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NEWS 3 2008

NUMERO 3


INDUSTRIA SPORTIVA GLOBALE SOTTO ACCUSA: LA CAMPAGNA PLAYFAIR 2008 RIVELA LE CONDIZIONI DI LAVORO NELLE FABBRICHE CHE PRODUCONO PER LE OLIMPIADI DI PECHINO 2008

E’ uscito il nuovo rapporto internazionale della Campagna PlayFair 2008 sulle condizioni di lavoro nell'industria sportiva  globale che "confeziona" le Olimpiadi di Pechino 2008.
L'edizione italiana, curata dalla Campagna Abiti Puliti, ospita i contributi di Luciano Gallino, ordinario di sociologia all'università di Torino e Valeria Fedeli, presidente della Federazione sindacale Europea del Tessile Abbigliamento e Cuoio. Sulla base di interviste somministrate a più di 300 lavoratori del settore sportivo in Cina, India, Thailandia e Indonesia, “Vincere gli ostacoli” mostra che le violazioni dei diritti dei lavoratori nel settore sono ancora la norma.

Scarica il rapporto in italiano da: http://www.abitipuliti.org/. L’edizione cartacea sarà disponibile da questo mese nelle botteghe del mondo (http://www.altreconomia.it/botteghe/).

Il primo maggio è arrivata a Hong Kong la staffetta olimpica virtuale “Catch the flame” dopo aver viaggiato in  88 paesi e aver coinvolto nel cammino 11.500 persone che recavano un messaggio per il Comitato Olimpico Internazionale: assicurare ai lavoratori impegnati nella fabbricazione di materiale che utilizza il logo olimpico condizioni di lavoro dignitose. Le firme saranno consegnate al CIO nella sede di Losanna  il 10 giugno. Fino al 4 giugno sarà ancora possibile firmare sul sito della campagna http://www.catchtheflame.org.

Dopo la pubblicazione del primo rapporto sulle olimpiadi “Nessuna medaglia alle olimpiadi per i diritti dei lavoratori” (www.abitipuliti.org per la versione italiana), uscito nel giugno 2007, la campagna PlayFair 2008 ha scritto alle quattro imprese sospese dalla produzione di gadget olimpici (vedi Newsletter n. 6/2007) per chiedere quali azioni correttive fossero state attuate nel frattempo.  Solo due risposte sono arrivate. La prima dalla Mainland Headwear Holdings, che ha ammesso l’esistenza di problemi legati ai lunghi orari di lavoro, ma non ai livelli retributivi, e si è detta estranea alla pratica di istruire i propri dipendenti a mentire agli ispettori, pur riconoscendo che è un fenomeno molto diffuso fra gli imprenditori cinesi. La Yue Wing Cheong informa di aver introdotto un sistema di produzione snella con l’intento di ridurre le ore di lavoro ma minimizza la portata  delle violazioni riscontrate.
Per scaricare l’aggiornamento del rapporto:
http://www.playfair2008.org/docs/Prodction_of_Olympics_sponsored_goods.pdf

CASI URGENTI

SOSTIENI LE CAMPAGNE PER UN LAVORO E PER UN SALARIO DIGNITOSI
Metà della forza lavoro mondiale guadagna meno di 2 dollari al giorno; 12,3 milioni di persone lavorano in schiavitù; 200 milioni di bambini lavorano invece di andare a scuola; 2,2 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di incidenti o malattie legate al lavoro. I sindacalisti che vi si oppongono vengono licenziati, incarcerati e anche uccisi. La Confederazione Sindacale Internazionale,  insieme ad organizzazioni della società civile, rivolge ai governi un appello affinché siano recepite ed attuate tutte le convenzioni delle Nazioni Unite e dell’OIL per un lavoro dignitoso.
Puoi aderire all’appello firmando sul sito:
http://www.decentwork.org/index.php?option=com_content&task=view&id=33&Itemid=29
Le firme verranno consegnate il 7 ottobre (giornata mondiale per un lavoro dignitoso) a rappresentanti dell’UE ed entro la fine dell’anno ai rappresentanti dei governi che saranno presenti a Doha per la conferenza intergovernativa sul finanziamento dello sviluppo.

