
NEWSLETTER n. 26 (dicembre 2008)
RAPPORTO OIL “GLOBAL WAGE REPORT 2008/09”: CRESCE LA DISUGUAGLIANZA SALARIALE E NON SI RIDUCONO LE DIFFERENZE DI GENERE
In un rapporto pubblicato il 25 novembre (Global Wage Report 2008/09), l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) stima che la crisi economica globale porterà nel 2009 tagli salariali per milioni di lavoratori in tutto il mondo. Sulla base degli ultimi dati del FMI, la previsione dell’OIL è che la crescita globale dei salari reali raggiungerà al massimo l’1,1% nel 2009, rispetto all’1,7% del 2008, ma in un gran numero di paesi, anche delle principali economie, si registrerà una diminuzione. Nel complesso, la crescita dei salari nei paesi industrializzati dovrebbe scendere da +0,8% del 2008 a –0,5% del 2009. E questo dopo un decennio durante il quale i salari non hanno tenuto il passo con la crescita economica.
(Fonte : www.rassegna.it; Sangheon Lee, “Wage growth still weak in Asia Pacific”, Bangkok Post, Dec. 1, 2008)
Leggi la sintesi del rapporto in italiano
CONTINUANO GLI ARRESTI DI ATTIVISTI E DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI E SINDACALI NELLE FILIPPINE
Dopo l’arresto dell’avvocato del lavoro Remigio Saladero, del quale abbiamo riferito nella newsletter n. 5 (2008), altri 71 attivisti filippini per i diritti umani e sindacali sono stati colpiti da mandati di arresto, sei dei quali già eseguiti. Per tutti l’accusa è di omicidio e di tentato omicidio in relazione a un presunto tentativo di insurrezione armata avvenuto nella provincia di Mindoro nel marzo 2006. L’accusa si basa sulla testimonianza assai dubbia di un’unica persona le cui dichiarazioni non sono state verificate. Fra le persone che rischiano il carcere ci sono 15 leader sindacali delle zone franche, aderenti a diverse organizzazioni, come il Workers’ Assistance Center di Cavite (partner della Clean Clothes Campaign


), le organizzazioni sindacali dei trasporti, le rappresentanze sindacali di Nestlé, Toyota e Honda. Il governo di Gloria Arroyo è da tempo al centro di critiche internazionali per le centinaia di esecuzioni extragiudiziarie e sparizioni di oppositori politici, giornalisti, avvocati e religiosi perpetrate dalle forze armate e di polizia. Recentemente la strategia repressiva è cambiata e mentre diminuiscono le uccisioni mirate, aumentano gli arresti indiscriminati sulla base di false accuse. Il governo ha respinto l’invio di una delegazione ufficiale dell’Organizzazione Internazionale del lavoro incaricata di svolgere indagini sugli omicidi di sindacalisti e la violazione della libertà sindacale nel paese. Dietro la decisione del governo c’è la ferma opposizione delle associazioni padronali, che rappresentano aziende come Nestlé, Toyota e Honda fra le altre, che da anni attuano una politica repressiva nei confronti delle rappresentanze sindacali democraticamente elette.
Scrivi alla presidente delle Filippine Gloria Arroyo e alla Confederazione degli Imprenditori delle Filippine (ECOP) per chiedere la fine delle intimidazioni e degli arresti e l’autorizzazione all’indagine richiesta dall’OIL. Scrivi nell’oggetto: Stop persecution of labour and human rights activists (http://www.cleanclothes.org/urgent/08-12-17.htm#action).
