AZIONI LEGALI & SA8000
Dal 28 luglio scorso l'ordinanza restrittiva emessa dal giudice della
Corte Civile di Bangalore ostacola il processo di miglioramento delle
condizioni di lavoro e delle relazioni sindacali oltre ad impedire alla Clean Clothes Campaign e alle altre organizzazioni di diffondere informazioni su
questa azienda, nè direttamente, nè indirettamente parlando con altre
organizzazioni internazionali. L'ordinanza restrittiva è stata emessa
su richiesta della FFI/JKPL il 28 luglio del 2006 senza sentire alcun
parere da parte degli accusati.
Il 15 Dicembre, dopo varie posticipazioni, si è tenuta la prima
audizione degli accusati, in cui per la prima volta le organizzazioni
hanno potuto rispondere alle accuse di diffamazione, focalizzando
l'intervento sul merito: le violazioni relativa alla possibilità di
formare liberi sindacati e di esprimere liberamente la propria
opinione, in nome del diritto che qualunque individuo o organizzazione
dovrebbe avere di denunciare fatti come questi, in qualunque luogo si
verifichino.
Il 20 Dicembre è stato ascoltato il board della FFI/JKPL. Avrebbe
dovuto esserci una nuova udienza il 12 Febbraio che però è stata
spostata al 19 Febbraio; il giudice dovrà decidere se modificare
l'attuale ordinanza restrittiva temporanea in una definitiva, oppure
cancellarla, autorizzando nuovamente le organizzazioni in questione a
prendere parola. Non è al momento possibile prevedere quali saranno gli
esiti della vicenda giudiziale ma le organizzazioni in lotta a fianco
dei lavoratori non intendono accettare una eventuale decisione
oscurantista e antidemocratica.
L'11 Gennaio invece, la Clean Clothes Campaign ha ricevuto una
lettera
dallo studio legale Pramila Associates Advocate a nome della Fibres and
Fabrics International (FFI) nella quale si minaccia di ricorrere per
vie
legali contro la campagna se questa non cessa immediatamente di
diffondere informazioni circa le condizioni di lavoro nella fabbrica
>> Leggi la lettera in inglese
http://www.cleanclothes.org/ftp/FFI_Defamation_Notice.pdf
Dall'Agosto 2006 la Clean Clothes Campaign insieme all'India Committee of the Netherlands (ICN),
fa pressione pubblicamente sulla FFI e sulle aziende sue attuali clienti
- Ann Taylor, Armani, G-Star, Gap, Guess, Mexx and Rare- affinchè cessino le violazioni in corso. Una di queste consiste nella
mancata possibilità per i lavoratori di denunciare i problemi
esistenti, senza avere paura di rappresaglie.
La lettera dello studio legale Pramila Advocates accusa la Clean Clothes Campaign e l'ICN di avere
ordito una cospirazione con la finalità di danneggiare gli affari, la
reputazione e l'immagine della FFI pubblicando informazioni false.
Pramila minaccia di procedere contro la Clean Clothes Campaign per avere compiuto azioni illegali incluso
l'utilizzo criminale del sito, se questa non rimuove tutti gli articoli
pubblicati e non cessa di fare pressione sui marchi perchè la FFI
ritiri il ricorso presentato contro gli stakeholder locali.
Sebbene la lettera sia strutturata come una ingiunzione legale, i
legali della Clean Clothes Campaign hanno rilevato la mancanza di qualunque base giuridica. Secondo la Clean Clothes Campaign si tratta di un chiaro esempio della
attitudine della FFI che testimonia la non volontà di
intraprendere un dialogo con le parti sociali. La Clean Clothes Campaign ha risposto alla
lettera ribadendo la necessità di accettare il dialogo con i lavoratori
e di iniziare un processo correttivo immediato insieme alle
organizzazioni locali.
>> Leggi la risposta in inglese
http://www.cleanclothes.org/news/07-02-01.htm#re
Uno degli elementi più sorprendenti di questa vicenda risiede nel fatto che diverse unità della FFI sono state certificate SA8000 mentre altre sembrano essere in fase di certificazione.
Il 29 Novembre la Clean Clothes Campaign ha scritto una lettera di
protesta alla SAI in cui sottolineava la mancata reazione da parte del
board della società di certificazione alle ripetute segnalazioni da
parte della Clean Clothes Campaign che mettevano in evidenza le
continue violazioni esistenti alla FFI. La Clean Clothes Campaign aveva
anche segnalato più volte alla SAI le questioni aperte e le domande che
gli attivisti dei diritti umani e i sindacati avevano posto
all'azienda, compresa la grave situazione di riduzione degli spazi
democratici dovuta all'ordinanza restrittiva emessa dal Tribunale
Civile di Bangalore.
Tale ordinanza, restringendo le possibilità effettive di azione delle
organizzazioni indiane, impedisce nei fatti il reale coinvolgimento dei
lavoratori e quindi propone un sistema di relazione con gli stakeholder
esattamente contrario a quello che dovrebbe essere garantito dal
processo di certificazione.
Il 10 Novembre la SAI informava la Clean Clothes Campaign che "la
certificazione SA8000 richiede la consultazione degli stakeholder da
parte dell'organo di certificazione (CB). Siamo ora in attesa di
ricevere un report dal CB che dettagli le consultazioni avvenute con i
sindacati". E' difficile immaginare che una consultazione significativa
possa essere avvenuta in presenza di un ordine restrittivo da parte del
tribunale. Questo è un impedimento grave che minaccia alla base la
possibilità di aprire un dialogo costruttivo che possa portare
all'attuazione di un serio piano correttivo che parta dalle
problematiche sollevate dai lavoratori. Secondo la Clean Clothes
Campaign l'ordinanza del tribunale è un messaggio che indebolisce i
lavoratori che sono posti in una situazione di delegittimazione.
La Clean Clothes Campaign e l'ICN hanno formalizzato un ricorso in
conformità alle Linee Guida SAI ce mette in discussione la
certificazione degli stabilimenti della FFI. A Dicembre la SAI ha
risposto di avere preso in carico il ricorso e di essere impegnata a
valutare l'operato dell'organismo di certificazione che ha condotto gli
audit alla FFI insieme alla verifica dei report prodotti. Il 9 di
gennaio la SAI ha annunciato l'intenzione di condividere i report con
la Clean Clothes Campaign a breve.