Non c’è lavoro dignitoso senza un salario dignitoso. Invia un appello alle aziende leader dell’industria sportiva (Adidas, Asics, New Balance, Nike, Puma e il colosso taiwanese Yue Yuen) affinché diano corso alle raccomandazioni contenute nel rapporto “Vincere gli ostacoli” e adottino efficaci processi di revisione dei livelli retributivi e delle politiche commerciali che ne hanno finora ostacolato il progresso. Le firme sosterranno le proposte che la campagna PlayFair rivolgerà alle aziende in un incontro in calendario nel mese di luglio.
Firma l’appello sul sito (scrivendo nell’oggetto: Pay fair!):
http://www.playfair2008.org/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=ioc_form2&lang=en#action

ADIDAS: E’ TEMPO DI INTERVENTI STRUTTURALI IN INDONESIA
Nelle sue pubblicazioni ufficiali Adidas promette di impegnarsi seriamente per diventare un’impresa sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. E’ tempo di passare dalle parole ai fatti, per esempio in Indonesia, un paese nel quale anni di casi urgenti mettono a nudo abusi difficili da sradicare con il tradizionale approccio caso per caso. La Clean Clothes Campaign e Oxfam Australia chiedono ad Adidas di applicare una serie di proposte su scala settoriale volte a risolvere tre persistenti problemi strutturali: gli ostacoli all’esercizio della libertà di associazione sindacale, l’abuso di contratti a termine, la chiusura di fabbriche e i relativi risarcimenti economici.
(vedi il documento: http://www.cleanclothes.org/ftp/080320_Sector-Wide_Solutions_in_Indonesia.pdf)
Il primo intervento consiste nel garantire ai 10mila lavoratori degli ex fornitori PT Dong e PT Spotec, che ancora attendono di ricevere quanto loro dovuto in seguito al licenziamento, la priorità nelle assunzioni presso Ching Luh, l’impresa che ha rilevato le attività di PT Spotec.
Firma l’appello sul sito (scrivendo nell’oggetto: Sector-wide solutions for Indonesia)
http://www.cleanclothes.org/urgent/08-04-09.htm#action

A TRE ANNI DAL CROLLO DELLA SPECTRUM, ANCORA RITARDI NEI RISARCIMENTI
L’11 aprile scorso cadeva il terzo anniversario del crollo della Spectrum, maglificio per l’esportazione installato alla periferia di Dhaka in un edificio abusivo. Nel crollo sono morte 64 persone e 80 sono rimaste ferite. Il fondo per il risarcimento costituito da alcuni committenti europei, Inditex (Zara), KarstadtQuelle, New Wave Group, Scapino e Solo Invest, ha avuto un inizio difficile, anche a causa della situazione politica del paese, e si è limitato nell’aprile scorso alla distribuzione a 22 persone di una tranche di 3mila dollari sul primo stanziamento quantificato in 60mila dollari. Da allora i progressi sono stati molto lenti, con non più di 75 dollari aggiuntivi erogati a persona. Le cure mediche continuano ad essere regolarmente somministrate. I sindacati tessili del Bangladesh hanno indetto una conferenza stampa nel giorno dell’anniversario per denunciare l’incompleta attuazione dei programmi di risarcimento. La Clean Clothes Campaign continua a chiedere l’adesione al fondo alle aziende che non l’hanno ancora fatto, Carrefour in testa.
Per informazioni sul caso: http://www.cleanclothes.org/news/spectrum_disaster.htm


ALTRE NOTIZIE

“DISOCCUPATI DEL LUSSO”: SECONDA PARTE DELL’INCHIESTA DI REPORT SUL SISTEMA MODA ITALIANO
Dopo la puntata andata in onda nel dicembre 2007 (vedi Newsletter n. 9/2007), Report torna ad occuparsi della moda italiana. Questa volta, oltre a rivedere i laboratori dove si producono in nero borse per conto delle grandi griffes, veniamo introdotti nella filiera della scarpa nei distretti del Veneto e delle Marche dove le tomaie di lusso sono oggi lavorate dai cinesi in condizioni di illegalità, oppure inviate per l’orlatura nella stessa Cina ritornando indietro come scarpe finite per essere etichettate “made in Italy”. Attenti ai puritani. Diego Della Valle, che nella prima parte dell’inchiesta si ergeva ad alfiere di italianità, oggi ammette che da alcuni anni produce una linea per bambini in Cina. Ma è scusato, lo dichiara in etichetta…
I marchi a vario titolo trovati in difetto: Louis Vuitton, Chanel, Dior, Dolce & Gabbana, Bottega Veneta, Valentino, Fendi, Burberry, Max Mara, Ferragamo, Moncler, Jil Sander, Armani, Prada.
(video e testo integrale del servizio del 18.5.2008: http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1078530,00.html)

