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Notizie sulle imprese

MARZO 2006

REEBOK ha pubblicato un rapporto sui diritti umani nella catena dei propri fornitori. Prima di autorizzare nuovi fornitori giudicati ad alto rischio, Reebok prevede un’apposita procedura di valutazione, che, tuttavia, non viene sempre applicata, specie se ci sono urgenze produttive. Le ispezioni dei produttori esistenti hanno riguardato il 66% delle fabbriche. Complessivamente, le ispezioni hanno accertato 5.366 violazioni degli standard richiesti da Reebok. Il 39% riguarda problemi di salute e sicurezza, il 15% l’equità salariale, il 13% gli orari di lavoro e gli straordinari, l’11% le discriminazioni. Seguono, con percentuali inferiori, la libertà di associazioni, molestie e abusi, lavoro forzato e lavoro minorile, ma Reebok ritiene che queste violazioni siano più diffuse di quanto le ispezioni non dicano. Reebok dichiara di aver scelto di lasciare ai propri fornitori un periodo di tempo per adeguarsi agli standard, quando vengano riscontrate delle violazioni, al fine di non danneggiare i lavoratori e le loro famiglie. Tuttavia, in altre parti del rapporto, afferma che, per esigenze commerciali,  la lista dei fornitori cambia continuamente. Nel 2005, le ispezioni non annunciate sono state il 42% del totale, una percentuale piuttosto bassa. Il numero di ispettori Reebok sul campo sono in numero insufficiente, per esempio sono solo 5 nell’Asia meridionale, 1 in Africa, 1 nelle Americhe, 1 nei paesi dell’Est europeo. (e.m.)
(Fonte: RSI News, 2.3.2006; il documento è scaricabile dal sito ww.rsinews.it)

Salgono a 14 i miliardari italiani nella classifica mondiale compilata dalla rivista Forbes. Nella lista svettano Leonardo Del Vecchio (LUXOTTICA, 44esimo, 10 miliardi di dollari) e GIORGIO ARMANI (158esimo, 4,1 miliardi di dollari). Seguono a parecchia distanza i BENETTON (292esimi, 2,5 miliardi di dollari) ex aequo con Miuccia PRADA, Mario Moretti Polegato (GEOX, 350esimo, 2,2 miliardi di dollari). Nei primi dieci l'unico esponente della moda-lusso è il francese Bernard Arnault (LVMH), al settimo posto con 21,5 miliardi di dollari. (e.m.)
(Fonte: Fashionmagazine newsletter, 10.3.2006)

Per la prima volta nei 129 anni di storia del torneo di tennis più famoso del mondo, i giudici di sedia, gli arbitri di linea e i raccattapalle avranno una divisa firmata da una famosa casa della moda, quella di RALPH LAUREN, che vestirà tutti di azzurro e bianco e si compiace del ruolo “importante e storico” che avrà nell’evento sportivo. (e.m.)
(Fonte: Il Manifesto, 10.3.2006)
Dopo l’exploit di Silvio Berlusconi al convegno di Confindustria a Vicenza, DIEGO DELLA VALLE si è affrettato a rassicurare sua madre: non ha nessuno scheletro nell’armadio. Ma i sindacalisti di Fermo, ai quali sicuramente Berlusconi non si riferiva, cantano un’altra musica e confermano: “Nelle sue fabbriche non tira un’aria lieve”, dice lo scrittore Angelo Ferracuti che ha lungamente indagato il settore calzaturiero nel Fermano, “perché Della Valle vede come il fumo negli occhi i sindacalisti. E’ un paternalista alla marchigiana, un finto olivettiano che cura con attenzione l’immagine, fa opere di bene con la sua fondazione insieme a don Vinicio Albanesi, ma poi licenzia chi prende la tessera della Cgil. Più che un produttore è un finanziere, il grosso delle sue scarpe esce dalle fabbrichette dei terzisti. Siccome cura l’immagine si compra la Fiorentina, mica la Fermana. E’ uno che arriva in elicottero a un incontro sindacale e ai sindacalisti, che chiedono finalmente di aprire una trattativa, risponde: ‘Non costringetemi ad andare all’estero’ “. Non concede premi e non stipula contratti integrativi aziendali. Beppe Santarelli, sindacalista della Cgil: “Ne ha accumulate di cause per antisindacalità, e anche qualche condanna, l’ultima nel 2000. In qualche caso riesce a risolvere le vertenze arrivando a un accordo in tribunale. Per esempio, nel 2004 un nostro delegato licenziato senza giusta causa accettò l’incentivo (leggi i soldi, ndr) e rinunciò alla causa e al rientro in fabbrica. Un’altra causa intentata contro Della Valle perché si rifiutava di applicare a un altro nostro delegato i livelli che gli competevano è stata vinta dalla Cgil”. “Quel che dispiace – continua Santarelli – è che un imprenditore che ha messo in piedi un gruppo di rilevanza internazionale come la Tod’s, che chiude il bilancio con 43 milioni di utile netto, continui a rifiutare il confronto con noi e una qualche redistribuzione della ricchezza prodotta dai lavoratori. Abbiamo tentato in tutti i modi, organizzato scioperi e manifestazioni: tutto inutile. Proprio oggi abbiamo costituito un coordinamento nazionale tra i lavoratori dei vari stabilimenti per tentare di sbloccare la situazione”. (e.m.)
(Fonte: Il Manifesto, 22.3.2006)

