che erano stati licenziati più di un anno fa per aver partecipato a uno sciopero hanno accettato il 23 aprile scorso il pagamento degli arretrati e una consistente buonuscita non riuscendo più a sostenere economicamente la lotta per il reintegro. La Pt Panarub produce prestigiosi scarpini da calcio quasi esclusivamente per Adidas.
TEXPORT CREATIONS/INDIAT
Dopo aver licenziato la segretaria generale del sindacato GATWU alla Texport Creations, la proprietà è ricorsa nel gennaio scorso al tribunale di Bangalore ottenendo un’ingiunzione che per la seconda volta dopo il caso FFI/JKPL colpisce il sindacato indiano con misure restrittive della libertà di espressione. Sono seguiti mesi di dura repressione dei lavoratori sindacalizzati o aderenti all’organizzazione Women Garment Workers Front Munnade fino a quando l’intervento della società committente Gap, richiamato da una campagna di pressione internazionale, non ha sbloccato la situazione. Il 4 maggio è stato firmato un accordo, sottoscritto anche dal committente, che impegna le parti a stabilire procedure condivise per la risoluzione delle controversie, accorda agibilità a comitati eletti dai lavoratori sulla base di regole da definire, rinvia alla discussione con il GATWU il reintegro della lavoratrice licenziata, dà tempo all’azienda di verificare come ottenere la revoca dell’ingiunzione emessa dal tribunale. Se effettivamente l’ingiunzione venisse cancellata, questo segnerebbe un precedente utile per risolvere il caso FFI sempre a Bangalore.
BJ&B/REPUBBLICA DOMINICANADifficile dire se i casi urgenti chiusi fra la fine di aprile e l’inizio di giugno abbiano avuto una felice conclusione, per buona parte si tratta del massimo oggettivamente raggiungibile.
PT PANARUB/INDONESIA
I 33 lavoratori membri del sindacato di fabbrica che erano stati licenziati più di un anno fa per aver partecipato a uno sciopero hanno accettato il 23 aprile scorso il pagamento degli arretrati e una consistente buonuscita non riuscendo più a sostenere economicamente la lotta per il reintegro. La Pt Panarub produce prestigiosi scarpini da calcio quasi esclusivamente per Adidas.
TEXPORT CREATIONS/INDIAT
Dopo aver licenziato la segretaria generale del sindacato GATWU alla Texport Creations, la proprietà è ricorsa nel gennaio scorso al tribunale di Bangalore ottenendo un’ingiunzione che per la seconda volta dopo il caso FFI/JKPL colpisce il sindacato indiano con misure restrittive della libertà di espressione. Sono seguiti mesi di dura repressione dei lavoratori sindacalizzati o aderenti all’organizzazione Women Garment Workers Front Munnade fino a quando l’intervento della società committente Gap, richiamato da una campagna di pressione internazionale, non ha sbloccato la situazione. Il 4 maggio è stato firmato un accordo, sottoscritto anche dal committente, che impegna le parti a stabilire procedure condivise per la risoluzione delle controversie, accorda agibilità a comitati eletti dai lavoratori sulla base di regole da definire, rinvia alla discussione con il GATWU il reintegro della lavoratrice licenziata, dà tempo all’azienda di verificare come ottenere la revoca dell’ingiunzione emessa dal tribunale. Se effettivamente l’ingiunzione venisse cancellata, questo segnerebbe un precedente utile per risolvere il caso FFI sempre a Bangalore.
Era
stata un fiore all’occhiello per il Worker Rights Consortium che
insieme alla Clean Clothes Campaign aveva sostenuto nel 2002 la lotta
di 22 lavoratori puniti con il licenziamento per avere costituito un
sindacato di fabbrica in risposta a una serie di gravi abusi. Nel
gennaio 2004 veniva siglato un accordo senza precedenti per il settore
dell’abbigliamento per l’esportazione del paese centroamericano:
aumenti salariali del 10%, sostegno alla scolarizzazione per i
dipendenti e le famiglie, provvidenze diverse. La reazione della casa
madre coreana Yupoong, uno dei maggiori produttori mondiali di berretti
sportivi, è stata quasi immediata e in breve tempo sono stati venduti
i macchinari migliori, i maggiori committenti come Nike e Reebok (oggi
Adidas) si sono rivolti ad altri stabilimenti Yupoong in Asia, la scure
dei licenziamenti è caduta sui lavoratori dominicani fino all’annuncio
della chiusura nel febbraio di quest’anno. Mette la parola fine un
accordo sottoscritto dal sindacato alla fine di maggio che riconosce ai
lavoratori una buonuscita aggiuntiva pari a tre mesi di salario e al
sindacato una donazione di 6.100 dollari per sostenere le sue attività
e programmi di alfabetizzazione.