IL TRIBUNALE DEL LAVORO DI BANGKOK CONFERMA IL LICENZIAMENTO DI JITRA KOTSHADEJ
Il 27 novembre il tribunale del lavoro di Bangkok ha dato ragione alla Body Fashion Thailand (BFT), filiale della multinazionale svizzera dell’intimo Triumph International, che aveva licenziato la presidentessa del sindacato aziendale, Jitra Kotshadej, per essere apparsa il 29 luglio scorso in un programma televisivo sostenendo il diritto dei cittadini thailandesi ad opporsi all’abuso del reato di “lesa maestà”, per esempio il rifiuto di alzarsi in piedi quando viene suonato l’inno reale, utilizzato per reprimere il dissenso politico. Dopo 45 giorni di sciopero i lavoratori della BFT hanno dovuto riprendere il lavoro accettando la sentenza che avrebbe emesso il tribunale, ma malgrado gli accordi, non sono riusciti a evitare le ritorsioni: ai più attivi è stata ridotta la quantità di lavoro, subiscono molestie e non hanno più diritto ai permessi. Wanphen Wongsombat, la leader sindacale che all’inizio di ottobre aveva incontrato i vertici della Triumph International in Svizzera, senza per altro riuscire a scuoterli dall’immobilismo rispetto alla gravità della violazione di un diritto fondamentale come quello della libertà di espressione, ha ricevuto minacce telefoniche da sconosciuti. Resta in forse l’accordo strappato alla direzione della BFT per mettere in piedi una commissione con il compito di verificare i comportamenti antisindacali e i tentativi di corruzione denunciati dal sindacato nei giorni dello sciopero dei lavoratori. Il sindacato chiede che della commissione facciano parte rappresentanti della casa madre e del consiglio di fabbrica della sede tedesca.
Scrivi a Triumph International per chiederle di tener fede al proprio codice








di condotta, di attivarsi contro gli abusi e le discriminazioni, di aderire alla commissione allargando il suo mandato all’esame dei comportamenti antisindacali dopo la fine dello sciopero dell’estate scorsa.
Scrivi nell’oggetto: Implement Triumph code of conduct in BTF outstanding labour issues
(http://www.cleanclothes.org/urgent/08-11-06.htm)
CASO CHEA VICHEA: SCARCERATI I PRESUNTI KILLER IN ATTESA DI NUOVE INDAGINI
La Corte suprema della Cambogia ha scarcerato il 31 dicembre due persone condannate per l’assassinio di Chea Vichea, presidente del sindacato cambogiano FTUWKC e oppositore politico, avvenuto nel gennaio 2004. La condanna, giunta al termine di un procedimento sbrigativo e fondato su prove inconsistenti, aveva suscitato il biasimo della comunità internazionale che ha continuato a chiedere la revisione del processo (vedi Newsletter n. 2, 4, 2007). La corte ha ordinato nuove indagini e un nuovo processo per i due presunti assassini che hanno già scontato 4 anni dei 20 inflitti loro con la prima sentenza. Chea Vichea era conosciuto per il suo impegno nell’organizzazione dei lavoratori dell’abbigliamento e per la sua attività di denuncia della corruzione politica e della violazione dei diritti umani nel suo paese (Fonte: www.labourstart.org).
Il LIBRO “UNITED BUSINESS OF BENETTON” IN VERSIONE INTEGRALE SUL NOSTRO SITO
Il libro di Pericle Camuffo, United business of Benetton : sviluppo insostenibile dal Veneto alla Patagonia (Stampa Alternativa, 2008) che abbiamo recensito nella Newsletter n. 5 (2008) è scaricabile in versione integrale dal nostro sito nella sezione “Documenti”. Ringraziamo l’autore e l’editore che hanno autorizzato la diffusione in “copyleft”. Ma se volete sostenere questa iniziativa editoriale, potete acquistarne una copia in libreria o rivolgendovi all’editore.