ITALIA MAGLIA NERA PER L’IMPORTAZIONE DI PELLI DI SERPENTE E COCCODRILLO
Irragionevole e perverso – così lo giudica The Observer nell’articolo citato da Internazionale del 18 aprile – che le pelli di animali esotici siano ancora di moda proprio ora che molte specie sono in via d’estinzione. Si stima che tra il 2000 e il 2005 nell’Unione Europea siano entrati 2,9 milioni di pelli di coccodrillo e 3,4 milioni di pelli di serpente (ma il mercato illegale avrebbe lo stesso giro d’affari). Il primo importatore europeo è l’Italia dove si produce la maggior parte delle borse in pelle. In Cambogia gli allevatori hanno smesso di alimentare i coccodrilli con il pesce (troppo caro) e hanno cominciato a nutrirli con serpenti d’acqua, causando enormi squilibri e danni ambientali. Un esperto in biologia dei rettili spiega come vengono scuoiati: “Gli infilano un tubo in bocca e poi, mentre sono ancora vivi, li gonfiano d’acqua per allentare la pelle. Poi li impalano per la testa e tolgono la pelle”. Per l’Italia, un bel record davvero.

TROPPA CHIMICA NEI TESSUTI PER L’INFANZIA: DUE MODELLI DI PIGIAMA PER BAMBINO RITIRATI DAL MERCATO
Tre pigiamini, indicati per bimbi da 0 a 4-5 anni, venduti nella grande distribuzione e nei negozi per l'infanzia, a lungo termine potrebbero rappresentare un rischio per la salute di chi li indossa. Uno della linea Blukids (venduto da Upim) contiene un colorante azoico che rilascia un’ammina cancerogena in quantità superiore al limite massimo consentito dalla normativa europea; mentre il pigiama Texbasic (Carrefour) e un modello di Tezenis contengono quantità eccessive di ftalati, altre sostanze chimiche indesiderate, in misura superiore ai limiti di legge. E’ il risultato dei test effettuati dall’associazione dei consumatori Altroconsumo che sottolinea come in Italia esista un vuoto legislativo per l’informazione e la sicurezza del consumatore nel settore della produzione tessile. In seguito alle segnalazioni, Upim e Carrefour hanno deciso di ritirare dal mercato gli articoli incriminati; Tezenis si è riservata di svolgere accertamenti, anche se il prodotto non è più in vendita perché appartiene alla collezione autunno-inverno 2007. Quali precauzioni prendere? Altroconsumo consiglia di lavare sempre il capo prima dell’uso (elimina l’eventuale formaldeide presente) ed evitare di acquistare pigiamini o magliette con stampe plastificate e di colore scuro, dove le sostanze nocive sono più frequentemente rintracciabili.
(Scarica il testo dell’articolo: http://www.altroconsumo.it/images/20/200993_Attach.pdf)

IMPRONTE CHE RIMANGONO: SANDALI DALLA PALESTINA
Dopo la metà di giugno saranno disponibili nella sede della cooperativa Nazca, a Milano in via Breda 54, e nelle sue sei botteghe (www.nazcacoop.it per gli indirizzi), i sandali in pelle dalla Palestina. Sono sandali prodotti da Camel Delux, una piccola azienda palestinese a conduzione familiare situata nella città di Hebron, che a causa della chiusura del mercato palestinese imposta da Israele ha enormi difficoltà commerciali. Sono fabbricati con pelle di cammello e ovini locali, lavorata e conciata sempre in Hebron da un’altra piccola azienda familiare. La cooperativa Nazca, in collaborazione con l’associazione italiana Vento di Terra, sostiene questo progetto con l’obiettivo di sviluppare le attività produttive locali e perché grazie alle risorse generate vengano finanziati progetti educativi nei campi profughi di Shu ‘fat (Gerusalemme) e Kalandia (Ramallah). I campi profughi palestinesi evidenziano un quadro economico e sociale decisamente drammatico, soprattutto la condizione dei minori è estremamente critica per l’assenza di ambiti e iniziative sociali, culturali, educative a loro dedicati. In questo contesto il progetto “Crescere in pace” dell’associazione Vento di Terra è una risposta affinché i giovani palestinesi possano sperimentare esperienze sociali alternative alla logica della violenza.
(Laura Crippa, Nazca Soc. Coop., http://www.nazcacoop.it)

DAL MONDO DELLE IMPRESE

Un articolo dell’Espresso del 3 aprile ci informa con dovizia di particolari delle scelte sartoriali di papa Ratzinger il quale, sostituita la storica casa Gammarelli con Euroclero, reintroduce un repertorio vintage che non si vedeva dal diciottesimo secolo, insieme ai suoi nomi bizzarri: mitrie, piviali, mozzette, fanoni, cappe magne, falde. E il camauro: zucchetto in velluto rosso bordato di ermellino bianco a cui si accompagna il pallio papale, tessuto e cucito dalle suore di clausura del convento di Santa Cecilia in Trastevere con la lana di due agnelli appositamente allevati. Le cronache si concentrano sui paramenti firmati dalla maison Gattinoni, i Cartier demilune Santos da vista, e sui famosi mocassini rossi, erroneamente attribuiti a Prada, che hanno fatto eleggere il papa da Esquire l’uomo più trendy del mondo.

