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Campagna Abiti Puliti

IL SINDACATO E' UN DIRITTO, NON UN LUSSO!
Ditelo a Prada, Mulberry, Louis Vuitton, Aspinals of London e Samsonite


Chiunque decide di comprare una borsa di pelle o un paio di guanti di Prada, Mulbery, Louis Vuitton, Aspinals of London e Samsonite probabilmente dà per scontato che pagando prezzi così alti i prodotti in questione siano esenti da abusi e sfruttamento di chi li confeziona.
La realtà invece è molto diversa, come testimoniano i lavoratori della DESA in Turchia. Orari di lavoro eccessivi, salari molto bassi e condizioni pessime sono la norma e da sei mesi l’azienda sta conducendo una campagna di intimidazione contro il sindacato che i lavoratori hanno organizzato per fare valere i propri diritti.

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Comunicato stampa 16/11/2008>>
Leggi l'inchiesta de l'Unità publicata il 16 Novembre 2008 >>
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Borsa Nappa Patch di Miu Miu (Prada) - prezzo 990 euro
Emine Arslan - operaia della DESA licenziata per essersi iscritta al sindacato - guadagnava 200 euro al mese e produceva anche per Prada




DELEGAZIONE DI LAVORATORI THAILANDESI DI TRIUMPH INCONTRA I VERTICI AZIENDALI EUROPEI

Dal 23 settembre al 3 ottobre Wanphen Wongsombat del Triumph International Thailand Labour Union e Premjai Jaikla della Thai Labour Campaign hanno  tenuto una serie di incontri pubblici  e con i sindacati locali in Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia e Svizzera sul caso riguardante Jitra Kotshadej, leader del sindacato della Body Fashion Thailand, licenziata dalla filiale thailandese della multinazionale dell’intimo Triumph International per aver espresso in un contesto privato le proprie opinioni politiche. La CCC è soddisfatta della visibilità data al caso dalla stampa e della solidarietà ricevuta. Wanphen e Premjai hanno anche incontrato in Germania i vertici di Triumph alla presenza del consiglio di fabbrica tedesco. Il risultato è stato deludente in quanto Triumph continua a respingere ogni richiesta di intervento diretto. Continueremo a seguire il caso.
 

ARRESTATO SOTTO FALSE ACCUSE IL LEGALE DEI LAVORATORI DELLE ZONE FRANCHE DELLE FILIPPINE

L’avvocato del lavoro Remigio Saladero del Pro-labor Legal Assistance Center (PLACE) è stato arrestato dalla polizia filippina con l’accusa pretestuosa di concorso in omicidio e in un tentativo di rivolta. Qualche giorno prima Saladero era stato indicato fra i responsabili di un incendio appiccato al traliccio dell’operatore di telefoni cellulari Globe a Lemery, Batagans, atto attribuito al movimento  guerrigliero Nuovo Esercito Popolare (NPA). In realtà, Saladero si trovava in quelle ore nel suo ufficio di Quezon City a colloquio con un cliente. Saladero è il consulente legale del Kilusang Mayo Uno (KMU), sindacato indipendente che il governo delle Filippine accusa di appartenenza alle formazioni ribelli comuniste. Per tutto lo scorso anno la polizia ha mantenuto gli uffici di PLACE sotto stretta sorveglianza rivolgendo minacce allo staff e ai clienti dello studio. Secondo il Philippine Center for Trade Union and Human Rights (CTUHR) la vita di Saladero è in questo momento in grave pericolo. PLACE è una spina nel fianco per il governo filippino poiché tratta ogni anno gratuitamente circa 700 cause di diritto civile e penale in materia di lavoro, di diritti umani e civili. Saladero è stato il difensore dei lavoratori della Dole, della Nestlé e di fornitori di Wal-Mart nella zona franca di Cavite.
Scrivi una lettera di protesta al governo delle Filippine dal sito dell’International Labor Rights Forum (ILRF) che si sta occupando del caso:

http://www.unionvoice.org/campaign/saladero/


TRIUMPH INTERNATIONAL: UN NUOVO CASO DI  LIBERTA’ DI ESPRESSIONE VIOLATA

Dal 30 luglio al 13 settembre più di 2 mila lavoratori della Body Fashion Thailand, filiale del colosso svizzero dell’intimo Triumph International, hanno scioperato per ottenere il reintegro della presidentessa del loro sindacato, Jitra Kotshadej, licenziata il 29 luglio per aver partecipato in veste privata ad un programma televisivo indossando una maglietta con la scritta “Chi non si alza in piedi non è un criminale. Pensarla in modo diverso non è reato”. La scritta si riferisce al diritto dei cittadini thailandesi di non mettersi sull’attenti quando viene suonato l’inno reale e all’abuso del reato di lesa maestà allo scopo di reprimere il dissenso politico. Dopo 45 giorni di sciopero e la resistenza opposta da Triumph, i lavoratori hanno dovuto accettare un accordo che vincola la riassunzione di Jitra alla decisione del tribunale al quale Jitra si era appellata per ottenere la riapertura del suo caso, dopo che il magistrato aveva avallato con un’ordinanza il suo licenziamento impedendole però di comparire in aula per difendersi.  Dopo quello della Fibres and Fabrics International di Bangalore, è la seconda volta in poco meno di un anno che affrontiamo un caso di ingerenza ad opera delle imprese commerciali nella sfera di un diritto universale basilare come quello dell’espressione del pensiero. Dal 23 settembre al 3 ottobre Wanphen Wongsombat dell’International Thailand Labour Union e Premjai Jaikla della Thai Labour Campaign visiteranno cinque paesi europei e cercheranno di incontrare i vertici della Triumph International in Svizzera e in Germania.
(per maggiori informazioni: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-09-23.htm)  

PAKISTAN: IN ATTESA DI PROCESSO PER AVER CHIESTO IL SALARIO MINIMO

Il 30 luglio scorso alcune centinaia fra lavoratori, sindacalisti e attivisti del partito comunista del Pakistan si sono radunati davanti ai cancelli dello stabilimento tessile Naveena Textile Mills di Lahore per chiedere il rispetto dei minimi salariali e delle leggi del lavoro. La polizia è intervenuta per disperdere la manifestazione pacifica facendo uso di bastoni e lanciando gas lacrimogeni. Sei persone sono state arrestate e quasi subito rilasciate, ma su di loro pende un procedimento penale.
Scrivi al governo del Pakistan a sostegno delle persone incriminate e per il rispetto delle leggi (http://www.cleanclothes.org/urgent/08-08-14.htm#action; scrivi nell’oggetto: Respect worker rights at Naveena Textile Mills)

CARTELLINO ROSSO SUI DIRITTI DEI LAVORATORI PER IL FORNITORE TURCO DI EURO 2008

La Mink Tekstil di Konya, in Turchia, ha prodotto, secondo le indagini svolte dalla Clean Clothes Campaign, 600 mila coperte con il logo dei campionati europei di calcio Euro 2008 per conto della società licenziataria austriaca della UEFA, IPM. Un mese prima del calcio di inizio la Mink Tekstil ha licenziato 52 operai che si erano iscritti al sindacato Teksif acquisendo il diritto alla contrattazione collettiva e da allora rifiuta di reintegrarli malgrado due sentenze di tribunale le diano torto. Scrivi a IPM e al presidente della UEFA Michel Platini per chiedere il ripristino del posto di lavoro e della libertà di associazione per i lavoratori della Mink Tekstil (http://www.cleanclothes.org/urgent/08-06-26.html#action; scrivi nell’oggetto: Reinstate Mink Tekstil workers)