RIVER RICH TEXTILE/CAMBOGIAAnche
questo caso riguarda il licenziamento di attivisti sindacali in seguito
all’elezione di una rappresentanza sindacale aziendale. La River Rich
Textile produce in Cambogia per conto di Inditex, proprietaria del
marchio Zara, e aveva già accettato un accordo nel febbraio scorso che
la impegnava, oltre alla riassunzione del personale espulso, a
introdurre una serie di misure correttive. La mancata applicazione
dell’accordo ha dato origine in maggio a uno sciopero a oltranza, che
le forze dell’ordine hanno tentato a più riprese di reprimere con la
violenza, e a causa del quale tre leader sindacali sono stati
denunciati e hanno subito minacce di morte. La resistenza dei
lavoratori e il sostegno delle organizzazioni internazionali hanno
convinto la proprietà a riaprire le trattative col sindacato cambogiano
C.CAWDU coadiuvato dal segretario generale del sindacato tessile
internazionale, Neil Kearney. Il nuovo accordo raggiunto il 7 giugno,
sottoscritto anche dall’impresa committente Inditex, prevede il
reintegro di tutti i lavoratori licenziati, il recupero delle
retribuzioni perse, la conversione graduale a tempo indeterminato di
tutti i contratti temporanei, il ritiro delle denunce e l’avvio di un
dialogo costruttivo con il sindacato. Resta da vedere se anche questa
volta la River Rich Textile cercherà di fare del contratto carta
straccia.
DALLE ISTITUZIONI
PLAYFAIR2008: FRANCA RAME PRESENTA UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Il
14 giugno la sen. Franca Rame ha presentato un’interrogazione
parlamentare sulla base del rapporto di Playfair2008 “No medal for the
Olympics on labour rights”. Ecco alcuni stralci: “Premesso che l’Italia
parteciperà con le sue delegazioni ai giochi Olimpici di Pechino nel
2008, le cui basi fondanti sono sancite dalla Carta Olimpica, che
definisce spirito ispiratore il “valore educativo ed esempio di
rispetto per i principi etici fondamentali ed universali” […] Si
apprende con sconcerto dal rapporto di Playfair2008, redatto da
sindacati operanti a livello internazionale e ONG, di gravi violazioni
dei diritti umani perpetrate a danno di minori, costretti a lavorare in
stato di segregazione per le aziende incaricate della produzione dei
gadget ufficiali in vendita, in Cina e nel mondo, con il marchio
ufficiale dei Giochi […] Si chiede se i ministri interpellati non
ritengano di intervenire fattivamente e con quali misure, per porre
fine a questa inconcepibile violazione dei diritti umani anche con un
intervento del C.O.N.I. Se i ministri non intendano chiedere una
“certificazione etica” dei prodotti recanti il marchio ufficiale dei
giochi di Pechino 2008 che verranno commercializzati in Italia e
forniti in dotazione agli atleti italiani coinvolti nelle olimpiadi,
quale segno tangibile della severità del Governo italiano nella
condanna del lavoro minorile”.
TUTTUNALTRACOSA: PARLAMENTARI IN PASSERELLA PER IL TESSILE EQUO E SOLIDALE
La
mostra mercato annuale del commercio equo e solidale “Tuttunaltracosa”,
promossa dal centro missionario Pime e dall’Associazione Italiana
Botteghe del Mondo, si è aperta a Milano il 25 maggio scorso con una
sfilata di capi di abbigliamento importati da alcune cooperative
italiane di commercio equo, indossati da cinque donne parlamentari di
entrambi gli schieramenti politici. L’iniziativa si poneva un duplice
obiettivo: sollecitare il mondo della moda a riflettere sulle modalità
con le quali vengono fatti produrre i capi nei paesi terzi e invitare
gli operatori del settore a individuare forme di collaborazione con le
cooperative del commercio equo per affiancarle nell’elaborare linee di
abbigliamento che possano essere allo stesso tempo competitive sul
mercato e dai forti contenuti etici. Al termine della presentazione le
parlamentari hanno rivolto un appello alle imprese del settore affinché
mettano in atto processi di responsabilità sociale lungo tutta la
filiera produttiva e si sono assunte l’impegno di un’iniziativa
parlamentare per arrivare a studiare forme di collaborazione tra
imprese, sindacati e associazioni allo scopo di delineare percorsi
comuni contro lo sfruttamento del lavoro nel settore tessile.
