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Campagna Abiti Puliti

Olimpiadi: l’immobilismo del Comitato Olimpico Internazionale sui diritti è una vergogna.

La società civile internazionale mobilitata in 35 paesi,
 chiede giustizia per i lavoratori impegnati dietro le quinte delle Olimpiadi.

3 Agosto 2008 - Gli attivisti della campagna Play Fair 2008 saranno oggi in Hong Kong per mettere il Comitato Olimpico Internazionale di fronte al totale fallimento della sua azione per rimuovere le cause del generale sfruttamento cui sono soggetti i lavoratori che confezionano i prodotti a marchio per le Olimpiadi. Si incontreranno alle 10 di fronte al Centro Culturale sulla Tsim Sha Tsui Promenade per una intera giornata di attività e mobilitazione.
Mentre la cappa di smog avvolge inesorabilmente Pechino minacciando la possibilità stessa di gareggiare per gli atleti, un’altra cappa densa e impenetrabile avvolge il Comitato Olimpico Internazionale che si ostina a fare orecchie da mercante e a non voler affrontare la crisi di giustizia che attanaglia il sistema produttivo su cui si reggono le Olimpiadi.

“Sono passati cinque anni da quando il Comitato Olimpico Internazionale è stato chiamato in causa per la prima volta affinché agisse in difesa dei diritti dei lavoratori impegnati nelle filiere dei suoi prodotti ma il business è ciò che conta per loro. Ancora una volta molto denaro è piovuto nel forziere del business delle Olimpiadi ma i lavoratori che hanno contribuito a metterle in piedi sono rimasti tagliati fuori” denuncia Guy Ryder, Segretario Generale dell’International Trade Union Confederation, e partner di Play Fair.

Eppure la campagna Play Fair 2008 aveva presentato la “road map” contenente i passi concreti che il Comitato Olimpico può e deve fare per prevenire le violazioni dei diritti dei lavoratori lungo le filiere produttive, in particolare per quanto riguarda i salari miseri, il lavoro minorile e l’eccesso di ore di lavoro; passi che il Comitato Olimpico rifiuta di compiere. 

“Invece di prendere in seria considerazione le azioni concrete emerse dai rapporti di Play Fair, che hanno messo in chiara luce le violazioni ricorrenti nelle fabbriche delle Olimpiadi, il CIO passa la palla agli organizzatori di Pechino, evitando di affrontare i problemi strutturali” dice Esther de Haan della Clean Clothes Campaign.

Eppure le ricerche condotte da Play Fair hanno rivelato pesanti violazioni degli standard internazionali e della stessa legge del lavoro cinese, modificata dal Gennaio 2008 con significativi miglioramenti a favore dei lavoratori. Violazioni che il CIO ignora, continuando a rifornirsi di beni prodotti in palesi condizioni di grave sfruttamento. Mentre il CIO resta immobile, le imprese del settore stanno mostrando segnali di riconoscimento del livello di problemi strutturali denunciati e il relativo fallimento delle tradizionali politiche di responsabilità sociale di impresa.

Durante l’incontro tenutosi ad Hong Kong agli inizi di Luglio, gli attivisti di Play Fair e diversi grandi marchi dell’abbigliamento sportivo hanno deciso di formare un gruppo di lavoro per affrontare alcune delle cause strutturali che generano le pessime condizioni di lavoro nel settore. Invitata dalla Campagna Abiti Puliti (Clean Clothes Campaign italiana) in occasione della visita a Roma di Ming Lai CHUNG, attivista e ricercatrice del Labour Action China che ha contribuito al rapporto Vincere gli ostacoli, anche la LOTTO - unica impresa italiana - ha partecipato all’incontro e ha espresso ad Abiti Puliti la disponibilità e la volontà a perseguire obiettivi di miglioramento nelle sue filiere produttive internazionali.

L’opportunità di apportare cambiamenti reali in occasione delle Olimpiadi di Pechino è perduta, ma la campagna di pressione internazionale continuerà fino a quando il Comitato Olimpico Internazionale non assumerà le proprie responsabilità.

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Vincere gli ostacoli è il rapporto internazionale della Campagna PlayFair 2008 sulle condizioni di lavoro nell'industria sportiva  globale che "confeziona" le Olimpiadi di Pechino 2008.

L'edizione italiana, curata dalla Campagna Abiti Puliti, ospita i contributi di Luciano Gallino, ordinario di sociologia all'università di Torino e Valeria Fedeli, presidente della Federazione Sindacale Europea del Tessile Abbigliamento e Cuoio.

