
Notizie sulle imprese
FEBBRAIO 2006
Ritorniamo sul caso della EUROSHOES, il calzaturificio italiano di Dupnitza in Bulgaria, dove sono morte due donne, una stroncata da un ictus, l’altra da un infarto, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra (vedi Newsletter n. 3, 2006)
Le testimonianze delle dipendenti che hanno accettato di parlare con i giornalisti, raccolte nel sito dell’associazione Bulgaria-Italia, che dedica un link di approfondimento alla vicenda (http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news.asp?body=1586)), raccontano di condizioni lavoro insopportabili, con carichi di lavoro eccessivi, impianti di aspirazione non funzionanti, nessun diritto sindacale, e il caso di un’altra operaia trovata morta per la strada dopo essersi sentita male in fabbrica. L’Ispettorato del lavoro ha rilevato 20 violazioni della legge sul lavoro, fra cui straordinari illegali e non retribuiti, ferie non godute, nessuna indennità per lavoro in condizioni nocive, assenza di mascherine e impianti di aspirazione mal funzionanti. Il sindacato bulgaro KNSB riferisce di non aver potuto compiere un’ispezione alla Euroshoes perché la proprietà gli ha negato l’accesso agli impianti. La Euroshoes non è nuova a vicende come questa. Nel 2002, dodici dipendenti dello stabilimento di Babovdol erano state ricoverate con urgenza con sintomi da intossicazione dovuti all’utilizzo di colle e all’insufficiente aerazione. La Campagna Abiti Puliti sta raccogliendo informazioni sul caso. (e.m.)
(Fonte: Associazione Bulgaria-Italia)
Da ottobre le operaie della FILOSUD presidiano lo stabilimento di filati di Bazzano, alle porte dell’Aquila, per impedirne la chiusura e la rimozione dei macchinari (vedi Newsletter n. 2, 2005). Nonostante la nomina di un liquidatore, il proprietario Claudio Cortinovis, a bordo di un furgone, ha tentato nuovamente il 17 gennaio di portarsi via del materiale dai capannoni. Fermato dalle operaie, ha aggredito e picchiato la rappresentante sindacale e poi ha travolto la sua auto con il furgone. La donna è stata portata in ospedale. Il sindacato ha sporto denuncia ed è stata aperta un’inchiesta. (e.m.)
(Fonte: Carta, n. 4, 2006)
Dopo Nike, Levi’s, Puma e Timberland, ecco REEBOK. L’elenco si trova sul suo sito dell'azienda.
Le fabbriche censite sono 759 in 53 paesi. Accanto a noti paesi dell’estremo oriente, spiccano curiosamente i 72 fornitori statunitensi e i 23 canadesi. Anche in Europa Reebok conta un certo numero di terzisti: 21 in Portogallo, 18 in Spagna, 6 in Grecia, 2 in Italia (uno in Lombardia, l’altro in Piemonte), 2 in Germania, 2 in Bulgaria e qualche scampolo in altri paesi. Si prosegue fino alla nuova frontiera, con 6 fornitori in Russia e 2 in Turkmenistan.(e.m.)
NIKE ha citato in giudizio ADIDAS per violazione di brevetto. Entrambe usano il sistema di cuscinetti chiamato “a3”, protetto da 19 brevetti diversi, che grazie a dei pistoncini posti nella zona del tallone ammortizza l’impatto con il suolo durante la corsa. Nike accusa la rivale di avere copiato la sua tecnologia Shox nella produzione di una nuova linea di scarpe. Adidas si difende sostenendo che i cuscinetti “a3” sono sul mercato dal 2002, e quindi la querela sarebbe tardiva. La causa tradisce il nervosismo di Nike alle prese con un concorrente che, acquisita Reebok, potrebbe minacciare la sua supremazia. Ma una domanda sorge spontanea: quanta tecnologia serve mettere ai piedi per uscire a comprare il giornale? (e.m.)
(Fonte: Il Corriere della sera, 18.2.2006)
Sono otto le nazionali di calcio che NIKE vestirà dalla testa ai piedi: Brasile, Portogallo, Olanda, Stati Uniti, Corea del Sud, Messico, Australia, Croazia. Cinque le nazionali legate ad ADIDAS: Germania (con obbligo di indossare anche i suoi scarpini), Francia, Spagna, Argentina, Trinidad e Tobago. L’Italia ha un contratto con Puma, ma Nike, leader mondiale anche nel settore del calcio, spera di rafforzare la sua presenza nel nostro paese dove detiene, in questo comparto, una quota di mercato del 29%. Nel 1994 Nike fatturava con i prodotti per il calcio 40 milioni di dollari, oggi ne fattura 1,5 miliardi. Ma il calcio può anche non essere un buon affare: a Diego DELLA VALLE imprenditore marchigiano della calzatura, il controllo della Fiorentina è costato in meno di tre anni quasi 60 milioni di euro. (e.m.)
(Fonte: Il Sole 24 ore, 14/22.2.2006)
PUMA e la Clean Clothes Campaign tedesca hanno annunciato a metà febbraio l’avvio di un progetto pilota congiunto della durata di un anno con l’obiettivo di esaminare le condizioni di lavoro presso i fornitori di Puma e di perfezionare i sistemi di verifica dell’applicazione degli standard sociali. Verranno monitorati due fornitori di El Salvador con focus su: non discriminazione di genere, libertà di associazione e di contrattazione collettiva, retribuzioni e straordinari. In aggiunta ad ispezioni non annunciate, Puma e la CCC promuoveranno cicli di seminari e attività di formazione per i dipendenti per poterli inserire al meglio nei processi di attuazione degli standard, coadiuvati dall’organizzazione locale indipendente Grupo de Monitoreo Independiente de El Salvador (GMIES), che gode nel paese della fiducia dei lavoratori, e che si avvarrà a sua volta della collaborazione dell’organizzazione per i diritti delle donne ORMUSA. Aggiornamento: dal 2008 il progetto non è stato più rifinanziato da Puma e le iniziative preannunciate non hanno avuto più seguito. (e.m.)
(Fonte: Clean Clothes Campaign)
Il gruppo PRADA ha annunciato di aver ceduto JIL SANDER, marchio del lusso di Amburgo, a Change Capital Partners, fondo di private equity creato da Luc Vandevelde, ex presidente di Carrefour prima e di Marks & Spencer poi. Il prezzo pagato si aggirerebbe intorno ai 60 milioni di euro. (e.m.)
(Fonte: Il Sole 24 ore, 24.2.2006)