Resta da vedere in che misura il messaggio ha fatto breccia in una cornice nella quale era lecito aspettarsi che avrebbe prevalso più l’aspetto folcloristico che non il contenuto politico dell’iniziativa.
Resta da vedere in che misura il messaggio ha fatto breccia in una cornice nella quale era lecito aspettarsi che avrebbe prevalso più l’aspetto folcloristico che non il contenuto politico dell’iniziativa.
T-SHIRT PROMOZIONALI INSANGUINATE PER LA PRESIDENTE DEL LABOUR PARTY
E’ solo da pochi anni che il mondo associativo ha cominciato a riflettere sulla provenienza delle t-shirt che utilizza a scopo promozionale o per il fund-raising. Economiche per necessità, ma a quale prezzo? Deve esserselo chiesto anche Hazel Blears, presidente del Labour Party, quando ha scoperto di rifornirsi da Cotton Group, una delle imprese europee che ha rifiutato di aderire al fondo per il risarcimento delle vittime della Spectrum, crollata in Bangladesh due anni fa causando 64 morti e 80 feriti, della quale era committente. Impegnata in aprile nella campagna per la rielezione, Blears è stata costretta a chiudere il suo negozio on-line dove vendeva t-shirt con scritte in proprio favore. Le magliette, a marchio B&C, erano commercializzate dal rivenditore tedesco Spreadshirt per conto di Cotton Group, che risulterebbe essere il secondo maggior produttore europeo di t-shirt promozionali. Pessima reputazione gode anche il circuito di Sara Lee e Fruit of the Loom.
(Fonte: RSI news 4.5.2007; The Daily Mirror 30.4.2007)
ALTRE NOTIZIE
CORSO PER ATTIVISTI DELLA CAMPAGNA ABITI PULITI
In autunno la Campagna Abiti Puliti organizza a Firenze un corso destinato a volontari interessati ad approfondire le problematiche legate alla violazione dei diritti dei lavoratori nelle filiere globalizzate e le iniziative che possono essere assunte per richiamare le imprese alle loro responsabilità. Oggi infatti le imprese multinazionali svolgono un ruolo fondamentale nella società globale, determinando i destini di milioni di lavoratori e cittadini che subiscono gli effetti diretti e indiretti dello loro scelte economiche, sociali e ambientali. Effetti spesso incontrollati e non regolati che mettono in discussione la possibilità concreta di affermare diritti fondamentali per tutti, ovunque nel mondo.
Il corso, che si svolgerà in tre week-end (7-9 settembre, 28-30 settembre, 19-21 ottobre), è aperto a un massimo di 15-20 partecipanti che per esperienza e collocazione associativa hanno dimostrato di volersi impegnare in questo settore. Il corso sarà gratuito mentre rimangono a carico dei partecipanti le spese di trasporto, vitto e alloggio. Saranno presenti relatori ed esperti del mondo delle imprese, del sindacato, dell’ILO e della società civile.
Le iscrizioni al corso devono pervenire entro il 20 luglio 2007.
Per maggiori informazioni
Scarica il testo integrale con i contenuti del corso e il modulo di iscrizione
In autunno la Campagna Abiti Puliti organizza a Firenze un corso destinato a volontari interessati ad approfondire le problematiche legate alla violazione dei diritti dei lavoratori nelle filiere globalizzate e le iniziative che possono essere assunte per richiamare le imprese alle loro responsabilità. Oggi infatti le imprese multinazionali svolgono un ruolo fondamentale nella società globale, determinando i destini di milioni di lavoratori e cittadini che subiscono gli effetti diretti e indiretti dello loro scelte economiche, sociali e ambientali. Effetti spesso incontrollati e non regolati che mettono in discussione la possibilità concreta di affermare diritti fondamentali per tutti, ovunque nel mondo.
Il corso, che si svolgerà in tre week-end (7-9 settembre, 28-30 settembre, 19-21 ottobre), è aperto a un massimo di 15-20 partecipanti che per esperienza e collocazione associativa hanno dimostrato di volersi impegnare in questo settore. Il corso sarà gratuito mentre rimangono a carico dei partecipanti le spese di trasporto, vitto e alloggio. Saranno presenti relatori ed esperti del mondo delle imprese, del sindacato, dell’ILO e della società civile.
Le iscrizioni al corso devono pervenire entro il 20 luglio 2007.