INDONESIA: SINDACATO VIETATO ALLA PT MULIA KNITTING FACTORY

Un anno fa 26 lavoratori della PT Mulia Knitting Factory di Jakarta, in Indonesia, hanno fondato un sindacato per difendersi dai continui abusi, quali il mancato versamento dei contributi, il ricorso sistematico a contratti di tipo precario, l’inadeguata protezione contro gli infortuni, il rifiuto di pagare l’indennità di maternità e di garantire un servizio di trasporto notturno per le donne. Il licenziamento per ritorsione di 19 esponenti sindacali che ne è seguito è stato giudicato da una competente commissione governativa una violazione del diritto all’associazione sindacale. Ciò nonostante, le autorità locali continuano dall’aprile scorso a respingere le richieste di reintegro presentate dai lavoratori. Delle tre imprese committenti della fabbrica indonesiana, solo Phillips Van Heusen si è impegnata per trovare una soluzione, Tommy Hilfiger sostiene di aver svolto un audit nel gennaio scorso al quale non ha più dato seguito, Polo Ralph Lauren non ha mai risposto alle richieste della Clean Clothes Campaign. La violazione del diritto di associazione e l’abuso di lavoro precario sono un problema sistemico nell’industria indonesiana legata a filiere internazionali e la Clean Clothes Campaign ha elaborato una proposta alle imprese per attuare misure correttive di settore. Scrivi all’imprese committenti della PT Mulia Knitting factory
(http://www.cleanclothes.org/urgent/08-09-16.htm#action; scrivi nell’oggetto: Reinstate union members at PT Mulia Knitting Factory)



Vincere gli ostacoli è il rapporto internazionale della Campagna PlayFair 2008 sulle condizioni di lavoro nell'industria sportiva  globale che "confeziona" le Olimpiadi di Pechino 2008.

L'edizione italiana, curata dalla Campagna Abiti Puliti, ospita i contributi di Luciano Gallino, ordinario di sociologia all'università di Torino e Valeria Fedeli, presidente della Federazione Sindacale Europea del Tessile Abbigliamento e Cuoio.

In Italia il rapporto è stato presentato da Suki Chung del Labour Action China

>> scarica il rapporto della campagna PlayFair 2008

 SOSTIENI LE RIVENDICAZIONI DEI LAVORATORI DELLA PT PANARUB/INDONESIA E DELLA KINGS LAND GARMENT COMPANY/CAMBOGIA

Il caso della PT Panarub, produttore di scarpe sportive per conto di Adidas a Tangerang, vicino Jakarta, ha impegnato a lungo le reti internazionali dopo che nell’ottobre 2005 le proteste dei lavoratori per ottenere salari adeguati a fronteggiare il vertiginoso rincaro dei beni di prima necessità si sono concluse con il licenziamento di 33 dirigenti sindacali. La campagna di pressione pubblica ha consentito in questi anni ai licenziati di ottenere per lo meno un sostegno economico mensile  e infine una buonuscita, ma molti lavoratori sono ancora alla ricerca di un’occupazione. Chiedi ad Adidas, che ha fatto poco in questi anni, di impegnarsi per la ricollocazione dei lavoratori della PT Panarub: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-01-29.htm (scrivi nell’oggetto: Pt Panarub workers)
Dopo aver tentato inutilmente di ottenere il reintegro di 18 lavoratori licenziati illegalmente per attività sindacale e aver chiesto l’intervento del governo, i dipendenti della Kings Land Garment Factory, fornitore cambogiano di Wal-Mart, sono in sciopero dall’11 gennaio. Chiedono il riconoscimento del sindacato, la fine delle trattenute arbitrarie, migliori condizioni igieniche, uguale retribuzione per uomini e donne, il pagamento dell’indennità di maternità e la fruizione delle ferie. Scrivi alla Kings Land Garment Factory di riassumere lavoratori licenziati e di riconoscere il diritto del sindacato a discutere delle condizioni di lavoro: http://www.cleanclothes.org/urgent/08-01-24.htm (scrivi nell’oggetto: Union rights at Kings Land Garment Factory)


RICERCATORE DEL WRC ARRESTATO IN BANGLADESH RILASCIATO GRAZIE A UNA CATENA DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE


Mehedi Hasan, collabora dal 2007 in Bangladesh con il WRC, organismo di verifica dei codici di condotta di università ed enti pubblici statunitensi, con il compito di effettuare indagini e condurre interviste con i lavoratori nel suo paese. E’ stato messo in stato di fermo il 24 gennaio scorso dai servizi di sicurezza con l’accusa di incitamento alla rivolta in relazione all’ondata di proteste dei lavoratori della zone franche che ha interessato la capitale Dhaka nel mese scorso. Da quando è entrato in vigore lo stato d’emergenza, decretato dal governo ad interim all’inizio del 2007, sono di fatto sospese in Bangladesh  tutte le libertà politiche e sindacali. La campagna di pressione pubblica che è seguita alla notizia dell’arresto, alla quale hanno aderito numerose organizzazioni internazionali, ma anche imprese committenti dell’industria tessile bengalese, è riuscita a ottenere la scarcerazione del ricercatore del WRC, avvenuta il 3 febbraio scorso.
Scrivi al governo del Bangladesh per sollecitarlo a cessare la repressione nei confronti del sindacato e della società civile e a dare attuazione all’accordo tripartito firmato il 12 giugno 2006 fra governo, sindacati e imprenditori per il riconoscimento dei diritti fondamentali dei lavoratori, compresa la libertà di associazione.

http://www.cleanclothes.org/urgent/08-02-05.htm#action; scrivi nell’oggetto: Repeal emergency laws


CHIUSO CASO A-ONE

ACCORDO RAGGIUNTO DAI LAVORATORI DELLA A-ONE IN BANGLADESH


I lavoratori illegalmente licenziati dal fornitore della italiana Tessival accettano il pagamento della liquidazione dopo due anni di lotta

Dopo due anni di lotta per la giustizia, 50 lavoratori della A-One in Bangladesh hanno finalmente ricevuto una compensazione dall’impresa italiana Tessival, unico cliente rimasto.
I lavoratori, che hanno ricevuto la somma di 5.000 Taka ciascuno (53,50 euro), erano stati licenziati nell’Ottobre 2005, dopo avere partecipato alle elezioni di un Comitato interno di Rappresentanza (WRWC) alla A.One, fabbrica situata nella Zona Franca per l’Esportazione (EPZ) di Dhaka. Sebbene i lavoratori avessero chiesto il reintegro in fabbrica, sono stati alla fine costretti ad accettare il risarcimento per fare fronte ai bisogni delle loro famiglie. La A-One era fornitore di diverse imprese internazionali, incluse Tessival, Coin, Tchibo, Miles e C&A.

I lavoratori della A-One e i loro difensori ringraziano quanti hanno dato il loro contributo e supporto in questi due anni. Il sostegno della campagna internazionale ha consentito il raggiungimento di un accordo, seppur parziale.

>> continua


   CHIUSO CASO FFI/JKPL

All’inizio del 2008, la Clean Clothes Campaign, l’India Committee of the Netherlands (CCC and ICN), e Fiber & Fabrics International insieme alla sua sussidiaria Jeans Knit Private Limited (FFI/JKPL), hanno trovato una conciliazione in merito alle condizioni di lavoro riscontrate presso le unità produttive di FFI/JKPL. Attraverso la consultazione con le organizzazioni locali e i sindacati a Bangalore, un mediatore – ombudsman – sarà incaricato di risolvere i problemi futuri. Se dovessero esserci denunce  da parte dei lavoratori, delle organizzazioni locali, della CCC e dell’ICN riguardo alle condizioni di lavoro negli stabilimenti, esse potranno essere sottoposte all’Ombudsman che tenterà di trovare una soluzione. I lavoratori saranno liberi di organizzarsi in un sindacato liberamente scelto.

Sulla base di questo accordo, la Clean Clothes Campaign e l’ICN sono fiduciosi che qualunque violazione dei diritti sarà comunicata tempestivamente e risolta nel modo giusto. Le parti pertanto richiedono al tribunale di non dare seguito alla richiesta di giudizio per le differenze di opinioni emerse e per le accuse avanzate dalle organizzazioni locali e contestate dalla FFI/JKPL, così come per gli eventi occorsi negli anni 2005-2006. Pertanto la FFI ritira tutti i procedimenti legali e la CCC e l’ICN pongono fine alla campagna di pressione verso la FFI/JKPL e l’impresa olandese  G-Star. La CCC e l’ICN accolgono molto positivamente la notizia che la G-Star, il cliente più importante della FFI/JKPL, intende riavviare le sue relazioni commerciali con la FFI/JKPL.

