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Campagna Abiti Puliti

"VINCERE GLI OSTACOLI"


LABOUR ACTION CHINA E LA CAMPAGNA ABITI PULITI
SCRIVONO AL GOVERNO E ALLE IMPRESE ITALIANE: BASTA ABUSI NELLE FABBRICHE DELLE OLIMPIADI

La lettera è stata presentata il 12 giugno a Roma da Suki Chung, portavoce di Labour Action China, da Deborah Lucchetti, presidente di [fair] e portavoce, insieme a Ersilia Monti, della Campagna Abiti Puliti.
Appuntamento con le imprese a Hong Kong, dal 29 giugno al 2 luglio prossimi, al forum "Lavoro dignitoso nell'industria sportiva globale - costruire progressi sostanziali in materia di diritti" organizzato dalla piattaforma da Play Fair 2008  nel quale sono coinvolti la Fair Labour Association e la World Federation of Sporting Goods.
Auspichiamo la partecipazione delle imprese italiane menzionate nel report - LOTTO e KAPPA.

>> Leggi la lettera

Vincere gli ostacoli è il nuovo rapporto internazionale della Campagna PlayFair 2008 sulle condizioni di lavoro nell'industria sportiva  globale che "confeziona" le Olimpiadi di Pechino 2008.

L'edizione italiana, curata dalla Campagna Abiti Puliti, ospita i contributi di Luciano Gallino, ordinario di sociologia all'università di Torino e Valeria Fedeli, presidente della Federazione Sindacale Europea del Tessile Abbigliamento e Cuoio.
Sulla base di interviste somministrate a più di 300 lavoratori del settore sportivo in Cina, India, Thailandia e Indonesia, Vincere gli ostacoli mostra che le violazioni dei diritti dei lavoratori nel settore sono ancora la norma.

In Cina i lavoratori incollano le scarpe sportive per meno di 2 dollari al giorno e cuciono palloni per 50 centesimi di dollaro l’uno. Gli stessi possono arrivare a 232 ore di straordinario al mese con salari pari alla metà di quelli minimi.

E' tempo di cambiare, di vincere gli ostacoli!

>> scarica il rapporto della campagna PlayFair 2008

>> chiedi un salario dignitoso
per i lavoratori dell'industria
sportiva alle imprese

     









 SOSTIENI LE RIVENDICAZIONI DEI LAVORATORI DELLA PT PANARUB/INDONESIA E DELLA KINGS LAND GARMENT COMPANY/CAMBOGIA

Il caso della PT Panarub, produttore di scarpe sportive per conto di Adidas a Tangerang, vicino Jakarta, ha impegnato a lungo le reti internazionali dopo che nell’ottobre 2005 le proteste dei lavoratori per ottenere salari adeguati a fronteggiare il vertiginoso rincaro dei beni di prima necessità si sono concluse con il licenziamento di 33 dirigenti sindacali. La campagna di pressione pubblica ha consentito in questi anni ai licenziati di ottenere per lo meno un sostegno economico mensile  e infine una buonuscita, ma molti lavoratori sono ancora alla ricerca di un’occupazione. Chiedi ad Adidas, che ha fatto poco in questi anni, di impegnarsi per la ricollocazione dei lavoratori della PT Panarub: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-01-29.htm (scrivi nell’oggetto: Pt Panarub workers)
Dopo aver tentato inutilmente di ottenere il reintegro di 18 lavoratori licenziati illegalmente per attività sindacale e aver chiesto l’intervento del governo, i dipendenti della Kings Land Garment Factory, fornitore cambogiano di Wal-Mart, sono in sciopero dall’11 gennaio. Chiedono il riconoscimento del sindacato, la fine delle trattenute arbitrarie, migliori condizioni igieniche, uguale retribuzione per uomini e donne, il pagamento dell’indennità di maternità e la fruizione delle ferie. Scrivi alla Kings Land Garment Factory di riassumere lavoratori licenziati e di riconoscere il diritto del sindacato a discutere delle condizioni di lavoro: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-01-24.htm (scrivi nell’oggetto: Union rights at Kings Land Garment Factory)


RICERCATORE DEL WRC ARRESTATO IN BANGLADESH RILASCIATO GRAZIE A UNA CATENA DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE


Mehedi Hasan, collabora dal 2007 in Bangladesh con il WRC, organismo di verifica dei codici di condotta di università ed enti pubblici statunitensi, con il compito di effettuare indagini e condurre interviste con i lavoratori nel suo paese. E’ stato messo in stato di fermo il 24 gennaio scorso dai servizi di sicurezza con l’accusa di incitamento alla rivolta in relazione all’ondata di proteste dei lavoratori della zone franche che ha interessato la capitale Dhaka nel mese scorso. Da quando è entrato in vigore lo stato d’emergenza, decretato dal governo ad interim all’inizio del 2007, sono di fatto sospese in Bangladesh  tutte le libertà politiche e sindacali. La campagna di pressione pubblica che è seguita alla notizia dell’arresto, alla quale hanno aderito numerose organizzazioni internazionali, ma anche imprese committenti dell’industria tessile bengalese, è riuscita a ottenere la scarcerazione del ricercatore del WRC, avvenuta il 3 febbraio scorso.
Scrivi al governo del Bangladesh per sollecitarlo a cessare la repressione nei confronti del sindacato e della società civile e a dare attuazione all’accordo tripartito firmato il 12 giugno 2006 fra governo, sindacati e imprenditori per il riconoscimento dei diritti fondamentali dei lavoratori, compresa la libertà di associazione.

http://www.cleanclothes.org/urgent/08-02-05.htm#action; scrivi nell’oggetto: Repeal emergency laws


CHIUSO CASO A-ONE

ACCORDO RAGGIUNTO DAI LAVORATORI DELLA A-ONE IN BANGLADESH


I lavoratori illegalmente licenziati dal fornitore della italiana Tessival accettano il pagamento della liquidazione dopo due anni di lotta

Dopo due anni di lotta per la giustizia, 50 lavoratori della A-One in Bangladesh hanno finalmente ricevuto una compensazione dall’impresa italiana Tessival, unico cliente rimasto.
I lavoratori, che hanno ricevuto la somma di 5.000 Taka ciascuno (53,50 euro), erano stati licenziati nell’Ottobre 2005, dopo avere partecipato alle elezioni di un Comitato interno di Rappresentanza (WRWC) alla A.One, fabbrica situata nella Zona Franca per l’Esportazione (EPZ) di Dhaka. Sebbene i lavoratori avessero chiesto il reintegro in fabbrica, sono stati alla fine costretti ad accettare il risarcimento per fare fronte ai bisogni delle loro famiglie. La A-One era fornitore di diverse imprese internazionali, incluse Tessival, Coin, Tchibo, Miles e C&A.

I lavoratori della A-One e i loro difensori ringraziano quanti hanno dato il loro contributo e supporto in questi due anni. Il sostegno della campagna internazionale ha consentito il raggiungimento di un accordo, seppur parziale.

>> continua


   CHIUSO CASO FFI/JKPL

All’inizio del 2008, la Clean Clothes Campaign, l’India Committee of the Netherlands (CCC and ICN), e Fiber & Fabrics International insieme alla sua sussidiaria Jeans Knit Private Limited (FFI/JKPL), hanno trovato una conciliazione in merito alle condizioni di lavoro riscontrate presso le unità produttive di FFI/JKPL. Attraverso la consultazione con le organizzazioni locali e i sindacati a Bangalore, un mediatore – ombudsman – sarà incaricato di risolvere i problemi futuri. Se dovessero esserci denunce  da parte dei lavoratori, delle organizzazioni locali, della CCC e dell’ICN riguardo alle condizioni di lavoro negli stabilimenti, esse potranno essere sottoposte all’Ombudsman che tenterà di trovare una soluzione. I lavoratori saranno liberi di organizzarsi in un sindacato liberamente scelto.

Sulla base di questo accordo, la Clean Clothes Campaign e l’ICN sono fiduciosi che qualunque violazione dei diritti sarà comunicata tempestivamente e risolta nel modo giusto. Le parti pertanto richiedono al tribunale di non dare seguito alla richiesta di giudizio per le differenze di opinioni emerse e per le accuse avanzate dalle organizzazioni locali e contestate dalla FFI/JKPL, così come per gli eventi occorsi negli anni 2005-2006. Pertanto la FFI ritira tutti i procedimenti legali e la CCC e l’ICN pongono fine alla campagna di pressione verso la FFI/JKPL e l’impresa olandese  G-Star. La CCC e l’ICN accolgono molto positivamente la notizia che la G-Star, il cliente più importante della FFI/JKPL, intende riavviare le sue relazioni commerciali con la FFI/JKPL.