In Italia il rapporto è stato presentato da Suki Chung del Labour Action China

>> scarica il rapporto della campagna PlayFair 2008










 SOSTIENI LE RIVENDICAZIONI DEI LAVORATORI DELLA PT PANARUB/INDONESIA E DELLA KINGS LAND GARMENT COMPANY/CAMBOGIA

Il caso della PT Panarub, produttore di scarpe sportive per conto di Adidas a Tangerang, vicino Jakarta, ha impegnato a lungo le reti internazionali dopo che nell’ottobre 2005 le proteste dei lavoratori per ottenere salari adeguati a fronteggiare il vertiginoso rincaro dei beni di prima necessità si sono concluse con il licenziamento di 33 dirigenti sindacali. La campagna di pressione pubblica ha consentito in questi anni ai licenziati di ottenere per lo meno un sostegno economico mensile  e infine una buonuscita, ma molti lavoratori sono ancora alla ricerca di un’occupazione. Chiedi ad Adidas, che ha fatto poco in questi anni, di impegnarsi per la ricollocazione dei lavoratori della PT Panarub: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-01-29.htm (scrivi nell’oggetto: Pt Panarub workers)
Dopo aver tentato inutilmente di ottenere il reintegro di 18 lavoratori licenziati illegalmente per attività sindacale e aver chiesto l’intervento del governo, i dipendenti della Kings Land Garment Factory, fornitore cambogiano di Wal-Mart, sono in sciopero dall’11 gennaio. Chiedono il riconoscimento del sindacato, la fine delle trattenute arbitrarie, migliori condizioni igieniche, uguale retribuzione per uomini e donne, il pagamento dell’indennità di maternità e la fruizione delle ferie. Scrivi alla Kings Land Garment Factory di riassumere lavoratori licenziati e di riconoscere il diritto del sindacato a discutere delle condizioni di lavoro: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-01-24.htm (scrivi nell’oggetto: Union rights at Kings Land Garment Factory)


RICERCATORE DEL WRC ARRESTATO IN BANGLADESH RILASCIATO GRAZIE A UNA CATENA DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE


Mehedi Hasan, collabora dal 2007 in Bangladesh con il WRC, organismo di verifica dei codici di condotta di università ed enti pubblici statunitensi, con il compito di effettuare indagini e condurre interviste con i lavoratori nel suo paese. E’ stato messo in stato di fermo il 24 gennaio scorso dai servizi di sicurezza con l’accusa di incitamento alla rivolta in relazione all’ondata di proteste dei lavoratori della zone franche che ha interessato la capitale Dhaka nel mese scorso. Da quando è entrato in vigore lo stato d’emergenza, decretato dal governo ad interim all’inizio del 2007, sono di fatto sospese in Bangladesh  tutte le libertà politiche e sindacali. La campagna di pressione pubblica che è seguita alla notizia dell’arresto, alla quale hanno aderito numerose organizzazioni internazionali, ma anche imprese committenti dell’industria tessile bengalese, è riuscita a ottenere la scarcerazione del ricercatore del WRC, avvenuta il 3 febbraio scorso.
Scrivi al governo del Bangladesh per sollecitarlo a cessare la repressione nei confronti del sindacato e della società civile e a dare attuazione all’accordo tripartito firmato il 12 giugno 2006 fra governo, sindacati e imprenditori per il riconoscimento dei diritti fondamentali dei lavoratori, compresa la libertà di associazione.

http://www.cleanclothes.org/urgent/08-02-05.htm#action; scrivi nell’oggetto: Repeal emergency laws


CHIUSO CASO A-ONE

ACCORDO RAGGIUNTO DAI LAVORATORI DELLA A-ONE IN BANGLADESH


I lavoratori illegalmente licenziati dal fornitore della italiana Tessival accettano il pagamento della liquidazione dopo due anni di lotta

Dopo due anni di lotta per la giustizia, 50 lavoratori della A-One in Bangladesh hanno finalmente ricevuto una compensazione dall’impresa italiana Tessival, unico cliente rimasto.
I lavoratori, che hanno ricevuto la somma di 5.000 Taka ciascuno (53,50 euro), erano stati licenziati nell’Ottobre 2005, dopo avere partecipato alle elezioni di un Comitato interno di Rappresentanza (WRWC) alla A.One, fabbrica situata nella Zona Franca per l’Esportazione (EPZ) di Dhaka. Sebbene i lavoratori avessero chiesto il reintegro in fabbrica, sono stati alla fine costretti ad accettare il risarcimento per fare fronte ai bisogni delle loro famiglie. La A-One era fornitore di diverse imprese internazionali, incluse Tessival, Coin, Tchibo, Miles e C&A.

I lavoratori della A-One e i loro difensori ringraziano quanti hanno dato il loro contributo e supporto in questi due anni. Il sostegno della campagna internazionale ha consentito il raggiungimento di un accordo, seppur parziale.

>> continua


   CHIUSO CASO FFI/JKPL

All’inizio del 2008, la Clean Clothes Campaign, l’India Committee of the Netherlands (CCC and ICN), e Fiber & Fabrics International insieme alla sua sussidiaria Jeans Knit Private Limited (FFI/JKPL), hanno trovato una conciliazione in merito alle condizioni di lavoro riscontrate presso le unità produttive di FFI/JKPL. Attraverso la consultazione con le organizzazioni locali e i sindacati a Bangalore, un mediatore – ombudsman – sarà incaricato di risolvere i problemi futuri. Se dovessero esserci denunce  da parte dei lavoratori, delle organizzazioni locali, della CCC e dell’ICN riguardo alle condizioni di lavoro negli stabilimenti, esse potranno essere sottoposte all’Ombudsman che tenterà di trovare una soluzione. I lavoratori saranno liberi di organizzarsi in un sindacato liberamente scelto.