>> continua

>> Comunicato stampa del ministro ed ex-primo ministro olandese, Ruud Lubbers, che ha condotto il processo di mediazione dallo scorso Dicembre 2007. Testo in inglese

>> Comunicato stampa Campagna Abiti Puliti


GRAZIE AL PREZIOSO CONTRIBUTO DI TUTTI COLORO CHE HANNO SOSTENUTO LA CAMPAGNA








INDICE 2005-2006

                                                                            


Consulta l’indice di tutte le società, marchi, aziende terziste (oggetto di campagne di pressione), che sono apparse nella Newsletter, nei documenti di approfondimento o di cui ci siamo occupati nel servizio Azioni Urgenti nel corso del 2005-2006.
 
Uno strumento utile per riflettere e non dimenticare mentre la campagna continua anche grazie al vostro prezioso sostegno.

>> continua




La campagna: obiettivi e attività


La  Campagna Abiti Puliti è la coalizione che rappresenta in Italia la Clean Clothes Campaign, campagna internazionale nata per rafforzare i lavoratori e migliorare le loro condizioni di lavoro nel settore dell’industria tessile mondiale. Essa ha l’obiettivo di porre fine all’oppressione, allo sfruttamento e agli abusi che subiscono di milioni di lavoratori, per la maggioranza donne e spesso bambini, impiegati in questo settore.

La campagna si sviluppa attraverso quattro livelli di attività:

1.    Fa pressione sulle imprese perchè si assumano la responsabilità di produrre in condizioni di lavoro dignitose;

2.    Sostiene i lavoratori, i sindacati e le Organizzazioni Non Governative dei paesi produttori;

3.    Lavora per far crescere la consapevolezza dei consumatori che, attraverso informazioni accurate sulle condizioni di lavoro nell’industria del tessile e dell’abbigliamento, si possono mobilitare usando il loro potere di scelta e condizionamento nei confronti delle imprese;

4.    Esplora le possibilità legali per migliorare le condizioni di lavoro e fa pressioni per ottenere leggi che promuovano migliori condizioni di lavoro e spingano governi e imprese a diventare consumatori etici.


Materiali e strumenti

Mailing list

per ricevere informazioni sui casi urgenti, notizie relative alle imprese e attivarsi in caso di richiesta di azioni di pressione è nata la lista info@abitipuliti.org.

Per iscriversi basta digitare il proprio indirizzo di posta elettronica qui:  

o mandare un messaggio a info-request @abitipuliti.org scrivendo nell’oggetto subscribe.
Riceverete una newsletter periodica che vi permetterà di approfondire la vostra conoscenza e di avere maggiori strumenti di analisi del settore tessile. La newsletter ha una frequenza approssimativamente mensile per cui non intaserà certo la vostra casella di posta elettronica.

Documenti

la campagna mette a disposizione numerosi documenti elaborati a livello internazionale e nazionale che collocati nell’apposita sezione.

Cosa puoi fare tu

Agisci

iscrivendoti alla lista abitipuliti.org  potrai partecipare alle azioni di pressione che riceveremo dai lavoratori di imprese che producono per le multinazionali in tutto il mondo. Potremmo per esempio ricevere richieste di assistenza da lavoratori che sono stati licenziati per aver scioperato, cui è stato negato il diritto a formare il sindacato e che hanno il coraggio di richiedere pubblicamente sostegno per migliorare le loro condizioni. Il tuo contributo è prezioso; puoi partecipare inviando direttamente lettere di protesta e coinvolgendo altre persone nella campagna.

Informati e scegli

quando acquisti abiti, prodotti tessili e sportivi, chiedi ai negozianti dove vengono prodotti e a quali condizioni; cerca prodotti alternativi provenienti da filiere pulite, organiche, eque e solidali.

La campagna internazionale




Created by deborah
Last modified 2008-11-19 12:29 AM
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