Campagna Abiti Puliti
Olimpiadi: l’immobilismo del Comitato Olimpico Internazionale sui diritti è una vergogna. La società civile internazionale mobilitata in 35 paesi, Mentre la cappa di smog avvolge inesorabilmente Pechino minacciando la possibilità stessa di gareggiare per gli atleti, un’altra cappa densa e impenetrabile avvolge il Comitato Olimpico Internazionale che si ostina a fare orecchie da mercante e a non voler affrontare la crisi di giustizia che attanaglia il sistema produttivo su cui si reggono le Olimpiadi. “Sono passati cinque anni da quando il Comitato Olimpico Internazionale è stato chiamato in causa per la prima volta affinché agisse in difesa dei diritti dei lavoratori impegnati nelle filiere dei suoi prodotti ma il business è ciò che conta per loro. Ancora una volta molto denaro è piovuto nel forziere del business delle Olimpiadi ma i lavoratori che hanno contribuito a metterle in piedi sono rimasti tagliati fuori” denuncia Guy Ryder, Segretario Generale dell’International Trade Union Confederation, e partner di Play Fair. Eppure la campagna Play Fair 2008 aveva presentato la “road map” contenente i passi concreti che il Comitato Olimpico può e deve fare per prevenire le violazioni dei diritti dei lavoratori lungo le filiere produttive, in particolare per quanto riguarda i salari miseri, il lavoro minorile e l’eccesso di ore di lavoro; passi che il Comitato Olimpico rifiuta di compiere. “Invece di prendere in seria considerazione le azioni concrete emerse dai rapporti di Play Fair, che hanno messo in chiara luce le violazioni ricorrenti nelle fabbriche delle Olimpiadi, il CIO passa la palla agli organizzatori di Pechino, evitando di affrontare i problemi strutturali” dice Esther de Haan della Clean Clothes Campaign. Eppure le ricerche condotte da Play Fair hanno rivelato pesanti violazioni degli standard internazionali e della stessa legge del lavoro cinese, modificata dal Gennaio 2008 con significativi miglioramenti a favore dei lavoratori. Violazioni che il CIO ignora, continuando a rifornirsi di beni prodotti in palesi condizioni di grave sfruttamento. Mentre il CIO resta immobile, le imprese del settore stanno mostrando segnali di riconoscimento del livello di problemi strutturali denunciati e il relativo fallimento delle tradizionali politiche di responsabilità sociale di impresa. Durante l’incontro tenutosi ad Hong Kong agli inizi di Luglio, gli attivisti di Play Fair e diversi grandi marchi dell’abbigliamento sportivo hanno deciso di formare un gruppo di lavoro per affrontare alcune delle cause strutturali che generano le pessime condizioni di lavoro nel settore. Invitata dalla Campagna Abiti Puliti (Clean Clothes Campaign italiana) in occasione della visita a Roma di Ming Lai CHUNG, attivista e ricercatrice del Labour Action China che ha contribuito al rapporto Vincere gli ostacoli, anche la LOTTO - unica impresa italiana - ha partecipato all’incontro e ha espresso ad Abiti Puliti la disponibilità e la volontà a perseguire obiettivi di miglioramento nelle sue filiere produttive internazionali. L’opportunità di apportare cambiamenti reali in occasione delle Olimpiadi di Pechino è perduta, ma la campagna di pressione internazionale continuerà fino a quando il Comitato Olimpico Internazionale non assumerà le proprie responsabilità. -###- Vincere gli ostacoli è il rapporto internazionale della Campagna PlayFair 2008 sulle condizioni di lavoro nell'industria sportiva globale che "confeziona" le Olimpiadi di Pechino 2008.L'edizione italiana, curata dalla Campagna Abiti Puliti, ospita i contributi di Luciano Gallino, ordinario di sociologia all'università di Torino e Valeria Fedeli, presidente della Federazione Sindacale Europea del Tessile Abbigliamento e Cuoio. In Italia il rapporto è stato presentato da Suki Chung del Labour Action China |
SOSTIENI LE RIVENDICAZIONI DEI LAVORATORI DELLA PT PANARUB/INDONESIA E DELLA KINGS LAND GARMENT COMPANY/CAMBOGIA
Dopo aver tentato inutilmente di ottenere il reintegro di 18 lavoratori licenziati illegalmente per attività sindacale e aver chiesto l’intervento del governo, i dipendenti della Kings Land Garment Factory, fornitore cambogiano di Wal-Mart, sono in sciopero dall’11 gennaio. Chiedono il riconoscimento del sindacato, la fine delle trattenute arbitrarie, migliori condizioni igieniche, uguale retribuzione per uomini e donne, il pagamento dell’indennità di maternità e la fruizione delle ferie. Scrivi alla Kings Land Garment Factory di riassumere lavoratori licenziati e di riconoscere il diritto del sindacato a discutere delle condizioni di lavoro: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-01-24.htm (scrivi nell’oggetto: Union rights at Kings Land Garment Factory)
RICERCATORE DEL WRC ARRESTATO IN BANGLADESH RILASCIATO GRAZIE A UNA CATENA DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
Scrivi al governo del Bangladesh per sollecitarlo a cessare la repressione nei confronti del sindacato e della società civile e a dare attuazione all’accordo tripartito firmato il 12 giugno 2006 fra governo, sindacati e imprenditori per il riconoscimento dei diritti fondamentali dei lavoratori, compresa la libertà di associazione.
http://www.cleanclothes.org/urgent/08-02-05.htm#action; scrivi nell’oggetto: Repeal emergency laws
CHIUSO CASO A-ONE
ACCORDO RAGGIUNTO DAI LAVORATORI DELLA A-ONE IN BANGLADESH
Dopo due anni di lotta per la giustizia, 50 lavoratori della A-One in Bangladesh hanno finalmente ricevuto una compensazione dall’impresa italiana Tessival, unico cliente rimasto.