Scarica il testo integrale
SCUOLA DI SARTORIA PER LE RAGAZZE DI DAKAR, PROGETTO DELL’ASSOCIAZIONE ITALO-SENEGALESE SUNUGAL (di Manuel Antonini di Sunugal)
Da dieci anni l’associazione italo-senegalese Sunugal ha avviato a Dakar un progetto alternativo di sartoria ed educazione: il Centre Socio-Culturel de Formation en Coupe et Couture. Divenuto ufficiale solo recentemente, il centro formativo costituisce un punto di riferimento culturale e professionale della zona, offrendo alle ragazze (attualmente 130 allieve) un percorso educativo triennale dove imparare un mestiere (sartoria e stilismo) e acquisire una formazione culturale necessaria per avviare poi un cammino autonomo di professione e di vita. Il centro, infatti, non si limita ad insegnare le diverse tecniche sartoriali, ma prevede lezioni di francese, inglese, igiene, gestione e altre materie utili per affrontare la realtà di Dakar. Attività che, unite all’inserimento delle allieve presso una rete di micro-imprese, generano impiego femminile lottando contro l’emigrazione e la prostituzione, spesso uniche alternative per le ragazze più povere. Il progetto di Sunugal, gestito interamente da personale locale, non è solo formazione quindi, ma anche un’imprenditoria sociale attenta a fare attori nella lotta alla povertà la comunità della zona. La produzione di abiti da parte delle allieve, infatti, è valorizzata attraverso sfilate e la vendita nelle occasioni di festa. Un’attività che cerca di contribuire a una certa autonomia del centro, il quale si fa carico del finanziamento delle spese annuali (circa 100€) per quelle allieve che provengono da famiglie in difficoltà. Il centro attualmente si trova ad affrontare una sfida importante: i finanziamenti sporadici delle amministrazioni locali non permettono infatti la restaurazione delle strutture logorate dall’usura del tempo e la totale copertura dei costi organizzativi. L’ambizione del centro, inoltre, è quello di trasformarsi in un vero e proprio laboratorio stilistico dove produrre abiti da commerciare anche nel mercato italiano attraverso i lavori delle allieve. Sfide che chiunque può contribuire a vincere sostenendo il nostro progetto e le giovani ragazze a costruirsi un futuro lontano dalla prostituzione e dalla povertà.
Per donare: SUNUGAL Associazione socio-culturale, Banca Popolare di Bergamo – Filiale di P.le Zavattari (Milano), IBAN IT 54MO 5428 0162 0000 0000 0163 0
MODA E PELLICCE: CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO CONTRO MAX MARA E DI PRESSIONE NEI CONFRONTI DEGLI IPERMERCATI
Da alcuni anni è in atto una campagna internazionale che si propone di ottenere da marchi e stilisti una dichiarazione di impegno a non utilizzare più le pellicce per i propri capi, risparmiando così la vita ad alcune decine di milioni di animali ogni anno. In Italia le associazioni animaliste sono riuscite a ottenere l’impegno di La Rinascente, Upim, Coin, Oviesse a vendere solo prodotti senza pelo animale (nel caso del gruppo Coin in modo progressivo entro il 2011). In seguito anche marchi come Stefanel, Miss Sixty, Diesel, Belstaff hanno aderito alla scelta “fur-free” per le prossime collezioni. Alcune campagne internazionali coordinate dal Global Network Against the Fur Industry hanno strappato una dichiarazione di impegno a marchi molto popolari come Zara e Guess. In autunno è partita la campagna di boicottaggio internazionale contro il gruppo Max Mara, che non si ancora pronunciato circa le sue intenzioni.
Vai sul sito, fai copia e incolla del testo che trovi in fondo alla pagina e spediscilo per email agli indirizzi indicati: http://www.maxmaracampaign.net/campagna-mmfg.html
Anche negli ipermercati sono in vendita prodotti derivanti dall’uccisione e lo scuoiamento di animali. Si tratta di colletti e inserti di vero pelo cuciti nelle giacche, venduti a un prezzo irrisorio al punto che sono in molti a credere che siano di pelo finto. La campagna AIP (Attacca l’Industria della Pelliccia) ha lanciato la campagna “Fuori le pellicce dagli ipermercati” con la quale ha ottenuto una dichiarazione di impegno per una politica “fur-free” dal Gruppo Carrefour Italia e dal Gruppo Pam, mentre Ipercoop già da un paio di anni la attua. La dirigenza di Bennet, Il Gigante, Auchan e Gruppo UNI non hanno ancora risposto.