La Corte di giustizia europea si è pronunciata nella causa intentata da Adidas in Olanda per impedire ad alcuni grandi distributori, come H&M, di vendere articoli sportivi con due strisce verticali, ritenendo l’uso della striscia idoneo a confondere gli acquirenti. Secondo la Corte è sufficiente che una parte rilevante dei consumatori possa essere tratta in inganno nel collegamento fra segno e marchio per far scattare la tutela accordata dalle direttive comunitarie, ma non può esistere monopolio nell’uso di un segno comune in settori produttivi diversi da quelli in cui opera l’impresa.
Anche Gucci ha ottenuto la sua sentenza, quella della Corte del Popolo di Shanghai che ha condannato al risarcimento un’azienda cinese per aver copiato in modo illegale un modello di sandali della casa del lusso messi in vendita nei grandi magazzini Yaohan, ma ha esonerato questi ultimi dal partecipare al risarcimento.

Il gruppo Décathlon ha annunciato che cambierà nome in Oxylane Group con l’obiettivo di agevolare l’internazionalizzazione di un marchio, fondato nel 1976, giudicato un po’ troppo francese. La Francia rappresenta a tutt’oggi il 54,6% delle vendite totali che nel 2007 sono aumentate dell’11,5% a quasi 4,5 miliardi di euro. Blue Capital, fondo di investimenti di proprietà del gruppo Arnault e di Colony Capital, ha acquisito la maggioranza azionaria di un altro retailer francese, Carrefour, al secondo posto fra i grandi distributori europei che hanno raggiunto una dimensione globale.

Antichi Pellettieri, controllata dal Mariella Burani Fashion Group, ha acquisito Finduck, la società bolognese cui fa capo il marchio Mandarina Duck. A forza di acquisizioni e di licenze, che si contano a decine, Mariella Burani Fashion Group,  è diventato un vero proprio colosso commerciale.

Geox ha annunciato il debutto nelle calzature sportive con una linea ad alta traspirazione che affronterà un mercato controllato per quasi il 60% da due colossi, Nike e Adidas. Pochi i concorrenti italiani, fra questi Diadora, che tenta di crescere in Cina grazie a un accordo di joint venture con la società di Hong Kong Windia Holdings Ltd., che curerà la produzione e la distribuzione del marchio nei suoi territori, ovvero Cina, Hong Kong e Macao.

La società indiana Bombay Rayon Fashion ha firmato un accordo per rilevare il marchio Guru dalla Jam Session di Parma per una cifra pari a 33 milioni di euro entro i prossimi 5 anni, periodo entro il quale opererà in affitto di ramo d’azienda attraverso la propria sussidiaria olandese. La Bombay Rayon Fashion è una delle più importanti aziende tessili indiane, controlla tutta la filiera produttiva dalla tintura alla commercializzazione dei capi finiti e ha tra i suoi clienti marchi come Liz Claiborne e la catena britannica Marks & Spencer.

I fratelli Loro Piana, hanno acquistato 2mila ettari di terreno in Perù per farne una riserva privata dedicata alla salvaguardia delle vicuñe, un animale che si era quasi estinto ma dal cui pelo si ottiene la fibra più preziosa e rara del mondo, materia prima ideale per un’azienda rinomata per il massimo pregio e l’esclusività dei suoi prodotti. Da una vicuña si possono tosare 250 grammi di pelo ogni due anni e per un cappotto ci vuole il pelo di 25-30 animali. Oggi sulle Ande se ne contano 150mila esemplari.

Passa alla Camera l’approvazione definitiva della convenzione tra Anas e Autostrade Italiane, la società del gruppo Atlantia controllata dai Benetton. Il nuovo testo consente un aumento annuo dei pedaggi autostradali non inferiore al 70% dell’inflazione reale, mentre scompare la verifica periodica sull’allineamento degli aumenti tariffari ai costi effettivamente sostenuti, il tutto garantito per i prossimi 30 anni quando la convenzione andrà in scadenza.
(Fonti: Il Sole 24 ore e Fashionmagazine, vari numeri aprile/maggio 2008)

(a cura di Ersilia Monti, Deborah Lucchetti, Claudio Brocanelli; con il contributo di Laura Crippa)

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Last modified 2008-06-03 06:17 PM
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