I lavoratori, che hanno ricevuto la somma di 5.000 Taka ciascuno (53,50 euro), erano stati licenziati nell’Ottobre 2005, dopo avere partecipato alle elezioni di un Comitato interno di Rappresentanza (WRWC) alla A.One, fabbrica situata nella Zona Franca per l’Esportazione (EPZ) di Dhaka. Sebbene i lavoratori avessero chiesto il reintegro in fabbrica, sono stati alla fine costretti ad accettare il risarcimento per fare fronte ai bisogni delle loro famiglie. La A-One era fornitore di diverse imprese internazionali, incluse Tessival, Coin, Tchibo, Miles e C&A.
I lavoratori della A-One e i loro difensori ringraziano quanti hanno dato il loro contributo e supporto in questi due anni. Il sostegno della campagna internazionale ha consentito il raggiungimento di un accordo, seppur parziale.
CHIUSO CASO FFI/JKPL
Sulla base di questo accordo, la Clean Clothes Campaign e l’ICN sono fiduciosi che qualunque violazione dei diritti sarà comunicata tempestivamente e risolta nel modo giusto. Le parti pertanto richiedono al tribunale di non dare seguito alla richiesta di giudizio per le differenze di opinioni emerse e per le accuse avanzate dalle organizzazioni locali e contestate dalla FFI/JKPL, così come per gli eventi occorsi negli anni 2005-2006. Pertanto la FFI ritira tutti i procedimenti legali e la CCC e l’ICN pongono fine alla campagna di pressione verso la FFI/JKPL e l’impresa olandese G-Star. La CCC e l’ICN accolgono molto positivamente la notizia che la G-Star, il cliente più importante della FFI/JKPL, intende riavviare le sue relazioni commerciali con la FFI/JKPL.
>> continua
>> Comunicato stampa del ministro ed ex-primo ministro olandese, Ruud Lubbers, che ha condotto il processo di mediazione dallo scorso Dicembre 2007. Testo in inglese
>> Comunicato stampa Campagna Abiti Puliti
GRAZIE AL PREZIOSO CONTRIBUTO DI TUTTI COLORO CHE HANNO SOSTENUTO LA CAMPAGNA
INDICE 2005-2006
| |
|
La campagna: obiettivi e attività
La Campagna
Abiti Puliti è la coalizione che rappresenta in Italia la Clean Clothes
Campaign, campagna internazionale nata per rafforzare i lavoratori e
migliorare le loro condizioni di lavoro nel settore dell’industria
tessile mondiale. Essa ha l’obiettivo di porre fine all’oppressione,
allo sfruttamento e agli abusi che subiscono di milioni di lavoratori,
per la maggioranza donne e spesso bambini, impiegati in questo settore.
La campagna si sviluppa attraverso quattro livelli di attività:
1. Fa pressione sulle imprese perchè si assumano la responsabilità di produrre in condizioni di lavoro dignitose;
2. Sostiene i lavoratori, i sindacati e le Organizzazioni Non Governative dei paesi produttori;
3. Lavora per far crescere la consapevolezza dei consumatori che, attraverso informazioni accurate sulle condizioni di lavoro nell’industria del tessile e dell’abbigliamento, si possono mobilitare usando il loro potere di scelta e condizionamento nei confronti delle imprese;
4. Esplora le possibilità legali per migliorare le condizioni di lavoro e fa pressioni per ottenere leggi che promuovano migliori condizioni di lavoro e spingano governi e imprese a diventare consumatori etici.
Materiali e strumenti
Mailing list
per ricevere
informazioni sui casi urgenti, notizie relative alle imprese e
attivarsi in caso di richiesta di azioni di pressione è nata la lista
info@abitipuliti.org.
o mandare un messaggio a info-request @abitipuliti.org scrivendo nell’oggetto subscribe.
Riceverete
una newsletter periodica che vi permetterà di approfondire la vostra
conoscenza e di avere maggiori strumenti di analisi del settore
tessile. La newsletter ha una frequenza approssimativamente mensile per
cui non intaserà certo la vostra casella di posta elettronica.
Documenti
la campagna mette a
disposizione numerosi documenti elaborati a livello internazionale e
nazionale che collocati nell’apposita sezione.
Cosa puoi fare tu
Agisci
iscrivendoti alla
lista abitipuliti.org potrai partecipare alle azioni di pressione
che riceveremo dai lavoratori di imprese che producono per le
multinazionali in tutto il mondo. Potremmo per esempio ricevere
richieste di assistenza da lavoratori che sono stati licenziati per
aver scioperato, cui è stato negato il diritto a formare il sindacato e
che hanno il coraggio di richiedere pubblicamente sostegno per
migliorare le loro condizioni. Il tuo contributo è prezioso; puoi
partecipare inviando direttamente lettere di protesta e coinvolgendo
altre persone nella campagna.
Informati e scegli
quando acquisti
abiti, prodotti tessili e sportivi, chiedi ai negozianti dove vengono
prodotti e a quali condizioni; cerca prodotti alternativi provenienti
da filiere pulite, organiche, eque e solidali.