Vai sul sito, fai copia e incolla del testo che trovi in fondo alla pagina e spediscilo per email agli indirizzi indicati: http://www.campagnaaip.net/campagna-ipermercati.html
Le voci che circolano da tempo hanno ottenuto conferma ufficiale, BENETTON cerca oro in Argentina, nella Cordigliera di Iglesias, provincia di San Juan, al confine con il Cile. Lo fa investendo 500 mila dollari in esplorazioni attraverso Minera Sud Argentina, di cui possiede una quota vicina al 60% attraverso Compañia de Tierras. Le prospezioni aurifere, alle quali si dedica anche Bill Gates, sono l’ultima frontiera dello sfruttamento ambientale, oltre tutto aggravato dall’uso di cianuro, dei territori della Patagonia argentina.
Il sindacato canadese UNITE HERE ha lanciato l’11 dicembre una campagna di pressione verso ZARA Canada accusata di ostacolare l’adesione al sindacato nei propri negozi attraverso il licenziamento o il declassamento degli elementi più attivi e la convocazione di incontri fra i dipendenti per dissuaderli dall’esercitare i propri diritti. UNITE HERE accusa inoltre REEBOK, licenziataria esclusiva per l’abbigliamento e gli accessori della Lega nazionale di hockey (lo sport nazionale canadese), di aver chiuso, a partire dal 2002, 5 fabbriche in Canada per delocalizzare la produzione in Cina e in alcuni altri paesi licenziando 600 persone. Nella migliore tradizione anglosassone, il sindacato canadese, che organizza i lavoratori del tessile-abbigliamento, alberghi e ristorazione, ha aperto sul proprio sito uno spazio per inviare lettere di protesta a Reebok e Zara.
NIKE, Starbucks, LEVI’S, Sun Microsystems e TIMBERLAND hanno chiesto al Congresso americano iniziative forti e immediate nel campo della lotta ai cambiamenti climatici e a favore delle fonti energetiche rinnovabili. Le cinque multinazionali hanno costituito, insieme alla coalizione di investitori socialmente responsabili Ceres, un gruppo di pressione chiamato Business for Innovative Climate and Energy Policy (BICEP) il quale propone l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 25%, rispetto al 1990, entro il 2020 e dell’80% entro il 2050.
Il gruppo francese della grande distribuzione CARREFOUR è stato condannato dalla Corte d’appello di Parigi al pagamento di una multa di 750 mila euro per pubblicità menzognera. La condanna conferma il giudizio emesso dal tribunale di prima istanza nel giugno 2007, mentre la sanzione è stata dimezzata. Carrefour era stata denunciata dall’associazione dei consumatori UFC-Que Choisir in riferimento ad alcuni dépliant distribuiti dalla compagnia a livello nazionale, tra il 2003 e il 2005, che pubblicizzavano alcuni prodotti a prezzi particolarmente vantaggiosi, che però erano disponibili in quantità esigue o, nella realtà, non corrispondevano al prezzo o alle caratteristiche pubblicizzate.
WAL-MART ha patteggiato negli Stati Uniti la chiusura di una class action, accettando di pagare 54,3 milioni di dollari per risarcire circa centomila suoi dipendenti ed ex dipendenti, ai quali, dal 1998 al 2008, è stata negata la pausa pranzo e quella intermedia di dieci minuti.
MATTEL e la sua controllata Fisher-Price hanno patteggiato con 39 Stati Usa il pagamento di 12 milioni di dollari per chiudere la causa che le vedeva accusate di aver venduto giocattoli contenenti livelli pericolosi di piombo. Il patteggiamento chiude un’indagine durata quindici mesi, avviata dopo i massicci richiami di giocattoli di produzione cinese, che tra l’agosto e l’ottobre 2007 portarono, negli Stati Uniti, al ritiro di circa due milioni di articoli di Mattel e Fisher-Price. I giocattoli ritirati da Mattel a livello mondiale, perché contenevano piombo o piccole calamite che potevano staccarsi ed essere ingerite, furono circa 18 milioni.
(Fonti: Il Sole 24 ore, 11.12.2008; RSI News, vari numeri nov./dic. 2008; www.yabasta.it; http://unitehere.ca)
(a cura di Ersilia Monti, Deborah Lucchetti, Claudio Brocanelli; con il contributo di Manuel Antonini di Sunugal)