Per maggiori informazioni
Scarica il testo integrale con i contenuti del corso e il modulo di iscrizione
DALLE IMPRESE
CESSIONI/ACQUISIZIONI, RISTRUTTURAZIONI, ATTUALITA’ & FUTILITA’
E’ morto improvvisamente il 17 giugno, in seguito a un’emorragia cerebrale, lo stilista Gianfranco FERRE’. Noto per uno stile nel quale si dice avesse messo a frutto i suoi studi di architettura, al culmine della carriera era stato chiamato a dirigere la più prestigiosa delle case francesi, Christian Dior. Nel 1996 era tornato a concentrarsi sulla sua griffe, rilevata nel 2002 dal gruppo It Holding. Pochi mesi fa aveva ricevuto la nomina a presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Lascia un impero in cerca di erede.
L’organo di autodisciplina pubblicitaria spagnolo ha assolto Giorgio ARMANI dall’accusa di aver diffuso una pubblicità che incita al turismo sessuale. L’accusa, sollevata dal difensore dei minori di Madrid, si riferiva alla promozione della collezione junior primavera-estate 2007, nella quale appaiono due bambine di origine orientale, truccate e in posa da adulte. Invita però gli operatori economici, nell’ideazione di messaggi pubblicitari, a tenere nel dovuto conto le preoccupazioni sociali riguardanti una grave piaga come quella dello sfruttamento sessuale infantile evitando il ricorso a immagini e messaggi che possano essere associati a questo fenomeno.
(Fonte: RSI News, 30.4.2007)
BASICNET rileva dalla società Formula Sport Group, in liquidazione, il marchio Superga, del quale è licenziataria mondiale dal 2004. Il trasferimento avverrà a un prezzo di 23 milioni di euro, 19 dei quali finanziati mediante un prestito della durata di 8 anni dalle maggiori banche italiane. Il marchio Superga nasce nel 1913 quando la società Walter Martiny mette in fabbricazione le prime scarpe in tela con suola in gomma. Negli anni ’50 la società passa sotto il controllo di Pirelli che la cede nel 1993.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 5.6.2007)
Autogrill, del gruppo BENETTON, ha lanciato un’opa su Alpha Airports, società inglese attiva nella ristorazione e retail aeroportuale, della quale ha acquisito il 42% del capitale. Alpha Airports possiede circa 200 punti vendita in 81 scali di 17 paesi e fornisce servizi di ristorazione in volo per circa cento compagnie aeree. Sul fronte autostrade c’è da registrare che la modifica approvata dal Cipe alla delibera sulle nuove tariffe autostradali, in risposta ai rilievi sollevati dall’Unione Europea, ripristina nei fatti per la ex società Autostrade, oggi Atlantia, quasi le stesse condizioni per l’adeguamento dei pedaggi esistenti prima dello stop alla fusione con la spagnola Abertis. Non sarà, ad esempio, possibile mettere un freno agli extraprofitti denunciati a suo tempo dal ministro Di Pietro.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 16.6.2007)
COIN chiude il bilancio tornando dopo sette anni a fare utili. La ristrutturazione ha comportato tagli di personale e nuove strategie commerciali, come l’imminente apertura di punti vendita in franchisee nell’Est Europeo e nel Medio Oriente, e l’avvio di un nuova insegna dedicata alla moda per i bambini: Yo Vi – Young Village. Al momento sono stati aperti due negozi pilota Yo Vi a Milano e a Roma con in vendita i maggiori marchi del childrenswear, oltre alla linea Coin, Twiddy.
(Fonte: Il Sole 24 ore , 31.5.2007)
I fratelli DELLA VALLE hanno rilevato una quota del 2% della Piaggio, con l’intenzione dichiarata di salire fino al 5%. Nell’operazione i Della Valle non hanno voluto coinvolgere il gruppo Tod’s, ma hanno preferito utilizzare la loro holding di diritto lussemburghese Dorint S.A. A una settimana dall’operazione, il 14 giugno, i Della Valle hanno annunciato l’acquisto del 10% della Bialetti, nota casa produttrice di macchine per caffè, che si prepara ad essere quotata in borsa. I due investimenti si aggiungono a un pacchetto ragguardevole che vanta partecipazioni in RCS, Mediobanca, Assicurazioni Generali, Ferrari, Louis Vitton, LVMH, oltre ovviamente alla Fiorentina e a una serie di altre partecipazioni minori.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 5.6.2007)
NIKE ha presentato il 31 maggio il suo terzo rapporto sulla responsabilità sociale assumendo l’impegno prioritario di eliminare, entro il 2011, l’abuso delle ore straordinarie di lavoro in tutte le fabbriche dei suoi fornitori nel mondo. I fornitori di Nike sono oltre 700 e occupano quasi 800mila lavoratori, l’80% dei quali sono donne fra i 18 e i 24 anni. Riguardo all’efficacia delle ispezioni tradizionali, giudicate valide per rimediare alle violazioni del codice di condotta, ma inefficaci per prevenirle, Nike afferma di aver elaborato un nuovo strumento di analisi del management nelle fabbriche dei fornitori, sinora sperimentato in 42 casi, e di avere in programma una campagna educativa sulla gestione delle risorse umane, in particolare sui diritti dei lavoratori. Nei programmi, anche la riduzione di sostanze chimiche nocive nella lavorazione delle scarpe. Neil Kearney, segretario generale del sindacato tessile internazionale (ITGLWF) ha commentato positivamente le buone intenzioni contenute nel rapporto, ma ha fatto notare come i grandi marchi debbano rivedere profondamente le loro politiche commerciali per garantire ai fornitori tariffe di commessa adeguate, tempi di consegna realistici, rapporti di lunga durata.