Lo stilista ROBERTO CAVALLI è stato condannato dal Tribunale di Firenze a un anno e due mesi di reclusione con la condizionale per false dichiarazioni in denuncia dei redditi. Già nel 2002 Cavalli era stato accusato di aver scaricato illegalmente sui bilanci dell’azienda circa 5 miliardi di lire spesi per ristrutturare la sua villa vicino a Firenze. (e.m.)
(Fonte:  Fashionmagazine newsletter, 24.3.2006)

DIADORA-INVICTA
ha ceduto lo scorso 28 febbraio al concorrente Seven il ramo d’azienda Invicta, mantenendo la licenza per la linea di abbigliamento, e ha ingaggiato Mauro Benetton, figlio di Luciano, come direttore marketing. Il gruppo ARENA passa nelle mani della società italiana di investimento BS Private Equity, che ha ufficializzato l’acquisto del 100% dell’azienda svizzera di sportswear, che con un fatturato di oltre 350 milioni di euro nel 2005 occupa i primi posti nel mercato mondiale dell’abbigliamento per il nuoto. Il 51% di COCCINELLE passa sotto il controllo di MARIELLA BURANI Fashion Group, attraverso la divisione “Leather goods” che fa capo ad Antichi Pellettieri. Taglio di 510 posti di lavoro in due stabilimenti americani del colosso SARA LEE che sta preparando la dismissione delle attività del business legato ai brand dell’abbigliamento per focalizzarsi sulle attività legate ai settori alimenti, bevande, cura del corpo e della casa. PRADA cede il marchio HELMUT LANG alla Link Theory Holdings, società giapponese proprietaria dei marchi Theory e Joie; il gruppo Prada aveva venduto lo scorso mese il marchio tedesco Jil Sander al fondo britannico Change Capital. (e.m.)
(Fonte: Fashionmagazine newsletter 24/16.3.2006; Il Sole 24 ore 9.2.2006, 18.3.2006)

Se il destino già scritto è quello di essere espulsi dal mondo del lavoro, nel peggiore dei modi, come è capitato alle 17 operaie della Karisma, camiceria di Città di Castello, che hanno perso, oltre al lavoro, tutte le spettanze comprese due mensilità di stipendio, qualcuno sceglie di tentare un’altra strada. Ottanta dei novantasei dipendenti della Tintoria di Bollate (ex Timavo & Tivene) hanno rilevato lo stabilimento che i titolari avevano deciso di chiudere a causa della crisi che sta attraversando tutto il settore tessile. Per la costituzione della nuova società, di nome SYNTESS, la Provincia di Milano ha stanziato 200 mila euro, 300 mila euro arrivano dal Comune di Bollate e 100 mila direttamente dai lavoratori, che hanno contribuito al capitale devolvendo la 14esima mensilità. L’obiettivo per quest’anno è mantenere il fatturato ai livelli del 2005 (circa 4 milioni di euro) e puntare sull’innovazione. L’assessore al Contrasto delle crisi industriali della Provincia di Milano, Bruno Casati, ha spiegato che anziché gettare denaro in ammortizzatori sociali e corsi di formazione forse inutili, questa volta la Provincia ha preferito cercare di tenere aperta una fabbrica, che il sindacato considera avere ancora un potenziale di sviluppo. (e.m.)
(Fonte: Il Sole 24 ore, 9.3.2006, Bollettino Cgil Umbria Genn.-febbraio 2006)

Hanno creato un caso lo scorso anno riuscendo a ideare un marchio e una collezione virtuali e ad accreditarsi fra gli stilisti che hanno sfilato sulle passerelle della Settimana della moda di Milano. Sono i precari della moda, adepti di San Precario, del Collettivo chainworkers, inventori della stilista più inesistente e più vitale di quell’ambiente fasullo. Quest’anno, non potendo più contare sull’effetto sorpresa, le seguaci di SERPICA NARO hanno denunciato il precariato con un’incursione durante la sfilata di Coveri, consegnando un kit stampa ai giornalisti formato da cartoline, adesivi e un preservativo, descritto come un “simbolo delle precarie condizioni lavorative delle nuove generazioni”. Il nipote di Enrico Coveri ha registrato Serpica Naro fra i marchi internazionali, con l’unico scopo, a suo dire, di congelarlo; mentre i devoti di San Precario l’hanno registrato in Italia per farlo diventare un marchio collettivo da utilizzare per una licenza di produzione etica. (e.m.)
(Fonte: Carta, n. 9, 6-12.3.2006; www.serpicanaro.com)

Non in Africa, dove il riciclo più creativo è necessità quotidiana, ma in Trentino per coniugare design, rispetto dell’ambiente e scelta vegetariana. La lavorazione dura un paio di ore. Dopo essere state tagliate dallo sfasciacarrozze, le camere d’aria vengono messe in ammollo con un detersivo biologico per il tempo necessario a eliminare l’odore di benzina. Le borse sono costruite in maniera tale da avere meno cuciture possibili, e la tracolla è realizzata, a seconda del modello, da cinture di sicurezza, cinghie di tapparella e tubi trasparenti usati per il travaso del vino. Ogni anno, Heidi Ritsch, nel laboratorio artigianale ADE RECYCLED BAGS, ne assembla 1500 pezzi, ma la richiesta è crescente. All’inizio di marzo Heidi esponeva alla fiera Fa’ la Cosa Giusta, a Milano, in maggio sarà a Berlino alla fiera del design. (e.m.)
(Fonte: Carta, n. 11, 13-19.3.2006)