>> continua

>> Comunicato stampa del ministro ed ex-primo ministro olandese, Ruud Lubbers, che ha condotto il processo di mediazione dallo scorso Dicembre 2007. Testo in inglese

>> Comunicato stampa Campagna Abiti Puliti


GRAZIE AL PREZIOSO CONTRIBUTO DI TUTTI COLORO CHE HANNO SOSTENUTO LA CAMPAGNA








INDICE 2005-2006

                                                                            


Consulta l’indice di tutte le società, marchi, aziende terziste (oggetto di campagne di pressione), che sono apparse nella Newsletter, nei documenti di approfondimento o di cui ci siamo occupati nel servizio Azioni Urgenti nel corso del 2005-2006.
 
Uno strumento utile per riflettere e non dimenticare mentre la campagna continua anche grazie al vostro prezioso sostegno.

>> continua




La campagna: obiettivi e attività


La  Campagna Abiti Puliti è la coalizione che rappresenta in Italia la Clean Clothes Campaign, campagna internazionale nata per rafforzare i lavoratori e migliorare le loro condizioni di lavoro nel settore dell’industria tessile mondiale. Essa ha l’obiettivo di porre fine all’oppressione, allo sfruttamento e agli abusi che subiscono di milioni di lavoratori, per la maggioranza donne e spesso bambini, impiegati in questo settore.

La campagna si sviluppa attraverso quattro livelli di attività:

1.    Fa pressione sulle imprese perchè si assumano la responsabilità di produrre in condizioni di lavoro dignitose;

2.    Sostiene i lavoratori, i sindacati e le Organizzazioni Non Governative dei paesi produttori;

3.    Lavora per far crescere la consapevolezza dei consumatori che, attraverso informazioni accurate sulle condizioni di lavoro nell’industria del tessile e dell’abbigliamento, si possono mobilitare usando il loro potere di scelta e condizionamento nei confronti delle imprese;

4.    Esplora le possibilità legali per migliorare le condizioni di lavoro e fa pressioni per ottenere leggi che promuovano migliori condizioni di lavoro e spingano governi e imprese a diventare consumatori etici.


Materiali e strumenti

Mailing list

per ricevere informazioni sui casi urgenti, notizie relative alle imprese e attivarsi in caso di richiesta di azioni di pressione è nata la lista info@abitipuliti.org.

Per iscriversi basta digitare il proprio indirizzo di posta elettronica qui:  

o mandare un messaggio a info-request @abitipuliti.org scrivendo nell’oggetto subscribe.
Riceverete una newsletter periodica che vi permetterà di approfondire la vostra conoscenza e di avere maggiori strumenti di analisi del settore tessile. La newsletter ha una frequenza approssimativamente mensile per cui non intaserà certo la vostra casella di posta elettronica.

Documenti

la campagna mette a disposizione numerosi documenti elaborati a livello internazionale e nazionale che collocati nell’apposita sezione.

Cosa puoi fare tu

Agisci

iscrivendoti alla lista abitipuliti.org  potrai partecipare alle azioni di pressione che riceveremo dai lavoratori di imprese che producono per le multinazionali in tutto il mondo. Potremmo per esempio ricevere richieste di assistenza da lavoratori che sono stati licenziati per aver scioperato, cui è stato negato il diritto a formare il sindacato e che hanno il coraggio di richiedere pubblicamente sostegno per migliorare le loro condizioni. Il tuo contributo è prezioso; puoi partecipare inviando direttamente lettere di protesta e coinvolgendo altre persone nella campagna.

Informati e scegli

quando acquisti abiti, prodotti tessili e sportivi, chiedi ai negozianti dove vengono prodotti e a quali condizioni; cerca prodotti alternativi provenienti da filiere pulite, organiche, eque e solidali.

La campagna internazionale




Created by deborah
Last modified 2008-06-13 12:05 PM
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