(Fonte: RSI news, 1.6.2007)
Sei mesi dopo aver interrotto i rapporti commerciali con Saga Sports, il suo fornitore pakistano di palloni da calcio cuciti a mano, per violazione del codice di condotta, in particolare sull’impiego di manodopera a domicilio, NIKE ha annunciato l’accordo con un nuovo fornitore pakistano, Silver Star Group. Il quale avrebbe accettato condizioni rigorose: personale assunto regolarmente e a tempo pieno, pagato su base oraria e non a cottimo, con garanzia di tutte le tutele sociali, compreso il diritto di libertà sindacale. La rescissione del contratto con Saga ha causato la perdita di 3mila posti di lavoro (Saga fornisce 6 dei 40 milioni di palloni in cuoio prodotti annualmente in Pakistan). L’accordo con Silver Star Group ammonta, in questa prima fase, a un quinto del volume prodotto da Saga. Resta il problema di un settore, quello della cucitura manuale, diventato sempre meno conveniente, cosa che potrebbe comportare per il distretto di Sialkot una ristrutturazione radicale nel prossimo futuro.
(Fonte: RSI News, 30.5.2007; The Financial Times, 26.5.2007)
La francese PPR ha ottenuto il via libera dall’antitrust, sia in Europa che negli USA, per procedere all'acquisizione di PUMA. A metà aprile PPR ha rilevato il 27,1% di Puma e ha lanciato un’offerta per assorbire il restante 72,9%. Al momento la quota detenuta da PPR in Puma sarebbe salita al 27,28%. Secondo un comunicato PPR, la sede di Puma, che continuerà ad essere quotata in borsa, rimarrà in Germania e non ci saranno riduzioni di organico.
(Fonte: Fashionmagazine, 14.5/15.6.2007)
La società cinese H4T, controllata da Billy Ngok, presidente della Hembly International Holdings, principale operatore nella distribuzione di prodotti fashion in Cina, assume il controllo di SERGIO TACCHINI con un accordo che prevede, in un primo tempo, l’affitto del complesso aziendale e, in seguito, il suo acquisto subordinato all’accettazione della procedura concordataria da parte dei creditori dell’azienda novarese. In precedenza, per salvare Tacchini era intervenuto il gruppo finanziario Orlando Italy. Il marchio Sergio Tacchini è stato fondato nel 1966 a Bellinzago (Novara) da un ex tennista di professione, Sergio Tacchini, che ha introdotto nella disciplina sportiva, rigorosamente in bianco, le prime divise colorate.
Il gruppo Hembly stringe un accordo anche con MOSCHINO (gruppo AEFFE) per la distribuzione in esclusiva del marchio in Cina a partire dalla primavera-estate 2008. L’accordo, della durata di 10 anni, prevede l’apertura di 40 negozi.
(Fonte: Il Sole 24 ore,10.6.2007, Fashionmagazine, 6.6.2007)
Dopo quasi un mese di trattative, e la gara all’acquisto con il concorrente Carlyle Group, il fondo di private equity Permira ha raggiunto un accordo con uno dei principali soci di VALENTINO Fashion Group, la famiglia Marzotto, arrivando a detenere il 40% del capitale, e ha lanciato un’opa sulle restanti quote di Vfg e, quindi, a cascata sulla Hugo Boss, la griffe tedesca controllata da Vfg.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 2.6.2007)
(a cura di Ersilia Monti, Deborah Lucchetti, Claudio Brocanelli)