Sulla base di questo accordo, la Clean Clothes Campaign e l’ICN sono fiduciosi che qualunque violazione dei diritti sarà comunicata tempestivamente e risolta nel modo giusto. Le parti pertanto richiedono al tribunale di non dare seguito alla richiesta di giudizio per le differenze di opinioni emerse e per le accuse avanzate dalle organizzazioni locali e contestate dalla FFI/JKPL, così come per gli eventi occorsi negli anni 2005-2006. Pertanto la FFI ritira tutti i procedimenti legali e la CCC e l’ICN pongono fine alla campagna di pressione verso la FFI/JKPL e l’impresa olandese  G-Star. La CCC e l’ICN accolgono molto positivamente la notizia che la G-Star, il cliente più importante della FFI/JKPL, intende riavviare le sue relazioni commerciali con la FFI/JKPL.

>> continua

>> Comunicato stampa del ministro ed ex-primo ministro olandese, Ruud Lubbers, che ha condotto il processo di mediazione dallo scorso Dicembre 2007. Testo in inglese

>> Comunicato stampa Campagna Abiti Puliti


GRAZIE AL PREZIOSO CONTRIBUTO DI TUTTI COLORO CHE HANNO SOSTENUTO LA CAMPAGNA








INDICE 2005-2006

                                                                            


Consulta l’indice di tutte le società, marchi, aziende terziste (oggetto di campagne di pressione), che sono apparse nella Newsletter, nei documenti di approfondimento o di cui ci siamo occupati nel servizio Azioni Urgenti nel corso del 2005-2006.
 
Uno strumento utile per riflettere e non dimenticare mentre la campagna continua anche grazie al vostro prezioso sostegno.

>> continua




La campagna: obiettivi e attività


La  Campagna Abiti Puliti è la coalizione che rappresenta in Italia la Clean Clothes Campaign, campagna internazionale nata per rafforzare i lavoratori e migliorare le loro condizioni di lavoro nel settore dell’industria tessile mondiale. Essa ha l’obiettivo di porre fine all’oppressione, allo sfruttamento e agli abusi che subiscono di milioni di lavoratori, per la maggioranza donne e spesso bambini, impiegati in questo settore.

La campagna si sviluppa attraverso quattro livelli di attività:

1.    Fa pressione sulle imprese perchè si assumano la responsabilità di produrre in condizioni di lavoro dignitose;

2.    Sostiene i lavoratori, i sindacati e le Organizzazioni Non Governative dei paesi produttori;

3.    Lavora per far crescere la consapevolezza dei consumatori che, attraverso informazioni accurate sulle condizioni di lavoro nell’industria del tessile e dell’abbigliamento, si possono mobilitare usando il loro potere di scelta e condizionamento nei confronti delle imprese;

4.    Esplora le possibilità legali per migliorare le condizioni di lavoro e fa pressioni per ottenere leggi che promuovano migliori condizioni di lavoro e spingano governi e imprese a diventare consumatori etici.


Materiali e strumenti

Mailing list

per ricevere informazioni sui casi urgenti, notizie relative alle imprese e attivarsi in caso di richiesta di azioni di pressione è nata la lista info@abitipuliti.org.

Per iscriversi basta digitare il proprio indirizzo di posta elettronica qui:  

o mandare un messaggio a info-request @abitipuliti.org scrivendo nell’oggetto subscribe.
Riceverete una newsletter periodica che vi permetterà di approfondire la vostra conoscenza e di avere maggiori strumenti di analisi del settore tessile. La newsletter ha una frequenza approssimativamente mensile per cui non intaserà certo la vostra casella di posta elettronica.

Documenti

la campagna mette a disposizione numerosi documenti elaborati a livello internazionale e nazionale che collocati nell’apposita sezione.

Cosa puoi fare tu

Agisci

iscrivendoti alla lista abitipuliti.org  potrai partecipare alle azioni di pressione che riceveremo dai lavoratori di imprese che producono per le multinazionali in tutto il mondo. Potremmo per esempio ricevere richieste di assistenza da lavoratori che sono stati licenziati per aver scioperato, cui è stato negato il diritto a formare il sindacato e che hanno il coraggio di richiedere pubblicamente sostegno per migliorare le loro condizioni. Il tuo contributo è prezioso; puoi partecipare inviando direttamente lettere di protesta e coinvolgendo altre persone nella campagna.

Informati e scegli

quando acquisti abiti, prodotti tessili e sportivi, chiedi ai negozianti dove vengono prodotti e a quali condizioni; cerca prodotti alternativi provenienti da filiere pulite, organiche, eque e solidali.

La campagna internazionale




Created by deborah
Last modified 2008-08-04 09:46 AM
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